Da Bersani a certe toghe, un’ Italia allo sbando

Le manfrine che in questi giorni stanno accompagnando la formazione del nuovo governo testimoniano lo sfascio di istituzioni da tempo non più adatte per governare il paese.

Si pensi solo al fatto che le Camere verranno convocate a distanza di tre settimane dall’esito elettorale: bizantinismi giustificabili in tempi antichi in cui raggiungere luoghi distanti occorrevano settimane. E ai bizantinismi del nostro sistema istituzionale si vanno ad aggiungere quelli dei nostri politici, tra i quali svetta per irresponsabilità Pierluigi Bersani, che nonostante abbia detto in campagna elettorale che se anche avesse avuto il 51% dei voti avrebbe governato come se avesse preso il 49%, continua a corteggiare il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che di fargli da stampella non ne vuole sapere, pur di non fare governi di larghe intese con il centrodestra. Piuttosto, sarebbe disposto a tornare subito alle urne, fregandosene delle reazioni dei mercati, alle quali era assai attento quando al governo c’era il Cavaliere.

Insomma, a Bersani l’insuccesso elettorale ha dato alla testa e a una campagna elettorale fallimentare sta facendo seguire un dopo voto delirante, imperniato sul rifiuto di un governo con il centrodestra, perché lì elettorato del Pd non lo vuole. Del resto, di che stupirsi; per due decenni i post-comunisti hanno educato all’odio verso Berlusconi i propri elettori e i propri militanti e un’alleanza post-elettorale con Berlusconi rischierebbe di provocare in questi ultimi un’autentica ribellione.

E come se non bastasse questo bailamme allestito da Pd e grillini, ecco puntuale l’intervento della magistratura. La condanna a un anno di Silvio Berlusconi per violazione del segreto istruttorio, dopo che questo è stato violato impunemente per 20 anni dalle procure di mezza Italia, ripropone drammaticamente il problema principale attorno a cui ruotano i mali della politica italiana: la magistratura che fa politica, invece di far rispettare la giustizia. La persecuzione giudiziaria nei confronti di Silvio Berlusconi è un fatto palese, che però trova un terreno di legittimazione in un’opinione pubblica divisa tra i faziosi, che in nome della verità di partito negano l’evidenza di una persecuzione giudiziaria ai danni di Berlusconi, e gli indifferenti, che pur riconoscendo la cosa, l’hanno pigramente accettata come un male necessario con cui convivere.

Ma gli uni e gli altri sono lo specchio di un’Italia corrotta nel profondo dell’anima. Quella che accetta che un magistrato possa togliere arbitrariamente la libertà a una persona sulla base delle proprie simpatie politiche e ideologiche è un’opinione pubblica che non può che favorire l’avvento al potere di una classe politica di ladroni. Certo, un’opinione pubblica esasperata dalle conseguenze di una crisi severa e dolorosa che rende le ruberie dei politici ancor più intollerabili. Ma non fino al punto da giustificare il proprio consenso allo stupro del diritto che si sta consumando nel paese.

 

(La Voce di Romagna, 11/3/2013)

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