Se ti metti contro un certo mondo, arriva la condanna

Finalmente, nella serata di giovedì Silvio Berlusconi dichiarava che non si sarebbe candidato a Presidente del Consiglio e che avrebbe fatto da balia alle nuove leve del Pdl. Insomma, un modo sobrio e sensato per uscire di scena e prendere atto che la sua stagione volge al termine.

E invece, il giorno dopo, ecco il Tribunale di Milano gettare l’ennesimo macigno sulla via del cambiamento, sentenziando la condanna in primo grado di Silvio Berlusconi, il quale ha reagito in maniera scomposta, inefficace e demagogica. Ha accusato ingiustamente Angela Merkel dei guai economici di un’Eurozona afflitta da iper-statalismo endemico, soprattutto in stati come l’Italia, che nei nove anni di governi Berlusconi ha visto aumentare la spesa pubblica, nonostante la rivoluzione liberale a lungo promessa. Ha minacciato di togliere la fiducia al governo Monti, motivando la cosa con una politica fiscale recessiva. Ma fino ad ora, come mai l’ha sostenuto? E il fatto che questa minaccia giunga a seguito di una condanna nei suoi confronti, ha tutta l’aria di una ritorsione e non di una scelta meditata. Peccato, poi, che il governo Monti non faccia altro che attuare, sebbene in maniera ancor più pesante, le politiche fiscali avviate con l’ultimo governo Berlusconi-Tremonti, a cui si deve anche la nascita, nel 2005, del sistema “integrato tra Agenzia delle Entrate ed Equitalia, entrambe presiedute da Attilio Befera, con tanto di potere da Stato di polizia.

Detto questo, però, non si può tacere sull’azione politica esercitata dalla magistratura milanese. Craxi, Berlusconi e ora pure Formigoni: chiunque abbia portato avanti le istanze dei ceti produttivi senza farsi legittimare da certi ambienti è incorso nella mannaia del tribunale di Milano. Certo, si può discutere sul modo con cui queste istanze sono state portate avanti, ma chiunque abbia cercato, anche soltanto a parole e slogan, a “profanare” certi santuari politici e culturali, è stato trafitto dal fuoco di fila del tribunale meneghino. Craxi ha tolto dal simbolo del Psi la falce e il martello, ha rinnegato Marx e ha combattuto il Pci? Morto ad Hammamet senza nemmeno la pietas concessa ai peggiori assassini. Berlusconi ha osato parlare di Rivoluzione liberale (ne avesse fatta almeno un po’, però!)? È diventato l’uomo più indagato (e assolto) d’Italia. Formigoni ha osato proporre una concezione di attivismo cattolico diversa dal catto-comunismo di matrice dossettiana? Fatto fuori in quattro e quattr’otto. E se a Berlusconi possono essere imputati esperienza fallimentare al governo e comportamenti pubblici disdicevoli, la Lombardia di Formigoni è stata un esempio di buon governo con una sanità d’eccellenza e in attivo per 11 anni consecutivi.

Insomma, chiunque abbia tentato di sottrarsi all’egemonia politica e culturale di quel milieu formato da ex-Pci, partito di Repubblica, cattolicesimo di sinistra (i c.d. cattolici adulti) e tecnocrazia di matrice azionista, è stato fatto fuori per via giudiziaria. Naturalmente, la Procura di Milano, tanto solerte e zelante quando c’è da bastonare a destra, diventa un covo di agnellini quando c’è da indagare sull’ex-Pci. Basti pensare che molte delle accuse che vengono mosse dalla Procura di Monza all’ex-presidente del Pd della provincia di Milano, Filippo Penati, riguardano fatti che la Procura di Milano non aveva ritenuto degni della sua solitamente scrupolosa attenzione. Ricordiamo che a Milano si è mandato a processo Silvio Berlusconi per le vicende legate alla mancata vendita della Sme a Carlo De Benedetti (guarda caso) nel 1985! Sme allora di proprietà dell’Iri presieduta da Romano Prodi, che rifiutò un’offerta di 3500 miliardi di lire per l’acquisizione (della Sme) da parte dell’imprenditore svizzero Tito Tettamanti, ritenendola strategica in termini finanziari, salvo poi provare a (s)venderla a De Benedetti dopo pochi mesi per soli 497 miliardi di lire. Svendita sventata perché Craxi riuscì a mettere insieme una cordata di imprenditori formata da Barilla, Ferrero e Berlusconi e la cosa saltò. La fine che ha fatto Craxi la sappiamo, e fra Prodi e Berlusconi, chi è andato sotto processo è stato il secondo. E che dire, quando il 27 aprile 1998, con Presidente del Consiglio Romano Prodi (sempre lui!), De Benedetti riuscì a comprarsi con Infostrada la rete telefonica delle Ferrovie dello Stato (nonostante il parere contrario dell’A.D. Lorenzo Necci, a cui i giudici la faranno pagare) per soli 700 miliardi di lire pagabili in 14 anni, per poi rivenderla dopo nemmeno un anno per 14 mila miliardi pagati sull’unghia. Insomma 13300 miliardi di utile, che per i nostri conti pubblici sarebbero una manna. Nulla da indagare su questo?

Certo, Berlusconi e la Lega, nel farsi portatori degli interessi dei ceti produttivi hanno clamorosamente fallito, ed è giusto che paghino politicamente, ma le condanne a Berlusconi e Formigoni hanno un preciso significato: l’apposizione del marchio di infamia su quella parte di mondo cattolico e ceto produttivo del paese che rifiutano di sottostare a quella borghesia parassitaria formata da burocrati, insegnanti e magistrati politicizzati, manager pubblici e grandi aziende protette dalla concorrenza, che trova nel settore pubblico il suo humus professionale e culturale. Una borghesia salottiera e impregnata di quella cultura giacobina che la porta a considerarsi la parte migliore del paese e ad arrogarsi perciò il diritto privare della libertà chiunque osi contrastare la sua egemonia.

 

(La Voce di Romagna, 30/10/2012)

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  1. #1 di Lionello Ruggieri il ottobre 30, 2012 - 12:38 pm

    Ma che diavolo sta dicendo? Craxi era reo confesso e con confessione publbica in Parlamento. Fu lui a dichiarare che “Non c’è nessuno in quest’aula che possa dire di non aver saputo … ” (cito a memoria) e Berlusconi ha più volte dichiarato con i fatti e con le leggi di sapere di essere colpevole, Lo ha dichiarato cambiando le leggi per poter essere asolto o prescritto. Nulla so sulla condanna che alfine lo ha colpito, ma certo non si può farne un martire e ancoir meno un martire politico..

  2. #2 di carlozucchi il ottobre 30, 2012 - 5:15 pm

    Guardi che io non ho detto che queste persone sono stinchi di santo. Ho detto chwe hanno colpito queste persone e non altre. Lei scrive giustamente che Craxi disse: “Non c’è nessuno in quest’aula che possa dire di non aver saputo … ”. Appunto, nessuno, segretari dell’ex-Pci inclusi. Forse vogliamo berci la fandonia raccontata da molti guornali secondo cui, mentre i politici di altri partiti confessvano, Greganti resistette eroicamente? Suvvia, siamo seri. Possibile che Berlusconi, della cui dipartita politica non ha rimpianto alcuno, potesse non sapere e Agnelli no? Possibile che la crociata contro l’immoralità sia condotta dai tirapiedi di Carlo De Benedetti, che, in cambio di tangenti, campava inondando di Telex i ministeri in un’epoca in cui il fax li avevano sostituiti da quasi un decennio? Infine, lungi da me fare un martire di Berlusconi, personaggio che ha contribuito a degradare la politica italiana negli ultimi 10 anni, ossia da quando è al governo, ma ciò non significa che sia giusto metterlo a processo per tutto. Anzi, se verrà assolto da questo processo e dal processo Ruby, c’è proprio il rischio che ne venga fatto un martire, che è l’ultima cosa che voglio.

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