Perché la politica italiana non è più governata da “anime elette”

La nostra Costituzione, la più bella del mondo, recita che la sovranità risiede nel Parlamento, nel quale siedono gli eletti dal popolo. Governo e Presidente del Consiglio devono avere la fiducia del Parlamento, che in seduta comune elegge anche il Presidente della Repubblica, seppure con l’aggiunta di tre delegati per ogni Regione (uno solo la Valle d’Aosta).

Ebbene, se andiamo a fare una rapida e superficiale radiografia dei sei principali partiti che siedono in Parlamento, notiamo che hanno tutte leadership che siedono fuori dal Parlamento. Il Pd da oltre 20 anni è eterodiretto dal partito di Repubblica, il Movimento 5 Stelle è eterodiretto da Beppe Grillo e Casaleggio, entrambi non parlamentari, la Lega ha come segretario il non parlamentare Maroni, e lo stesso dicasi di Sel con Vendola, mentre Monti è senatore a vita e perciò non eletto ed è un prodotto di laboratorio politico frutto dell’influenza delle élite finanziarie italiane ed europee e delle manovre di palazzo orchestrate dal Presidente della Repubblica Napolitano.

L’unico eletto che resiste è Silvio Berlusconi, che però sta per essere cacciato dal Senato dal partito dei magistrati, anch’esso composto da non eletti. Insomma, il Parlamento, luogo deputato a rappresentare la c.d. volontà popolare è di fatto destituito di ogni sovranità. Non conta nulla e le decisioni vengono prese da chi, secondo la costituzione più bella del mondo, non dovrebbe farlo. A cominciare da una magistratura politicamente orientata, per finire al Presidente della Repubblica, che ha da tempo esondato i limiti che la Costituzione ha posto al suo agire. Ma ciò è non è dovuto a comportamenti golpisti di Napolitano, ma a un Parlamento ormai incapace di decidere che lo ha implorato di restare al Quirinale altri sette anni. E anche in politica, si sa, vige il principio secondo cui il potere non ammette vuoti e qualcuno deve comandare.

Non c’è da sorprendersi, perciò, che si vada avanti con decretazioni d’urgenza emanate da un esecutivo che la Costituzione più bella del mondo ha privato di ogni potere in un contesto ordinario, ma è costretto a decidere in un clima di emergenza continua, mentre il Parlamento è ridotto a una funzione di mera ratifica dei decreti in questione, perché in Italia, anche il più insignificante provvedimento del governo necessita della ratifica parlamentare. Almeno i sindaci possono, nell’ambito della loro competenza, emanare delibere immediatamente esecutive. Si aggiunga, poi, che il nostro è un sistema a bicameralismo perfetto, ossia ha due camere che fanno le stesse cose, cosa che abbiamo in comune con il solo Camerun, il che dovrebbe farci riflettere.

Insomma, una Costituzione che non funziona e perciò va cambiata. Peccato che proprio i poteri forti e la sinistra ne siano i più strenui difensori, coadiuvati dai protagonisti dell’anti-politica (Grillo & soci) che alla fin fine si battono sempre per dare più potere allo Stato, ai giudici e impedire che le cose cambino, se non in peggio.

 

(La Voce di Romagna, 30/8/2013)

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