Il bilancio del Governo Monti in un paese di sepolcri imbiancati

Venerdì 7 Mario Monti ha annunciato le sue dimissioni e anche per lui è tempo di bilanci. Nonostante il conformismo dilagante e i peana di corrieristi e repubbliconi, il governo dei professori si è rivelato un autentico fallimento, non meno di quelli che l’hanno preceduto.

Quasi tutti gli indicatori sono peggiorati rispetto al novembre 2011. Il pil è diminuito del 2,4%, il debito pubblico è aumentato di quasi 78 miliardi € in valore assoluto passando da 1.912.389 miliardi € a 1.990.025 miliardi € e di 6 punti percentuali passando dal 120% al 126%. Tremonti aveva bloccato la spesa pubblica portandola da 897,5 miliardi € a 893,5 miliardi €, mentre con Monti ha ripreso ad aumentare, con il pareggio di bilancio per il 2013 divenuto ormai una chimera. Le immatricolazioni delle automobili hanno registrato un meno 20,1%, complice anche la campagna terroristica del fisco contro i proprietari di auto di grossa cilindrata, in certi casi fermati mentre circolavano per sentirsi chiedere con quali soldi avessero comprato l’auto. Roba da Kgb se quello italiano fosse uno Stato serio. I disoccupati sono aumentati di circa 645 mila unità, passando da 2.226.000 2.870.000; in termini percentuali dall’8,8% all’11,1% (+ 2,3%), con una disoccupazione giovanile passata dal già alto 30,6% al 36,6% (+ 6%). Le ore di cassa integrazione sono passate da 85300 a 108300 (+ 23000) e la produzione industriale è diminuita del 6,2%. Infine, le imprese chiuse nel 2012 sono state ben 146 mila, di cui 76 mila fallite.

Certo, Monti rivendica il calo del rendimento dei Btp decennali, passato da oltre il 7,5% che portò alle dimissioni del governo Berlusconi al 4,52% di venerdì 7 dicembre, ultimo giorno di contrattazioni con Monti in carica. Ma occorre ricordare che il 27 luglio di quest’anno il rendimento dei Btp era arrivato a un preoccupante 6,51%, con un agosto che si preannunciava ancor più al calor bianco di quello del 2011, e se la cosa (per fortuna nostra) non si è verificata, il merito è da ascriversi solo e unicamente a Mario Draghi, che in quel giorno dichiarò che avrebbe fatto di tutto per salvare l’euro, predisponendo l’OMT (Outright Monetary Transactions), un sistema di acquisto di titoli di Stato condizionato e illimitato entrato poi in funzione il 6 settembre 2012. In pratica, il governo Monti può rivendicare a suo vantaggio solo la parte della riforma pensionistica che segna il passaggio per tutti al sistema contributivo pro rata, che ha permesso da subito un taglio netto alle spese statali di 4 miliardi € l’anno. Peccato, poi, che la riforma pensionistica abbia toppato sul problema degli esodati e dei ricongiungimenti, mentre la riforma del mercato del lavoro, davvero pessima, ha irrigidito ancor più un sistema che avrebbe bisogno di maggiore flessibilità.

Riguardo all’equità, l’esenzione dell’Imu per le fondazioni bancarie fa letteralmente a pugni con il diluvio di tasse su imprese e famiglie che ha affossato l’economia reale, mentre la lotta all’evasione, al di là di azioni spettacolari più efficaci nell’eccitare l’invidia sociale che nel recuperare somme evase, non è migliorata rispetto al Governo Berlusconi, che in quattro anni ha visto un aumento percentuale nel recupero di riscossione effettiva dal 6,9% al 10,1%. Con il governo Monti è aumentato il gettito grazie all’Imu, ma è diminuito il gettito Iva, segno, sia del passo segnato dalla lotta all’evasione, sia della contrazione economica dovuta all’aumento dell’imposizione fiscale, al quale si è inevitabilmente accompagnato l’aumento dei prezzi dei beni consumo, passato da un + 2,4% nel 2011 a un 3,1% nel 2012, il che è piuttosto grave in un periodo di forte recessione. Infatti, tutto ciò è stato reso possibile dall’aumento delle accise sulla benzina e di altre tasse, che hanno fatto salire i costi dell’energia, e con essi i costi di produzione e di trasporto, che si sono ripercossi sui prezzi.

Riguardo alla credibilità del Governo Monti, anche qui c’è poco a stare allegri. Certo, rispetto a Berlusconi, Monti è persona seria, cosa importante quando si devono piazzare sui mercati oltre 400 miliardi € l’anno di titoli del nostro debito pubblico, ma la serietà è solo un elemento che concorre a formare la credibilità di un governante. Come detto, la calma sui mercati finanziari è stata riportata da Mario Draghi, mentre la vicenda legata ai due marò prigionieri in India la dice tutta sulla considerazione in cui è tenuto il Governo Monti, che nella persona del Presidente del Consiglio non ha quasi proferito parola in favore dei due prigionieri. Fosse successo a Berlusconi sarebbe stato crocifisso. E questo è il punto. Berlusconi è stato (giustamente) sottoposto a un fuoco di fila per i suoi comportamenti personali che hanno screditato l’immagine dell’Italia all’estero e per l’inadeguatezza della sua azione di governo, ma vedere incensata l’azione di governo di Monti è davvero inaccettabile. Certo, Monti è persona per bene, ma il suo governo ha fatto ancor peggio del precedente, come ha sostenuto persino un foglio autorevole come il Financial Times. Come Berlusconi, anche Monti aveva in mente di ridurre la spesa pubblica e con essa il peso dello Stato, ma è incappato negli stessi ostacoli. La verità è che l’Italia è un paese di sepolcri imbiancati, in cui a chi fa parte di certe consorterie è concesso tutto senza mai pagare dazio, mentre ad altri spetta solo la gogna. Un paese in cui il primo spread da ridurre è quello tra la verità e il proprio spirito di fazione.

 

(La Voce di Romagna, 14/12/2012)

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