Perché la sinistra è antipatica

Nel 2005, il sociologo progressista Luca Ricolfi scrisse un libro dal titolo Perché siamo antipatici?, riferito alla sinistra e alla sua cronica incapacità di sfondare a destra.

Ebbene, quel libro è quanto mai attuale, perché i post-comunisti, con la loro forma mentis ideologica fatta di simboli, idealtipi, categorie astratte e nemici di classe, sono incapaci di imparare dall’esperienza e finisce sempre per commettere gli stessi errori. Se perdono è perché Berlusconi infinocchia gli italiani con le Tv, la gente non li capisce (ma non sono i difensori del popolo?) e per questo sono preda di quell’indignazione perenne dai tratti infantili che si riscontra in chi non accetta una realtà difforme dai propri desideri. Se nel 2006 partirono con 10 punti di vantaggio e si ritrovarono pari, quest’anno hanno fatto “ancor meglio”, sprecando ben 15 punti di vantaggio.

Politicamente, Bersani è andato incontro a una disfatta ancor peggiore di quella di Prodi nel 2006 e sconfitta è stata la scelta del popolo delle primarie del centrosinistra del novembre 2012, rivelatasi, come scrissi a suo tempo, più decisiva delle politiche di domenica e i fatti mi hanno dato ragione. Purtroppo, con la scelta di Bersani è stata premiata l’opzione comunista Pd-Sel, , dimostrando una volta di più come a sinistra, in 60 anni il Pci abbia allevato un elettorato di questurini ideologizzati e rancorosi verso l’avversario politico, sia esso De Gasperi, Andreotti, Craxi o Berlusconi. Da qui e dai pregiudizi ideologici della classe politica e intellettuale post-comunista nasce la più totale incapacità di comprendere esigenze e problemi dei ceti produttivi e di comunicare con l’altra metà dell’italico cielo.

Renzi era e rimane l’unico candidato in grado di parlare alla metà degli italiani che non vota a sinistra, non ha la supponenza di chi si ritiene migliore, non crede di far parte dell’”Italia giusta” e ha l’aria scanzonata di un ragazzo semplice, ma con il piglio di chi sa cosa dice. Insomma, il leader giovane adatto a sconfiggere grillini e centrodestra e a mandare a casa Berlusconi, anche perché Renzi aspira appunta a mandarlo a casa, come si conviene in democrazia, non in galera, come accade nell’Italia dei Di Pietro, degli Ingroia e dell’ex-Pci.

Scegliendo l’alleanza con Vendola, Bersani si è precluso i voti degli elettori del centro, che hanno votato Monti, e di destra, che si sono divisi tra il ritorno da Berlusconi, il voto al Movimento 5 Stelle o il rifugio nell’astensione, mentre a sinistra Ingroia e Grillo hanno tolto voti a un Pd che in seguito alla scandalo Mps si è visto ritorcere contro decenni di bieco giustizialismo. Insomma, Bersani è il grande sconfitto e a lui spetta il triste onere della scelta tra il governare con Grillo, che l’ha insultato pesantemente per tutta la campagna elettorale, e il nemico mortale Berlusconi. Una scelta adatta a un leader forte con una visione ampia e non a un leader che aspira tutt’al più a smacchiare giaguari. E senza nemmeno riuscirci.

 

(La Voce di Romagna, 27/2/2013)

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