C’è aria di regime: premier santificato e Renzi bastonato

L’altra sera ho sentito l’autocelebrazione del Presidente del Consiglio Mario Monti e non credevo alle mie orecchie quando ha detto che cominciano a vedersi i primi segnali di ripresa. Al confronto, Berlusconi che a fine 2011 raccontava di ristoranti pieni a chi parlava di crisi, era un barzellettiere dilettante.

E a stretto giro di posta, il Presidente della Repubblica Napolitano non ha mancato spandere ottimismo, dicendoci che il peggio è ormai alle spalle. Eppure, lo sanno anche i sassi che la diminuzione dei rendimenti dei nostri titoli pubblici, e con essi dello spread tra Btp e Bund tedeschi, è dovuta solo al fatto che i mercati hanno ritenuto credibile la minaccia fatta dal presidente della Bce Mario Draghi di stampare moneta all’infinito, onde consentire alla Bce di comprare titoli dei paesi a rischio come Spagna e Italia e diminuire così la quota di interessi di pagare sul loro debito pubblico. No, perché fino a metà luglio il rendimento sui nostri Btp era del 6,5% e si preannunciava un agosto a dir poco torrido. Invece, a sorpresa, la dottrina Draghi si è imposta sulla dottrina Bundesbank, con sommo beneficio per paesi come Spagna e Italia e i loro rispettivi governi, benché non abbiano fatto nulla affinché ciò accadesse.

Ciononostante, gran parte della nostra stampa è tutta intenta a celebrare le gesta dei professorini al potere. Nei giorni scorsi, Monti si è lasciato scappare che lo spread tra Btp e Bund è eccessivo. Stesse cose che nel 2011 dicevano Berlusconi e i sui agit-prop. Ma se allora questi ultimi venivano (giustamente) spernacchiati, non si capisce come mai Monti debba subire un trattamento diverso. È davvero insopportabile vedere il Governo Monti agire cialtronescamente in continuità con il governo Berlusconi ed essere trattato come un club di statisti probi e lungimiranti da quella stampa che, in questi giorni, ha accolto il fenomeno Renzi con un misto di indifferenza e profonda avversione, dopo averci menato il torrone per anni con la casta dei politici inamovibili che sono in Parlamento da decenni. Ebbene, un politico giovane e brillante prova a proporsi in quello che è (sondaggi alla mano) il primo partito italiano, sfidandone i maggiorenti e viene trattato come un appestato proprio nel momento in cui egli disturba i manovratori di turno della nomenklatura piddina, rappresenta da un Bersani che attacca il governo dei banchieri dopo aver flirtato con quel mondo nell’ultimo ventennio, salvo ravvedersi sulla via di Vendola. E non ha davvero il senso del ridicolo nemmeno Emma Marcegaglia, che dopo aver rifiutato il taglio dei finanziamenti alle imprese in cambio dell’eliminazione dell’Irap quando era a capo di Confindustria, si è presentata alla festa dell’Udc dell’”esordiente” Casini, dicendo “sono con voi”. Non avevamo dubbi.

Piuttosto, sarebbe ora di dire la verità al paese smettendo di blaterare di crescita. Purtroppo, negli ultimi 20 anni si è perso tempo senza diminuire il perimetro d’azione dello Stato (anzi!), così abbiamo avuto bassa crescita e debito pubblico alto. Ora, dobbiamo diminuire il debito pubblico, e pure alla svelta, pena il default dello Stato (altroché fuori dal tunnel!). E si sa che, quando devi diminuire la spesa pubblica, nell’immediato gli effetti sono sempre recessivi, ma in questo caso il gioco della mancata crescita varrebbe la candela di un paese risanato. Se non si riforma questo stato inefficiente e ladro, si può crescere solo attraverso un aumento dei consumi stimolato da un aumento della spesa pubblica, il che sarebbe come far ripartire una macchina senza freni e con il volante che non gira: appena si accelera si va a sbattere. E questo, purtroppo, è nei propositi di Berlusconi e del suo ottimismo ingenuo da piazzista, che lo porta a pensare che la crisi sia dovuta a una sorta di pessimismo indotto e non dal fatto che, in seguito a uno spreco di risorse causato da uno Stato spendaccione e tassatore e da politiche monetarie che distorcono i mercati, la gente si impoverisce e ha meno soldi da spendere.

L’unico rimedio è correggere gli errori fatti, anche se questo porta a una recessione inevitabile seppur momentanea. E in Italia gli errori sono tutti figli di un’espansione eccessiva dello Stato, mentre la loro correzione non può che passare attraverso la messa a dieta del nostro apparato pubblico. Berlusconi non l’ha fatto è ha fallito. Monti nemmeno. E allora non si capisce perché debba essere considerato il salvatore della patria.

 

(La Voce di Romagna, 13/9/2012)

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  1. #1 di Lionello Ruggieri il settembre 14, 2012 - 12:41 pm

    Forse leggere il meccanismo dell’intervento della BCE le chiarirebbe le idee e renderebbe più credibili i suoi inutili articoli. LE ricordo che la BCE NON può stampare carta moneta come vorrebbero i liberisti che invidiano gli USA e la loro Fed. L’intervento BCE NON avrà, secondo i piani di Draghi, effetti inflazionistici e, secondo logica, non potrà essere illimitato. Nonoistante le promesse.

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