La Notte Rosa è come la cotoletta di Cevoli

Come ogni anno, al primo weekend di luglio, in Romagna si celebra la Notte Rosa, ossia il Capodanno dell’Estate. Cos’è la Notte Rosa? Al di là dei concerti che fanno da sfondo all’evento, la si potrebbe definire un nulla ammantato di rosa.

Piade rosa, bomboloni rosa, palloncini rosa, persone vestite di rosa. Insomma, la normalità colorata di rosa. Sai che trovata! Che trovata, eccome, perché proprio qui sta il genio romagnolo: inventare un evento di richiamo nazionale partendo da un’idea in fondo banale come è appunto la normalità colorata di rosa. Il genio sta tutto nella capacità promozionale dell’evento e in tutto ciò che gli si è costruito attorno. Mi viene in mente uno sketch di Paolo Cevoli, quando raccontava delle cotolette che si servivano nella sua pensione di famiglia: carne poca e panatura in abbondanza. La Notte Rosa è un po’ tutto questo: sostanza poca, ma confezionata magistralmente. E qui c’è tutta la capacità romagnola di fare business, perché sempre come dice Paolo Cevoli (ma non solo), l’importante è vendere.

E in un paese come l’Italia che si piange addosso perché i suoi prodotti di qualità inimitabile non riescono a penetrare i mercati esteri, ciò che accade in Romagna in queste due notti deve servire da lezione. Purtroppo, l’ignoranza economica di cui è permeata la cultura italiana fa sì che le attività commerciali, e segnatamente quelle inerenti la vendita, siano giudicate con disprezzo. Sì, perché nel venditore si identifica solo e unicamente “quello che ti vuole fregare”, un contaballe che pur di far soldi venderebbe la propria madre. Intendiamoci, il venditore è anche quello, ma senza di lui sarebbe impossibile espandere i mercati e mettere in contatto produttori e consumatori distanti nello spazio. In Italia ci lamentiamo perché il marchio Mc Donald’s è conosciuto in tutto il mondo, mentre i nostri prodotti, di qualità molto più elevata, non sono conosciuti all’estero. Di questo diamo la colpa alle carenze delle legislazioni altrui su etichettature e marchi. Giusto, ma ciò non basta a giustificare le nostre difficoltà. Pensare che una volta fabbricato un prodotto di qualità il più sia fatto è un grave errore: occorre far conoscere ciò che si produce. Pubblicità e comunicazione non sono l’anticamera della frode.

Del resto, la riviera romagnola è diventata quel che è diventata, pur partendo da condizioni naturali più svantaggiate rispetto ad altre zone costiere d’Italia, toccate da paesaggi da sogno e specchi di mare assai più invitanti. Discoteche, divertimenti per giovani e famiglie, ospitalità: tutto prodotto di ingegno e capacità imprenditoriale, come nel caso della Notte Rosa.

Certo, il modello turistico che tanto ha dato alla Romagna batte in testa da tempo e occorre rinnovarsi. Pur in un certo rilassamento tipico delle aree di successo, le risorse umane per ripartire non mancano, come non manca, purtroppo, lo stato italiano con le sue tasse la sua burocrazia opprimente. E quello è il vero nemico da battere.

 

(La Voce di Romagna, 6/7/2013)

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