Femminicidio: la tutela giuridica dell’altra metà del cielo

Femminicidio. In tema di neologismi in Italia non ci facciamo mancare nulla. Femminicidio, ossia l’omicidio di una persona di sesso femminile, è il reato che le Onorevoli Giulia Bongiorno e Mara Carfagna vorrebbero far introdurre nel nostro Codice Penale, punendolo con l’ergastolo.

In particolare, vorrebbero istituirlo come reato specifico, distinto dall’omicidio “generico”, sottolineandone la peculiarità in seguito all’aumento vertiginoso degli omicidi e degli atti di violenza compiuti dagli uomini nei confronti delle donne. Indubbiamente, il problema esiste, e non solo in Italia, ma nel nostro paese il fenomeno si sta allargando in maniera preoccupante e non sembra conoscere freni. Quello che ci si chiede, però, è se è giusto tutelare diversamente la vita di una particolare categoria di persone solo perché questa è presa di mira più di altre. Eppure il danno è lo stesso; che si tratti di un uomo o di una donna, entrambi perdono la vita, entrambi hanno persone care che li piangono e anche se qualcuno non li avesse, siamo sempre in presenza di una vita che viene stroncata. Inoltre, il fatto che l’ergastolo debba essere comminato solo per l’omicidio di una determinata categoria di persone, significa che si ritiene normale non comminarlo per gli omicidi “ordinari”. Davvero la vita umana vale così poco in Italia? Perché non tutelare la vita delle persone, di tutte le persone, infliggendo l’ergastolo a chi uccide intenzionalmente un altro essere umano?

La proposta delle Onorevoli Bongiorno e Carfagna mi ricorda quella avanzata da Vladimir Luxuria alcuni anni fa, in un periodo in cui, nella zona di Roma era stato preso di mira e aggredito fisicamente un certo numero di omosessuali. Ebbene, in seguito a quelle aggressioni fu proposto di punire con pene più severe le aggressioni nei confronti degli omosessuali. Anche in quel caso, non era la gravità del reato a determinare la richiesta di maggior severità, ma la natura particolare della vittima. Purtroppo, l’Italia è un paese strano in cui c’è poca familiarità con i concetti di Stato di diritto e di generalità e astrattezza delle norme giuridiche. Invece di un’uguaglianza formale del cittadino davanti alla legge e di un’aderenza più concreta possibile di tale principio alla realtà effettuale, si punta a raggiungere un’uguaglianza sostanziale in termini di risultato, come nel caso delle quote rosa nei cda delle aziende (alla faccia della retorica femminista dell’uguaglianza di genere tra uomini e donne) o dell’applicazione di aliquote differenti a soggetti sì differenti, ma con redditi uguali. In campo fiscale, infatti, a parità di reddito i lavoratori autonomi vengono tassati con aliquote più alte rispetto ai lavoratori dipendenti, in quanto i primi sono ritenuti aprioristicamente evasori fiscali, con tanti saluti alla presunzione di innocenza e all’articolo 53 della Costituzione , secondo cui “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”.

Tornando alla proposta di istituire il reato di femminicidio, e paragonandolo con i due esempi appena fatti, c’è un ulteriore aspetto che rende grave il problema della violenza sulle donne, a prescindere dal progetto di legge presentato dalle Onorevoli Bongiorno e Carfagna: ossia, che anche un inasprimento delle pene per chi aggredisce una donna potrebbe avere risultati modesti. Infatti, se nel caso delle aggressioni nei confronti degli omosessuali vale un po’ il discorso relativo ai rapinatori, ossia che una maggior severità potrebbe avere un effetto dissuasivo nei confronti dei rei, poiché sia una rapina che un’aggressione a un omosessuale sono atti premeditati con una certa dose di raziocinio, non così vale per le aggressioni nei confronti delle donne che portano all’omicidio. Con questo, non intendo dire che sono contrario all’ergastolo per gli uomini che uccidono le donne, tutt’altro. Sostengo che comminare l’ergastolo non basta contro reati commessi d’impulso e dovuti all’incapacità di dominare i propri istinti. Questi reati legati a situazioni difficili, spesso incancrenitesi nel tempo, vengono commessi da uomini ormai privi di ogni freno inibitorio e perciò incapaci di comportarsi razionalmente. Semmai si potrebbe fare di più nella fase che precede l’irreparabile, quella dello stalking, per capirci.

In ogni modo, una maggior severità nei confronti delle aggressioni contro le donne è più che mai necessaria, purché si accompagni a provvedimenti più severi contro le aggressioni tout-court e, soprattutto, alla diffusione della consapevolezza che oggi le donne si sono “conquistate” il diritto a dire no a ciò che non aggrada loro e a decidere autonomamente cosa fare della loro vita. Tutto questo, purtroppo, per essere accettato richiede tempo, perché si scontra con un retaggio millenario in cui la donna era costretta a chinare il capo e l’uomo a ottenere quel che gli era in qualche modo “dovuto”. Per quanto sbagliata, questa è la realtà ed è bene che le donne non tirino troppo la corda di fronte a partner aggressivi, con i quali è meglio che la sfrontatezza lasci il posto all’astuzia, arma ben collaudata nel corso dei secoli. Purtroppo, leggi più severe contro la violenza sulle donne, pur necessarie, potranno far diminuire il numero dei delitti, ma non basteranno a fermare uomini la cui pericolosità sta nella più assoluta incapacità di controllare la propria emotività e dominare i propri bassi istinti, e di valutare le conseguenze dei propri atti, su se stessi e sugli altri.

 

(La Voce di Romagna, 25/11/2012)

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  1. #1 di Lionello Ruggieri il dicembre 13, 2012 - 8:48 pm

    Se appena appena fossi vittima della scocchezza in base alla quale l’uomo è superiore alla donna la proposta delle due deputate mi convincerebbe di essere nel giusto, esattamente come le scicchezze da Lei scritte potrebbero guariirmi da quella convìnzione

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