Non è una questione di sovranità monetaria. È il mercato che è decisivo

Anche lunedì 20 agosto le borse hanno avuto un andamento altalenante: dopo un’apertura in rialzo sono tornate in rosso in seguito alle dichiarazioni rilasciate dal board della Bundesbank contro la Bce.

E qui torna in ballo la questione relativa alla sovranità effettiva sulla moneta unica europea e su dove finiscano le prerogative dell’”italiano” Mario Draghi e dove inizi il potere reale della Bundesbank. Del resto, l’avvento della moneta unica ha dimostrato come la perdita delle sovranità monetaria sia coincisa con la perdita della sovranità politica. A tal riguardo, sul Giornale di venerdì 10 agosto Marcello Veneziani invita l’Italia a riprendersi la sua sovranità monetaria per sfuggire all’”automatismo dell’economia”, in un articolo non privo di una certa retorica nazionalistica e di luoghi comuni basati su tesi condivise da molti: “Sovranità politica rispetto all’economia e ai mercati perché la politica resta, nonostante tutto, il luogo in cui si rappresentano e si tutelano gli interessi generali e i principi condivisi, il luogo in cui l’identità di un popolo si fa volontà e destino”. E ancora: “Sovranità monetaria perché un paese resta sovrano se dispone della sua moneta, se è in grado di governarla e non di esserne succube, se non è strozzato dagli imperativi finanziari o dalle ingiunzioni delle agenzie di rating. La moneta deve essere al servizio dei cittadini, e non il contrario”.

Vero, la moneta deve essere al servizio del cittadino. Ma quel che lo impedisce è proprio la sovranità monetaria. Sì, perché se oggi l’Italia è strozzata dagli imperativi finanziari ed è succube dei mercati, le cause devono essere ricercate proprio nel periodo in cui godeva della piena sovranità monetaria. Come non ricordare che, dopo che negli anni Sessanta la lira era stata premiata come la moneta più affidabile al mondo, in quanto aveva dietro un’economia in crescita e con un bilancio pubblico in pareggio, dagli anni Settanta in poi il perimetro d’azione dello Stato si allargò a dismisura e la spesa pubblica esplose proprio perché la sovranità monetaria consentì di finanziare i disavanzi pubblici stampando moneta, il che portò l’inflazione sopra al 20%. Dagli anni ’80, Craxi debellò l’inflazione, ma solo perché per combattere i disavanzi pubblici annui, invece della stampa di moneta, scelse di ricorrere al debito pubblico, che a sua volta esplose. Se si vuole avere una moneta al servizio del cittadino, basta guardare all’Ottocento, con l’adozione del gold standard, che con l’euro ha in comune i cambi fissi, ma differisce per tanti altri aspetti. Primo fra tutti l’ancoraggio delle varie monete all’oro, che toglieva ogni sovranità di politici e banche centrali su di esse, che erano in completa balia dei mercati e proprio per questo erano molto più stabili. Come ben illustrato da Walter Bagehot, nel suo libro Lombard Street, in occasione di crisi di liquidità la Banca d’Inghilterra non aveva la possibilità di creare liquidità dal nulla e qualora avesse utilizzato le sue riserve d’oro, non avrebbe più potuto acquisire altre attività. Pertanto, poiché le attività delle banche commerciali erano in gran parte lettere di cambio con un termine di scadenza non superiore ai 90 giorni, le attività acquisite dalla Banca d’Inghilterra si sarebbero convertite in oro in un termine massimo di 90 giorni. Non si trattava, quindi, di un processo inflazionistico: quando le lettere si convertivano in oro era perché i consumatori avevano utilizzato il proprio oro per comprare i beni contro cui si erano emesse le lettere di cambio.

Oggi, invece, l’euro è sottoposto a ogni tipo di pressione politica, con il perenne conflitto tra gli interessi dei paesi nordici e quelli dei paesi latini. Con il gold standard, le divise nazionali (lira, marco, sterlina, ecc.) venivano mantenute, mentre l’oro era una moneta di riferimento (non circolava) e poteva essere cambiato a un tasso fisso con le varie divise. Inoltre, c’era il vantaggio che l’uscita dal gold standard di un paese non provocava l’effetto contagio come con l’euro. Ma soprattutto, la non possibilità di intervento delle banche centrali faceva sì che non si creassero aspettative in proposito e in tal modo gli Stati erano costretti a osservare una rigorosa disciplina di pareggio di bilancio. Con l’euro, che è una moneta a corso forzoso, abbiamo visto che proprio l’aspettativa che la Bce venisse in aiuto degli stati latini spendaccioni comprando i loro titoli con moneta creata dal nulla, ha incentivato questi ultimi a proseguire con le loro politiche truffaldine, soprattutto nei confronti dei percettori di redditi fissi (lavoratori e pensionati), che hanno visto i loro redditi fortemente penalizzati.

Insomma, il vero problema dell’euro non risiede nella mancanza di sovranità monetaria, bensì nel fatto che, dietro lo schermo di UE e Bce, essa sia detenuta in realtà dagli stati nordeuropei capitanati dalla Germania che, essendo più forti, la usano a danno dei paesi latini. Ma anche se la situazione fosse capovolta, le cose sarebbero ugualmente ingiuste. Anzi, lo sarebbero ancor di più, perché i paesi latini la userebbero contro i paesi virtuosi facendo il male dei entrambi. La soluzione sta nel togliere la sovranità monetaria a stati e banche centrali e affidarsi totalmente al mercato, così che fin dall’inizio nessuno si faccia aspettative errate in merito a interventi monetari deleteri al servizio di politicanti e burocrati, il cui unico scopo è da sempre arricchirsi depredando i cittadini.

(La Voce di Romagna, 22/8/2012)

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  1. #1 di mario il agosto 24, 2012 - 10:52 pm

    Ottimo pezzo …in quanti lo comprenderanno nella reale ed effettiva portata? Incrocio le dita.

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