La politica del divide et impera: lo scontro tra i parassiti e chi produce

Vita durissima per i commercianti bolognesi del centro. Se i T-Days, con la chiusura al traffico della T (Via Rizzoli-Via UgoBassi, in orizzontale e Via Indipendenza in verticale), hanno provocato un drastico calo negli incassi tra il 30 e il 50%, nel pomeriggio di sabato 29 settembre il Comune di Bologna ha visto bene di inviare una squadra di vigili a notificare infrazioni e multe a tappeto di centinaia di €.

Motivo del contendere, il permesso per i commercianti, anche senza concessione, di posizionare tavoli e sedie per strada durante i weekend senz’auto, come misura di lancio dei T-Days. In pratica, l’esenzione temporanea dal pagamento della Tosap, la tassa sull’occupazione del suolo pubblico. L’iniziativa scadeva il 23 settembre, eppure, l’ordinanza emessa a riguardo il 12 maggio non era abbastanza chiara, tanto che le associazioni di categoria chiedevano lumi al Comune, che si è sentito in dovere di precisare con una nota ufficiale che “I T-Days continuano e i permessi gratuiti di dehors no”. Nel frattempo, gran parte degli esercenti hanno occupato la strada con sedie e tavolini anche sabato 30, benché a qualcuno sia sorto il dubbio e si andato a informarsi in Quartiere: il funzionario ha risposto che se nessuno aveva ancora comunicato niente, evidentemente potevano continuare a mettere in strada sedie e tavolini. E invece, la notifica è arrivata nel pomeriggio di sabato 30 settembre, contestualmente al verbale della municipale. Il comune, per bocca dell’assessore al commercio Nadia Monti, asserisce che i commercianti fossero stati adeguatamente informati verbalmente e attraverso i giornali, mentre Confcommercio, per bocca del direttore di Ascom Giancarlo Tonelli, asserisce che “Nessuno si è interessato di comunicare nulla di ufficiale alle associazioni, né agli operatori e una volta conclusa la fase sperimentale il sindaco avrebbe dovuto riconvocarci”. Da qui, i ricorsi al prefetto contro le sanzioni di Ascom e Confesercenti, stante l’irremovibilità del comune.

Quel che fa specie, al di là di ragioni e torti che chi di dovere accerterà, è la rigidità del Comune di Bologna e la solerzia con la quale sono state inflitte le sanzioni contro una categoria, quella dei commercianti, da sempre invisa al maggior partito bolognese (il Pd, erede del Partito Comunista), alla sua ideologia e al sindaco che a tale partito appartiene, nonché agli altri partiti che lo sostengono. Infatti, secondo l’ideologia comunista che sta alla base della concezione del mondo dell’attuale maggioranza cittadina, il commerciante è una sorta di deviante, nel suo micragnoso desiderio di gestire un’attività in proprio senza neppure avvalersi di consulenti, magari andandoli a pescare tra qualche professore universitario che, a Bologna come altrove, ha un feeling tutt’altro che nascosto con l’universo piddino. Insomma, non è catalogabile e sfugge a quella standardizzazione nella soluzione dei problemi, tipica di consulenti e tecnici, che ben si adatta alle grandi imprese e agli enti pubblici. Inoltre, si aggiunga che il commerciante viene massacrato di tasse proprio per poterlo tacciare a di essere un evasore nel momento in cui, per sfuggire alle vessazioni del fisco, è costretto a fare del nero, pena la chiusura dell’attività .

Ma quel che più deve far preoccupare è quanto riferito dall’Assessore Nadia Monti, ossia che “Purtroppo, gli agenti hanno fatto il loro lavoro e sono dovuti intervenire perché sono stati gli stessi commercianti che non stanno sulla T a segnalare all’Urp le infrazioni dei colleghi. Gli Urp sono stati letteralmente inondati di segnalazioni”. Tutto questo è gravissimo, poiché denota come le campagna contro l’evasione fiscale (chi evade è un parassita) sta purtroppo mostrando la sua perversa efficacia. Non solo l’attenzione è sviata dai veri parassiti, ossia Stato, parastato, enti pubblici ed enti locali, ma si sta rafforzando ogni giorno che passa quel clima di conflitto tra cittadini e categorie che da sempre i detentori del potere politico si impegnano a creare sulla base del principio del divide et impera. Purtroppo, chi è vessato dalle tasse quasi mai va in piazza, perché solo chi produce reddito e ha perciò qualcosa da farsi rapinare viene tassato. E chi produce reddito, si sa, lavora e di andare in piazza non ha tempo. Tutto l’opposto dei parassiti che in questi giorni stanno affollando le piazze di Grecia e Spagna e che ieri hanno invaso le strade delle nostre città con proteste violente. Studenti o pseudo tali che, invece di battersi contro le tasse, compiono atti violenti contro i tagli della spesa pubblica, a riprova del fatto che il parassita è spesso anche violento, sia per tare ideologiche, sia perché, forse conscio della propria incapacità e della propria inettitudine, capisce che con i tagli alla spesa pubblica viene meno quel mare inquinato di posti statali e parastatali in cui i parassiti sguazzano che è un piacere.

Del resto, i capi delle proteste piazzaiole e gli amministratori comunali di Bologna sono della stessa pasta e vengono dalla stessa parrocchia comunista. E secondo quel catechismo, quella legalità che va adoperata come una clava nei confronti dei commercianti che hanno mal interpretato ordinanze non del tutto chiare, non va mai adoperata contro i violenti dei cortei che devastano edifici e aggrediscono le forze dell’ordine, che se osano reagire trovano sempre un magistrato pronto a massacrarli a colpi di codice, come insegna ciò che è accaduto dopo il G8 di Genova.

 

(La Voce di Romagna, 7/10/2012)

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  1. #1 di Lionello Ruggieri il ottobre 9, 2012 - 8:20 am

    Ha mai pensato a qualche seduta psicologica d’aiuto? Tra l’allucinaiozne del Pd erede del Pci e la storia che si possa in buona fede pensare che una deroga che scade il 30 sia ancora valida se nessuno comunica niente penso proprio che dovrebbe cercare aiutoi per fa emergere irrazionali motivi di comportamento.

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