Emilia-Romagna: Pd e Grillo, le sinistre l’un l’altra armate

Raffrontando i dati delle politiche 2008 a quelli di lunedì 25 febbraio, si può notare come in Emilia-Romagna l’exploit del Movimento 5 Stelle abbia eroso consensi un po’ a tutti i partiti, raggiungendo un 24,6% alla Camera e un 23,08% al Senato.

Già nel 2008, la coalizione Pd-Idv era sotto il 50% (49,95%), contro il 36,36% del centrodestra, mentre il centro senza Monti e Fli, e con la sola Udc era al 4,27%. In Senato le differenze erano quasi nulle: centrosinistra al 49,41%, centrodestra 36,56% e Udc al 4,6%. Oggi abbiamo Pd-Sel con un 40,2% alla Camera e un 42,13% al Senato, centrodestra con un 20,8% alla Camera e un 21,33% al Senato e un centro con l’aggiunta di Monti e Fini con un 9,3% alla Camera e un 8,91% al Senato. Il Pd, in particolare, alla Camera passa da un 45,73% nel 2008 a un 37% del 2013, e al Senato passa dal 45,44% del 2008 a un 39,16% del 2013.

In pratica, il centrodestra è stato salassato un po’ da Grillo e un po’ da Monti, con una Lega caduta a percentuali attorno al 2/3%, anche perché ha concentrato tutti i suoi sforzi alla conquista della Lombardia. Il centrosinistra è stato salassato un po’ da Monti, ma soprattutto da Grillo. Numeri alla mano, il potere dell’ex-Pci viene in qualche modo eroso scendendo al di sotto del 40%, il che è da salutare positivamente in una regione-regime in cui il Pci, nelle sue varie denominazioni, ha eretto negli anni un sistema di potere politico-ideologico-clientelare che non ha eguali nel mondo occidentale. Eppure, non si può non notare come questo travaso di voti non benefici forze liberali e moderate. No, poiché il grosso dei voti persi dall’ex-Pci è andato al Movimento 5 Stelle, una forza politica collocabile in qualche modo a sinistra, come dimostrano i costanti riferimenti a Serge Latouche, il sociologo-economista francese che teorizza l’ideologia della decrescita, o al premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz.

Se da un lato il consenso verso il Pd diminuisce, l’Emilia-Romagna va sempre più a sinistra, anche per colpa dell’opposizione di centrodestra, che ha visto anch’essa i propri voti travasati verso Grillo. Sda sempre, nel vecchio Pci vigeva la massima “niente nemici a sinistra”. Oggi, invece, proprio a sinistra è collocato il competitore più insidioso dell’ex-Pci. Perciò, la lotta è tra due sinistre: una moderata, ma solo in quanto detentrice del potere, e l’altra barricadera, ma populista e vagamente qualunquista. E si sa, quando due forze ideologicamente socialiste entrano in contatto, o colludono o danno via a un conflitto radicale.

Come in Angola negli anni Ottanta, quando si combattevano comunisti filo-sovietici e comunisti filo-cinesi, anche in Emilia-Romagna due forze di sinistra, pur senza ricorrere alle armi, si contendono il potere. E nonostante abbia conosciuto un’industrializzazione importante e un’imprenditorialità diffusa, l’Emilia-Romagna si conferma terra ostile alla tradizione liberale e questa ostilità viene puntualmente confermata dai risultati delle urne.

 

(La Voce di Romagna, 28/2/2013)

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