La questione morale e le “scimmie assassine”: l’arbitraria divisione tra onesti e disonesti

Congo, film tratto dall’omonimo romanzo di Michael Crichton, racconta di una spedizione americana che si reca in Congo alla ricerca di una città perduta piena di diamanti, a guardia dei quali vennero messe delle scimmie addestrate e rese aggressive contro chiunque si avvicinasse alle miniere.

Ebbene, queste scimmie, ribattezzate per l’appunto scimmie assassine, divenute aggressive sfuggirono dal controllo degli “istruttori” e sterminarono l’intera tribù. Questa metafora ben si applica alla sinistra italiana degli ultimi trent’anni, quella sinistra comunista che, vistasi negare l’accesso al governo in seguito al rapimento e all’assassinio di Aldo Moro nel 1978, negli anni Ottanta, su iniziativa dell’allora segretario Enrico Berlinguer, basò la sua politica sulla questione morale. In soldoni, i comunisti raccontarono di un’Italia divisa tra onesti (loro) e disonesti (tutti gli altri) e purtroppo in tanti ci credettero.

E con il golpe di mani pulite di inizio anni Novanta, si è accentuata questa concezione totalitaria che vede l’Italia divisa in due, non tra rappresentanti di diversi e legittimi interessi, ma tra onesti, che dovrebbero governare sempre, e disonesti, che non dovrebbero governare mai né fare opposizione, ma solo stare in galera, non potendosi applicare la pena di morte. Il tutto, in un clima d’odio alimentato ad arte dal connubio tra toghe politicizzate e stampa di sinistra, con i cronisti di giudiziaria che si sono costruiti una carriera prostituendosi ai pubblici ministeri.

Gli “onesti”, ossia comunisti e grillini, dal canto loro, si sono prostituiti ai cascami del Partito d’Azione raccolto attorno a Repubblica, al partito dei magistrati e alla sua Pravda (Il Fatto Quotidiano) e al gotha dei salotti buoni della finanza e della grande industria protetta dalla politica e proprietaria dei grandi quotidiani (Corriere e Stampa). Queste élites hanno elaborato un piano volto a controllare il paese attraverso organi dello Stato come la magistratura e la burocrazia apicale (alti dirigenti e commis di Stato) in teoria neutrali, ma in pratica complici di un golpe permanente consistente nel neutralizzare il voto degli italiani mediante la demonizzazione mediatica prima e la condanna penale poi, di chi, come Berlusconi, Formigoni o qualsiasi governo di centrodestra, osi sfidarle.

Date queste premesse, nessun governo di pacificazione è pensabile. Chi, come Luciano Violante, appare possibilista su un rinvio della decadenza di Berlusconi viene aggredito e innaffiato da rappresentanti del popolo della sinistra. Intellettuali radical chic criminali (ma questa non è una novità), uniti alla sinistra politica e a una borghesia pavida e parassitaria, hanno voluto affidarsi alle toghe politicizzate per il loro progetto egemonico. Purtroppo, non hanno fatto i conti con il popolo di scimmie assassine da loro cresciuto e alimentato, la cui sete di sangue può essere placata solo con la morte (non solo politica) del Cavaliere. E se il paese va a fondo, pazienza.

(La Voce di Romagna, 11/9/2013)

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