Dall’Italia giusta minacce alla libertà

L’Italia giusta. È lo slogan agghiacciante che campeggia sui manifesti elettorali del Pd. E in un paese totalmente privo di cultura liberale come l’Italia, nessuno avverte quale minaccia si celi dietro a tale slogan.

In questi giorni abbiamo avuto modo di vedere sprazzi di Italia giusta all’opera, quella dei magistrati, come nel caso di Finmeccanica, il cui Ad Orsi è stato arrestato con l’accusa di aver pagato tangenti al governo indiano per l’aggiudicazione del contratto di fornitura di 12 elicotteri AW-101 da parte della Agusta Westland, cosa che anche i governi di paesi più civili sono soliti fare quando si rapportano con paesi come l’India. E infatti, la Francia ne ha subito approfittato per prendersi le commesse di Finmeccanica. E lo stesso discorso vale per l’Ilva di Taranto, dove un gip dall’ideologia convinta sta facendo di tutto affinché l’azienda leader della siderurgia italiana chiuda i battenti sulla base di dati vecchi e controversi.

Naturalmente, questa Italia giusta è ideologicamente collettivista, perché i giusti sono sempre collettivisti. Infatti, la vecchia morale liberale dava regole individuali di comportamento: la società pareva migliore se i suoi membri si comportavano bene. La morale collettivista dei nostri magistrati e dei giusti in genere si propone di moralizzare la società plasmando gli individui. La morale tradizionale diceva alle persone cosa fare; la nuova morale dice alla società cosa diventare. Insomma, se la morale tradizionale mirava al bene, quella nuova mira al giusto. Non sono più gli individui a dover filar diritto, ma è la società che va resa più «giusta». In nome della giustizia (sociale, naturalmente), le persone sono state via via dispensate dal giudicare gli altrui e i propri comportamenti, così da diventare incapaci di discernere non soltanto ciò che è legale da ciò che non lo è, ma anche ciò che è bene da ciò che è male, per se stessi e per gli altri. Tanto, deputato a stabilire cosa è giusto è il burocrate di turno, attraverso qualche “sacra” circolare amministrativa, o il magistrato “democratico” che sentenzia “in nome del popolo”.

E, quel che è peggio, con Mani Pulite si è fatto credere agli italiani che il furore forcaiolo di alcuni Savonarola con la toga sia il rimedio a tutto, come se vivessimo nel migliore dei sistemi possibili che non funziona solo perché amministrato da persone cattive, quando invece è il sistema essere a tal punto marcio da poter funzionare solo grazie alla corruzione. Sì, perché la selva di tasse, di disposizioni burocratiche e di leggi incoerenti tra loro rende impossibile fare impresa e produrre ricchezza e solo chi conosce concretamente gli ingranaggi della burocrazia è in grado di aggirarne gli ostacoli attraverso la corruzione.

Perciò, solo chi si ribella a tutto questo potrà portare il paese fuori dalla melma in cui sta sprofondando, mentre dai giusti, vecchi e nuovi, che difendono lo status quo, possiamo aspettarci solo ulteriori perdite della nostra libertà.

 

(La Voce di Romagna, 19/2/2013)

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  1. #1 di Lionello Ruggieri il febbraio 19, 2013 - 11:43 am

    Nonn credo che Lei sia in errore che non aabbia capito. Il problema non è se il giudice è di destra o di sinsitra, se la norma faciltia o meno lo sviluppo economico e neppure di chi è lo sviluppo eventualmente facilitato. IL problema èpse la norma esiste oppure no. Se esiste va applicata. Anche se non conviene, se non esiste va fermato (in tutti i sensi che la applica) se poi la norma essite va cambiata, ma in attesa deve essere applicata salvo non contrasti con i diritti dell’uomo sanciti in Costituzione o nelle carte dell’Onu. Inoltre la storia che pagare tangenti in paesi esteri a scarsa legalità sia legittimo mi ricorda tanto la storia del turismo sessuale per cui era lecito intratttenere rapporti sessuali con bambini purché ciò accadesse all’estero. Lei confonde la libertà con le sue deviazioni immorali (in ogni campo).Spero.

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