Nostalgia canaglia

Da un sondaggio dell’Espresso emerge che un elettore su due del Pd ha nostalgia del Pci, e se si va a sondare anche il popolo di Sel e del Movimento 5 Stelle i nostalgici aumenterebbero.

Del resto, il Pd è decisamente meno illiberale della sua base (lo stesso dicasi per il Pdl), ma ciò non toglie che a “creare” quell’elettorato sia stato proprio il vecchio Pci. Un elettorato fedele e inquadrato, formato da militanti ligi alle direttive di un partito – il Pci, per l’appunto – che ha dato loro un ideale a cui credere e a cui votarsi. Un ideale, quello marxista, facile da capire, perché fa a fette la complessità del mondo contemporaneo inventando uno scenario binario in cui c’è un buono, il proletario lavoratore sfruttato, e un cattivo, il padrone sfruttatore proprietario, causa di tutti i mali del mondo, eliminato il quale si aprono le porte del Paradiso in terra in cui tutti gli uomini sono liberi e, soprattutto, uguali.

Sì, quella tensione verso l’uguaglianza che appaga l’invidia che si annida nel cuore dei mediocri e di chi sente il bisogno di dare un senso alla propria vita sentendosi parte di un gregge che pascola al suono di slogan che eccitano le sue passioni e al canto di un’ideologia che inventi un nemico contro cui indirizzare il proprio odio. Senza capire che, come diceva Montaigne: “chiunque si propone di tagliar via soltanto quello che lo fa soffrire, rimane a mezza strada, poiché il bene non succede necessariamente al male; un altro male può succedere ad esso, e peggiore”.

Purtroppo, gli italiani si sono trovati nella modernità in un batter d’occhio. Nemmeno il tempo di dismettere gli abiti (mentali) dell’epoca contadina per indossare quelli più consoni a una società moderna e post-industriale. La logica della società aperta non è penetrata nel nostro sentire comune e la necessità di appartenere a qualche clan o consorteria ha accompagnato il nostro sviluppo e la nostalgia per quei tempi è più viva che mai. E fra le consorterie che hanno fatto la storia dell’Italia repubblicana ci sono senz’altro i partiti e in mezzo a questi, come nella Fattoria degli Animali di Orwell c’era un maiale (pardòn, un partito) più uguale di altri, un partito più partito di tutti, ossia il Pci, partito-Chiesa, che ha fatto da madre e da padre ai suoi figli, militanti devoti. Ha dato loro una missione da compiere in un avvenire imprecisato in cui splenderà il sole, un avvenire tanto più agognato quanto più si allontanava nel tempo e dalla realtà.

Del resto, alla richiesta di dare una rappresentazione anche solo sommaria del futuro paradiso dei lavoratori, Marx rispondeva furbescamente che questa era una domanda ispirata a una logica borghese e perciò non meritava risposta. Passando però dalla poesia alla prosa, si è visto che il socialismo reale era solo un concentrato di miseria e violenza, ma come Peppone in Compagno Don Camillo, il popolo comunista ha preferito credere nel comunismo che gli raccontava il partito. E di cui ha ancora tanta nostalgia.

 

(La Voce di Romagna, 5/8/2013)

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