Anime belle? Miopi e stupide

La crisi siriana è soltanto l’ennesimo e forse più cruento conflitto del ginepraio mediorientale. Un ginepraio inestricabile formato da un coacervo di guerre civili davanti alle quali l’Occidente e il resto del mondo stanno assistendo impotenti.

Le anime belle che plaudirono alle rivoluzioni in Nord Africa e che oggi si sentono deluse e sgomente di fronte all’evoluzione violenta di quei fatti non fanno che confermare la propria miopia e la propria stupidità. Chi inneggiò alle rivoluzioni islamiche paragonandole a quanto accadde nei paesi dell’Europa orientale alla fine degli anni Ottanta non ha ben chiara la differenza tra l’implosione di un regime come fu il crollo dei regimi comunisti, e i fenomeni rivoluzionari, che sfociano sempre nella violenza da parte di chi prende il potere in nome del popolo per poi soggiogarlo.

E fra chi abbracciò la causa di queste rivoluzioni c’era, in prima fila, il presidente americano premio Nobel per la pace Barack Obama, che anche in quella circostanza non perse l’occasione di mostrare la propria incapacità di valutare i fatti e le conseguenze da essi prodotti. In molti vedono nella debolezza americana la causa dell’attuale instabilità mediorientale, altri pensano che con la crisi finanziaria le democrazie occidentali hanno di che preoccuparsi in casa propria e di risorse da impiegare in teatri bellici ne hanno sempre meno.

Ma l’inconsistenza e l’incapacità di Obama e i guai interni delle democrazie non bastano a spiegare l’empasse dell’Occidente davanti a quanto sta accadendo in Medio Oriente negli ultimi due anni. La verità è che intervenire in una guerra civile con gli strumenti della guerra convenzionale è sempre difficile, soprattutto in un conflitto tra cattivi e pessimi come quello siriano in cui è pressoché impossibile individuare chi è cattivo e chi è pessimo. La guerra è sempre stata fatta tra nazioni confinanti per conquistare porzioni di territorio contigue, e come tali possibili da difendere una volta conquistate. Nel Novecento, invece, gli Stati Uniti hanno inaugurato le guerre lontane da casa senza fini di conquista, ma con lo scopo di “portare il bene”, come nella Grande Guerra o per difendere il mondo libero dal (vero) male, come quello hitleriano nella seconda guerra mondiale, o come quello comunista durante la guerra fredda, vinta senza sparare un colpo. Almeno così si dice, perché in Corea si sparò, come pure nel Vietnam dove l’America le buscò pure.

E se in Vietnam persero, oggi in Iraq e (soprattutto) in Afghanistan gli Stati Uniti sono in grosse difficoltà. Ma per lo meno, nei casi citati c’erano dei cattivi, fossero essi i nazisti, i comunisti o i talebani, ma oggi, alle difficoltà della guerra lontano da casa si somma la vaghezza degli obiettivi. Perché si dovrebbe intervenire militarmente in Siria? Per ottenere cosa? E anche in caso di non intervento, le minacce a vuoto farebbero dell’America un paese debole come mai lo è stato, con buona pace di Obama e dei suoi adulatori da salotto.

 

(La Voce di Romagna, 4/9/2013)

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