Le interpretazioni “creative” della Costituzione

Da tempo l’Italia ha cessato di essere una democrazia. Non che la cosa mi crei eccessivi patemi, dato l’uso sconsiderato che è stato fatto della sovranità popolare negli ultimi 40 anni, ma ormai stanno cadendo, una dopo l’altra, le ultime vestigia formali di una democrazia.

Certo, l’Italia continua a essere formalmente una “Repubblica Democratica” e, sempre formalmente, pure “fondata sul lavoro”. Ma tant’è. In ogni modo, è notizia di questi giorni che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sta bacchettando i partiti per via dello stallo nella trattativa sulla legge elettorale e che sulla data del voto decide lui. Del resto, da tempo Napolitano preme perché si faccia in fretta una nuova legge elettorale, non solo per andare al voto in autunno, ma per far sì che si creino le condizioni per continuare l’esperienza di un governo tecnico sostenuto dai partiti più “euro responsabili”. E il tutto, nel silenzio generale di costituzionalisti veri e improvvisati, che ogni qualvolta Berlusconi invocava le urne in seguito a crisi di governo e ribaltoni vari si abbandonavano a urla e strepitii, ricordando come lo scioglimento delle Camere fosse prerogativa del Colle. Infatti, la Costituzione di cui Napolitano si è erto a sommo difensore in questi anni dice che “Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro presidenti, sciogliere le Camere o anche solo una di esse”.

Naturalmente, lo scioglimento delle Camere è subordinato al fatto che, alla caduta del governo, non ci sia un’altra maggioranza in Parlamento. Almeno questa è stata la prassi finora. Anche nella procedura di scioglimento delle Camere, il Presidente della Repubblica dovrebbe comportarsi come un Notaio e seguire quanto prescrive la Costituzione. Invece, Napolitano prende iniziative, tradendo così il dettato costituzionale che è chiamato a seguire. Del resto, da quando si è insediato il governo Monti, Napolitano è in preda a un attivismo senza freni. Esterna di continuo e, in occasione della riforma del mercato del lavoro ha di fatto travalicato le sue funzioni costringendo in pratica Monti ad adottare come strumento legislativo il Disegno di Legge invece del Decreto Legge, cosa che Monti aveva in animo di fare, così da aggirare i veti posti dal Pd e, tramite esso, dalla Cgil. Insomma, un intervento finalizzato a favorire il proprio ex- partito, ossia il Pd, una scelta marcatamente politica che esula dai compiti che la Costituzione assegna al Presidente della Repubblica.

Ma tutto questo non deve sorprendere più di tanto. Ormai, l’architettura istituzionale italiana sta cedendo. La debolezza dell’esecutivo rende di fatto la politica incapace di decidere e in politica i vuoti di potere non sono ammessi. Anche il governo tecnico, che già aveva fatto storcere il naso a molti per via dello “scippo” della volontà popolare, si sta mostrando indeciso come i governi che l’hanno preceduto e le sorti del paese sono di fatto nelle mani di Frau Merkel e Mario Draghi. E nel vuoto che si va creando ogni giorno di più, ecco che si insinuano il Presidente della Repubblica, la cui azione travalica da tempo i limiti assegnatigli dalla Costituzione che dovrebbe difendere, le Procure della Repubblica ormai da vent’anni fuori controllo (anche se Napolitano se ne accorge solo adesso) e una burocrazia arrogante e pervasiva. Tutto questo, mentre l’impotenza delle nostre istituzioni lascia il paese in balia dei mercati che negli ultimi 15 mesi hanno fatto sparato ad alzo zero sull’Italia senza che il governo Berlusconi prima e il governo Monti poi prendessero provvedimenti incisivi di riduzione della spesa pubblica e dell’imposizione fiscale, come i mercati richiedono a un paese che da 15 anni non cresce a causa dell’eccesso di presenza pubblica nell’economia. Da tempo si impone una profonda revisione della nostra Costituzione, e il fatto che un po’ tutti facciano quello che vogliono, travalicando i limiti che essa assegna loro, significa che con questo impianto costituzionale non è possibile governare un paese moderno.

Purtroppo, in mancanza di una modifica costituzionale, Presidente della Repubblica, magistratura e altri centri di potere stanno già “interpretando” la Carta costituzionale in modo sempre più “creativo”, adattandola ai loro comodi. A testimonianza del fatto che per fare un colpo di Stato la paura e l’inerzia di un paese sono spesso alleati più sicuri e fedeli di un esercito e che più si pretende di mantenere questa costituzione, più assisteremo a sue violazioni.

(La Voce di Romagna, 2/8/2012)

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  1. #1 di Lionello Ruggieri il agosto 4, 2012 - 1:21 pm

    Invece di inventaare fantasie perché non tenta di leggere almeno una volta la Costituzione, magari in modo superficiale? Il decreto legge il governo può usarlo solo in caso di gravità ed urgenza, non ogni volta che teme la discussione parlamentare. E sul lavoro mancava assolutamente la necessità, mentre l’urgenza non esisteva. Il fatto che i governi degli ultimi 10 anni (quasi sempre di dx) abbiano fatto decreti legge a raffica e che enssuno abbia sollevato il problema non cambia la Costituzione che, piaccia o meno, è sempre quella del ’48, una e una sola contemporaneamente formale e sostanziale . Dto che quest’ultima non esiste inimamente e non può assolutamente esistere. Così come non esistono i ribaltoni, non esiste la desiganzione elettorale del PdC che è NOMINATO a suo insindacabile giudizio del PdR e riceve la fiducia del Parlamento. Inoltre il governo attuale NON è un governo tecnico, ma un governo politico formato da tecnici senza ambizioni politiche che ha ricevuto la solita fiducia parlamentare.Inoltre quella dello scioglimento solo se non c’è un’altra (una qualsiasi altra) maggioranza NON è una prassi, ma un preciso dettato costituzionale. Infine l’economia non cresce non per la presenza pubblica nell’economia (che è stata subito invocata daa voi liberisti allo scoppio della crisi), ma perché chi ha non investe. La Confindustria (non la CGiL o Rifondazione) lamentava che dei 110 miliardi rientrati con lo scudo solo 4,5 sono stati investiti nelle aziende degli scudati, mentre 105,5 sono spariti nel nulla. E’ chiaro che se non investono i proprietari delle aziende, le banche non danno credito e le aziende non crescono, i disoccupati aumentano e i consumi calano..

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