Restituzione dell’Imu: a proposito della proposta schock

Restituire i danee versati per l’Imu sulla prima casa, questa è la “proposta shock” di Silvio Berlusconi. Come previsto, le reazioni non si sono fatte attendere.

Alcuni hanno posto, giustamente, il problema della copertura di bilancio, altri hanno rimarcato, altrettanto giustamente, il fatto che finora il Cavaliere non ha mai mantenuto le sue promesse. Naturalmente, quell’«altrettanto giustamente» non vale per i vari Casini, Fini e Tabacci, che nel periodo 2001-2006, il peggiore dell’era Berlusconi, hanno condiviso le sorti di quel governo spendaccione. Riguardo alla copertura, se ne sono sentite di ogni, segno che le idee sono vaghe e confuse.

Inizialmente, si è accennato ai “soliti” costi della politica, ossia quelli che nessuno taglia mai, a partire da chi lo promette. Poi, il dimezzamento del numero di parlamentari, che però comporta modifiche costituzionali e tempi lunghi. Si parla di un accordo con la Svizzera (altro condono), da cui si attende un gettito di 25-30 miliardi € (ma ci si accontenta di 10-15). Ma poiché detto accordo si prevede di chiuderlo a fine 2013, i tempi stringono e per le necessità di cassa di marzo-aprile l’ex-ministro Renato Brunetta parla di un accordo con Poste/Cassa Depositi e Prestiti perché venga anticipata la somma, da restituire con gli interessi: 100-150 milioni, dipende dai tempi del rimborso. La copertura strutturale della cancellazione dell’Imu prevede 250 milioni € dai nuovi giochi, 990 dal contrasto all’illegalità, 700 dall’accisa sul tabacco, 150 dalla tassa sui succedanei, 900 dal contrasto del contrabbando e 1015 dalle accise sull’alcol. A parte il fatto che 1890 milioni € di contrasti a illegalità e contrabbando sono solo auspici, il resto è solo trasferimento di imposte.

Riguardo all’attendibilità della promessa, non sarei così scettico. Il precedente della cancellazione dell’Ici parla in favore di Berlusconi. Quel che però deve far riflettere è la scelta di focalizzarsi sull’Imu. Con questa scelta Berlusconi ribadisce una volta di più come ogni proposito di rivoluzione liberale sia stato messo definitivamente in soffitta. La cancellazione dell’Imu invece di quella dell’Irap o della diminuzione del cuneo fiscale, significa propendere per una politica di stimolo alla domanda in stile keynesiano-socialista, a discapito di una rivoluzione liberale basata su politiche di incentivo all’offerta.

Insomma, grazie ai consigli dell’ex-socialista Brunetta, nel programma del Pdl riforme strutturali basate su incentivi all’offerta, che consentono una maggior produttività di lavoro e imprese e una crescita nel lungo periodo, lasciano il posto a politiche di stimolo ai consumi e alla domanda, che generano (quando la generano!) una crescita effimera, destinata ad aver vita breve. E la rivoluzione liberale? Per tagliare le tasse, occorre prima tagliare gli sprechi del settore pubblico e la selva costituita dalla burocrazia, dietro ai quali si annidano privilegi radicati e resistenze fortissime. Ma chi ce lo fa fare…

(La Voce di Romagna, 5/2/2013)

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