Berlusconi condannato: la vittoria del regime

Con tutti i suoi difetti, Silvio Berlusconi ha rappresentato l’unico elemento vitale della politica italiana degli ultimi 40 anni. Purtroppo, gli zombie, i morti viventi dello stato italiano (politici di professione, magistrati, burocrati,ecc.) l’hanno dapprima addentato, facendolo diventare uno di loro giorno dopo giorno, e con la sentenza di giovedì hanno cominciato a divorarselo, perché conservava ancora, nonostante tutto, un filo di vitalità che lo rendeva diverso da loro.

Le immagini televisive che lo ritraggono testimoniano, oltre al passare del tempo, il logorio di un uomo consumato da mille battaglie contro uno Stato e un capitalismo ad esso contiguo che in questi vent’anni hanno eretto un muro invalicabile in difesa dei propri privilegi. Quel capitalismo formato da grandi banchieri (a proposito, chi spera che saltino fuori altarini di Mps si metta il cuore in pace, l’opera di insabbiamento è già in atto) e grandi gruppi industriali, i c.d. salotti buoni del capitalismo italiano, che hanno in mano le quote di proprietà dei grandi quotidiani e che fanno i loro bravi affari al riparo da qualsiasi inchiesta.

Certo, Berlusconi ci ha messo tanto del suo. Non è persona adatta a governare un paese, un po’ malandrino lo è, ed è del tutto privo del senso della cosa pubblica. Emblematico fu l’invito di un personaggio assai discutibile come Patrizia D’Addario in casa propria senza nemmeno informarsi del suo passato, perché tanto, in casa sua Berlusconi “invita chi gli pare”. Senza capire, invece, che un uomo di potere dalle cui sorti dipendono le sorti di un paese non ha una “casa propria”; per lui non esiste una scissione, nemmeno ideale, tra personaggio pubblico e privato, ma si è personaggi pubblici sempre e ricattabili ovunque e da chiunque e perciò è sempre bene sapere in anticipo chi si incontra. E poi, affidarsi in toto al contatto con il popolo non è mai un buon affare, perché l’umore popolare è di per sé volubile, tanto più in un momento duro come questo in cui le condizioni economiche difficili fanno il paio con comportamenti deplorevoli di una classe politica ormai squalificata agli occhi dell’opinione pubblica.

Detto questo, però, un paese non può andare avanti con una magistratura politicizzata formata da pm che, in pieno delirio di onnipotenza, trasformano le loro indagini in show mediatici con l’imputato ridotto a mostro sbattuto in prima pagina per mesi, al fine di infangarne l’immagine a tal punto da renderne di fatto impossibile l’assoluzione.

Il tutto, con un popolino che, restio ad accettare la triste verità che lo Stato non lo può sollevare da ogni difficoltà, confida che possa tornare il Bengodi del recente passato grazie all’azione di magistrati senza macchia e senza paura, la cui pericolosità sta proprio nel sentirsi investiti di quest’aura salvifica, in nome della quale hanno trasformato l’Italia in uno stato di polizia a cui mancano soltanto i gulag per essere in tutto e per tutto uguale alla “gloriosa” Unione Sovietica.

 

(La Voce di Romagna, 3/8/2013)

Annunci
  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: