Amato e i nostri risparmi e le manifestazioni da condannare

In questi giorni, due avvenimenti meritano di essere commentati, perché più collegati di quanto si pensi: Il primo, sono le manifestazioni che hanno avuto luogo un po’ in tutta Europa contro la politica di austerity dei governi, il secondo è un’intervista a Giuliano Amato concessa a Sette, settimanale allegato al Corriere della Sera.

Il primo è di quelli che si presta alle bugie e alla manipolazione della verità della sinistra. Da oltre 40 anni, a margine della stragrande maggioranza delle manifestazioni di piazza organizzate dalla sinistra studentesca ci sono atti di violenza perpetrati da gruppi organizzati e centri sociali, veri e propri professionisti della violenza di piazza, che magari non fanno parte delle organizzazioni legate ai partiti di sinistra, ma che da una magistratura “indulgente” e dalla sinistra politica e giornalistica ricevono protezione soprattutto attraverso una campagna mediatica totalizzante volta ad alimentare sistematicamente la campagna contro la polizia violenta, magari mostrando sequenze di foto o spezzoni di immagini ben selezionate, che colgono un determinato istante (quello in cui il poliziotto reagisce) e omettono l’atto violento inizialmente compiuto dai violenti di professione. Perciò, bene ha fatto il Ministro dell’Interno Cancellieri a mostrare le foro degli agenti feriti e dei caschi rotti. A quale livello di infamia sia ormai giunta una certa sinistra intellettuale, si evince dal fatto che alle manifestazioni alcuni gruppi si presentano con caschi e spranghe, il che non solo dovrebbe essere indicativo delle intenzioni di questi soggetti e del fatto che la violenza non proviene certo dalle forze dell’ordine, ma anche che il comportamento di alcuni gruppi di manifestanti è di per sé fuori da ogni legalità. Quella legalità che certa intellighenzia di sinistra brandisce senza remore quando c’è da colpire il nemico politico, salvo scordarsene non appena c’è da difendere i violenti “di famiglia”.

E se l’intellighenzia di sinistra fa il suo mestiere, esponenti di quella che gli alfieri del pensiero dominante etichettano come destra rispettabile, ossia la destra che piace alla sinistra politicamente corretta, non fanno mancare il loro sostegno ai manifestanti. È il caso della deputata ultrafiniana, nonché ex-direttrice del Secolo d’Italia, Flavia Perina, che dalle colonne del Fatto Quotidiano si esercita in un peana a favore dei dimostranti e del Ministro dell’Istruzione Profumo, il quale ha dimostrato in realtà di che pasta è fatto definendo “gravi” le botte agli adolescenti (i virgulti dei contro sociali sono già entrati nell’età adulta da un pezzo, caro Ministro!) e asserendo che “Le dimostrazioni di disagio di ieri dicono che dobbiamo cambiare metodo”. Se alludesse al fatto che da oltre 40 anni le frange violente della protesta vengono sempre presentate come vittime della violenza della polizia, allora sì che occorre cambiare metodo: aprire le porte delle galere a questi signori, dei cui nomi le questure hanno un nutrito elenco, così che le manifestazioni possano svolgersi in modo pacifico. La verità, però, è che a sinistra i violenti godono di un ampio consenso. Ricordo che, nell’autunno del 2011, a Bologna si tenne una manifestazione davanti alla sede della Banca d’Italia di Piazza Cavour. Ebbene, prima che questa teppaglia di professionisti della violenza di piazza partisse all’assalto della polizia che stava a protezione dell’entrata della sede di Bankitalia, signore sulla cinquantina ben vestite con Repubblica sotto braccio incitavano i giovinastri ad all’aggressione.

Sono perciò fuori luogo gli inviti buonisti di Flavia Perina a guardare “al disagio, alle richieste e anche alla rabbia delle nuove generazioni con un minimo di curiosità intellettuale e di voglia di capire…”. Ma quale voglia di capire! In piazza non ci va chi è strangolato dal fisco, perché è abituato a far da sé e a non seguire il gregge, ma chi campa o spera di campare con i denari pubblici, ossia chi cerca di campare sfruttando le fatiche altrui; e chi si comporta così, in natura viene definito un parassita. E se un’ultrafiniana doc li difende non ci vedo nulla di incoerente. In ogni modo, questi parassiti vogliono più Stato e più Stato hanno avuto. Purtroppo per loro, l’hanno avuto anche sui denti, ma chi va alla guerra deve sapere che talvolta può farsi pure del male. E il fatto che alla guerra vadano i parassiti e non i tassati è la regola, perché il parassita non ha ritegno e dignità, mentre chi è abituato a intraprendere, purtroppo è sempre solo: le tasse che lo colpiscono hanno il plauso degli invidiosi, e di fronte al fallimento la sua dignità lo porta a vivere il suo dolore lontano dai clamori del mondo e, purtroppo per lui, dal conforto di chi gli è vicino, spingendolo talvolta al suicidio.

Riguardo all’intervista a Giuliano Amato, invece, alla domanda “Lei prese di sorpresa gli italiani nel luglio 1992” (quando “rapinò” di notte i conti correnti), lui ha risposto: “E infatti trovai parecchi risparmi da tassare”. Capito? Il risparmio è l’elemento principale su cui si basa la capacità di sviluppo economico di una comunità e una delle menti più “lucide e raffinate” della Repubblica Italiana ci dice che in realtà è una riserva da grattare per alimentare quella macchina burocratica infernale che è il nostro Leviatano statale. Un palafreniere utile solo ad alimentare parassiti, all’interno del Palazzo e nelle piazze, e che in Italia non sembra mai conoscere crisi.

 

(La Voce di Romagna, 19/11/2012)

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  1. #1 di Lionello Ruggieri il novembre 19, 2012 - 10:48 am

    Uno scritto che tende al criminale incitando all’odio di classe quasi fosse pagato da Carlo Marx in persona per dimostrare la giustezza delle sue sbilenche teorie sociologiche. Uno scritto che ignora la differenza tra la gravità di comportamento di chi è fuori della legge e di chi quella legge dovrebbe far rispettare e rispettare per primo. Uno scritto inqualficabile e pieno di falsi “storici” che dimentica molti fatti dalla scuola Diaz a Stefano Cucchi. E molti altri, Uno scritto che finisce per spingere a difendere gli attacchhi dei violenti e a considerare tutti gli agenti come quelli della scuola Duìiaz (bell’esempio di criminalità oraganizzata). In poche parole un pessimo scritto che non sa neppure fare la propria propaganda. Per quanto riguarda l’intervista a Giuliano Amato il testo ancora una volta dimostra la totale e profonda incapacità dell’autore di capire alcunché di economia e di politica. L’indispensabile operazione fatta da Giuliano Amato fu una lievissima normale imposta patrimoniale che ebbe il pregio di non dar modo a nessuno di sottrarsi ad essa. Si poteva fare meglio, si poteva fare con un’aliquota superiore lasciando una franchigia esente, ma io, che l’ho pagata, non ne ho mai fatto una tragedia. Detto questo va ricordato all’autore che lo Stato,qualsiasi Stato di questo nostro mondo, vive di quello che toglie ai cittadini e che se i cittadini vogliono anche solo sanità, sicurezza, previdenza, difesa e ricerca occorre che paghino le imposte e che un elementare senso della giustizia nonché la stessa idea di utilità marginale richiedono che chi ha di più paghi di più E secondo un criterio progressivo per ottenere lo stesso livello di sacrificio per tutti.

  2. #2 di Raphael Pallavicini il novembre 19, 2012 - 12:46 pm

    Lionello, hai perso un’ottima oppurtunità per stare zitto.
    Non scriveresti così se fossi uno di quelli che si trovano la macchina bruciata dai “giovani disagiati” virgulti dei centri sociali. Oppure con la vetrina del negozio devastata.
    Emigra in Francia dove potrai comodamente pagare una bella e pesante patrimoniale.

  3. #3 di carlozucchi il novembre 20, 2012 - 10:25 am

    Io mi guardo bene dall’inveire contro le manifestazioni organizzate dai sindacati, benché non le condivida, perché lì c’è un servizio d’ordine efficace ed efficiente e non sono animate dal desiderio di mettere a ferro e fuoco le città. Mi guardo bene dall’inveire contro le maifestazioni di operai davanti a Montecitorio, anche se qualche botta la tirano, ma la situazione non trascende mai e gli operao che mainifestano sono spesso alla fame. Le manifestazioni studentesche, invece, sono fagocitate dai professionisti della violenza dei centri sociali, gente che a scuola non va più da un pezzo. E benché mascherati da straccioni, molto spesso sono figli di papà che si possono permettere il lusso di restare all’università a vita (far loro pagare il costo pieno della retta non sarebbe una cattiva idea). E la snistra sa Sulla scuola Diaz, la sentenza di un magistrato di Magistratura Democratica per m non vale un soldo bucato. Con il caso Cucchi, la politica non c’entra, per cui l’esempio non è pertinente. In ogni modo, spero che la famiglia abbia giustizia, ma non ci conto. Contro funzionari dello Stato, senza l’ex-Pci dietro non ci si può aspettare granché. Riguardo ad Amato, avesse detto almeno, che so: ” Mi dispiace avere attinto ai risparmi degli italiani, ma non c’era altra cosa da fare…”. Niente, per lui i risparmi sono da fottere. Come dire, se qualcuno ha risparmiato, sarà senz’altro un ladro.

  4. #4 di Lionello Ruggieri il novembre 20, 2012 - 5:29 pm

    Sapevo che cecità è un danno grave, ma vedo che impedisce talvolta a taluno di ragionare. Poco male se al meno si sapesse stare zitti. Tale raphael Pallavicini e lo stesso carlo zucchi hanno risposto a cose che non ho detto enon hanno capito lo scritto avendo davanti agli occhi solo la propria fissazione e mancanza di conoscenza

  5. #5 di carlozucchi il novembre 21, 2012 - 12:08 pm

    Da oggi scopro che si ragiona con gli occhi e non con il cervello. Si scoprono ogni giorno cose nuove e questo fa sempre piacere. Forse, per via del fatto che mi ostino a ragionare con il cervello, o per lo meno a cercare di farlo (e forse anche male, ne convengo), non riesco a capire come mai io incito all’odio dio classe, mentre quelli da Lei usati sarebbero toni da educanda. Evidentemente, come molti italiani, Lei ama il monopolio, quello degli insulti e del linguaggio colorito inclusi. Se quest’ultimo lo uso anch’io nei miei articoli, incorrdendo nelle maglie del suo personalissimo antitrust me ne farò una ragione.

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