Salvate il soldato Oscar Giannino

Salvate il soldato Giannino, il bravo e pirotecnico giornalista si è dimesso da Fare per Fermare il Declino, partito da lui stesso fondato.

Dimissioni seguite a quelle dell’economista e co-fondatore Luigi Zingales, rassegnate in seguito a un master millantato dallo stesso Giannino alla Chicago Booth University (la stessa in cui insegna Zingales), fatto ritenuto grave, poiché Fare per Fermare il Declino è il movimento che più di tutti invoca maggior trasparenza all’interno della politica e della Pubblica Amministrazione.

La reazione di molti attivisti di Fare è stata improntata al “Ma come, con quello che accade negli altri partiti, si fa un gran baccano per un master millantato?”. Purtroppo, non è questo il punto. Se Berlusconi si comporta come si comporta, chi continua a votarlo lo fa senza dare troppa importanza a questioni come moralità, decoro e decenza. Insomma, Berlusconi può spararle grosse senza pagare dazio, mentre Giannino, che per conquistare il voto di ex-berlusconiani delusi da comportamenti indecorosi (oltre che da mancati tagli di tasse) ha impostato il suo messaggio su competenza e moralità, finisce per pagare dazio anche per una bugia di poco conto come quella relativa a un master millantato.

Inoltre, vedere il testo delle intercettazioni riportato dal Giornale in cui Giannino faceva pressioni su Formigoni, non è bello per chi predica più moralità. Nulla di illegale, intendiamoci, ma poco edificante. Piuttosto, tutti gli anti-berlusconiani che hanno fatto campagne moralistiche contro il Cavaliere, compresa quella contro la legge anti-intercettazioni, facciano le dovute riflessioni e non si lagnino perché i fogli berlusconiani pestano. Questo fa parte del gioco. Più intercettazioni non vogliono dire più trasparenza, ma più potere discrezionale a Stato e magistrati di mettere in giro le intercettazioni riguardanti alcuni e di distruggere quelle che riguardano altri. Del resto, non è un caso che la Repubblica di Platone, l’Utopia di Thomas More e la Città del Sole di Campanella, tutti e tre progetti politici totalitari, prevedessero case con porte e finestre, affinché tutti potessero essere controllati.

Purtroppo, il caso Giannino, come quello Berlusconi, ci dicono che a destra la figura del leader è cruciale e gli errori dei leader, persone con le loro debolezze e i loro difetti, hanno ricadute a tal punto gravi sulla vita dei loro partiti, da arrivare a comprometterne persino l’esistenza. E nel caso di Giannino gioca anche il fatto che tra intellettuali, personalismi e rotture dei rapporti per motivi futili sono all’ordine del giorno. Diversamente, la sinistra riesce a prescindere dalla figura del leader, perché ha il cemento ideologico, che ha un impatto moralmente corruttivo ancor più profondo su elettori e militanti e, soprattutto, rende il partito più forte, perché in grado di sopravvivere agli errori dei singoli. E proprio per questo i comunisti ce li ritroviamo sempre tra le scatole. Con tutto il male che ciò comporta.

 

(La Voce di Romagna, 21/2/2013)

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