Finanza e rating: non contano le agenzie, contano i mercati

Lunedì 16 le agenzie di rating sono salite per l’ennesima volta sul banco degli imputati. Il governo Monti per bocca del ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, sull’abbassamento del rating dell’Italia ha risposto che il giudizio di Moody’s è del tutto ingiustificato e fuorviante perché non tiene conto del grande lavoro che l’Italia sta facendo.

Insomma, reazioni più o meno in linea con quanto accadeva con i governi Berlusconi. Detto questo, però, va ricordato che in Italia Standard and Poor’s, l’altra agenzia di rating, è indagata dal 13 gennaio presso la Procura della Repubblica di Trani per aggiotaggio, in quanto la scorsa estate avrebbe fornito dati a borse ancora aperte, e per concorso in manipolazione del mercato continuata e pluriaggravata, per aver messo in atto “una serie di artifici concretamente idonei a provocare” tra l’altro “una destabilizzazione dell’immagine, prestigio e affidamento creditizio dell’Italia sui mercati finanziari”. Insomma, materiale per la magistratura, a cui spetta accertare la verità.

Ma se dal patologico rientriamo nel fisiologico, le critiche rivolte a Moody’s si sono dimostrate affrettate e superficiali, poiché l’abbassamento del rating dell’Italia non ha provocato smottamenti particolari sui mercati e nelle ore immediatamente successive alla bocciatura, l’asta dei Btp è andata bene, registrando un collocamento dei titoli di 920 milioni € su poco più di un miliardo €, con una domanda composta per il 54% da investitori esteri. Naturalmente, il successo dell’asta dei Btp seguita alla bocciatura di Moody’s ha scatenato giudizi sull’inattendibilità delle famigerate agenzie di rating. Se, invece, in seguito al giudizio di Moody’s l’asta Btp fosse andata male, ecco che si sarebbero levate lamentele contro il loro potere di condizionamento dei mercati. L’amara verità, poi, la si è vista nella giornata di venerdì, quando lo spread Btp-Bund ha superato quota 500 e i rendimenti sui Btp decennali sono arrivati al 6,20%. E anche qui, tutti a gridare che l’ampiezza dello spread non è giustificata dai fondamentali della nostra economia. Per quanto ciò possa essere vero (e qualche dubbio in proposito ce l’ho), il problema dell’Italia è la sua incapacità decisionale. In Spagna, ad esempio, hanno tolto le tredicesime ai dipendenti pubblici, mentre l’Italia, per via del potere della burocrazia e della debolezza dei suoi governi è impossibilitata a prendere decisioni forti e rapide. E questo ci espone alle stilettate della speculazione, il che ci deve far preoccupare, perché l’esperienza ci dice che mentre paesi come il Giappone riescono ad andare avanti con un rapporto debito pubblico pil del 200%, in passato alcuni paesi sono andati in default con un rapporto debito pubblico pil del 20%. Banali crisi di liquidità risoltesi in un default proprio per l‘incapacità decisionale dei governi. E questo è il rischio che l’Italia sconta sui mercati e che le agenzie di rating non possono fare a meno di segnalare nei loro giudizi.

Altro aspetto importante è quello dell’affidabilità dei giudizi elle agenzie di rating. Indubbiamente, c’è un problema di concorrenza. Essendo Moody’s, Standard and Poor’s e Fitch le uniche abilitate a svolgere la loro attività, godono di posizioni di rendita che favoriscono comportamenti collusivi tra agenzie che giudicano e soggetti giudicati. Aggiungiamo, poi, che nelle agenzie di rating lavora chi è stato scartato dalle banche d’affari, allora ecco spiegata a crescente inattendibilità dei loro giudizi. Il problema in questione, però, è irrisolvibile, anche in un mercato concorrenziale. Qualora in esso si affermasse un’agenzia che si scopre praticamente infallibile, tutti gli investitori deciderebbero sulla base delle previsioni effettuate dall’agenzie in questione. Ma in tal caso sorgerebbe un dubbio: è brava l’agenzia di valutazione nel prevedere l’evoluzione dei mercati o i mercati orientano le loro decisioni sulla base dei giudizi dell’agenzia? Certo, gli operatori sono mossi dalla volontà di ottenere un profitto, ma la complessità dei mercati rende sempre più difficile processare le informazioni e decidere in modo adeguato, per cui ci si affida al primo soggetto in grado di orientare le decisioni, oroscopi inclusi.

La verità è che le agenzie di rating emettono giudizi sulla base di previsioni, che comportano fisiologicamente errori, in quanto il futuro è incerto per definizione, come sanno gli imprenditori che sbagliano nel tentativo di anticiparlo e perciò falliscono. Certo, si potrà aumentare la concorrenza nel settore, ma creare un’agenzia europea, magari statale, da contrapporre alle tre americane servirà a poco. Se chi, come le agenzie di rating nel recente passato, incorre in errore troppo spesso, allora i mercati tenderanno a muoversi sempre più in difformità dai loro giudizi, come dimostra l’asta Btp di lunedì scorso. A dimostrazione che la sanzione del mercato è sempre più efficace di qualsiasi ipotetica agenzia di valutazione politicamente orientata. Dopo quanto accaduto venerdì sui mercati il vero rischio è che i nostri titoli di Stato e quelli delle nostre banche che li hanno in pancia possa scendere al livello di spazzatura e non essere più accettato come collaterale come accade da ieri ai titoli di Stato greci. Ma quel che è grave è che in Italia l’incompetenza diffusa e lo spirito di fazione fanno sì che anche problemi gravi come questi anneghino in polemiche strumentali che non portano a nulla, mentre attorno a noi tutto sta affondando.

 

(La Voce di Romagna, 22/7/2012)

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  1. #1 di Lionello Ruggieri il luglio 22, 2012 - 10:56 am

    Mi chiedo dove prende tutte le sciocchezze che scrive. Che differenza c’è sostanzialmente tra l’essere insolventi e l’annunciare che non si pagheranno le tredicesime? La Spagna, seguendo i soliti dettami friedmanici del mondo internazionale, è, di fatto, già fallita, come è fallita la Grecia. O meglio è insolvente, ché gli Stati non falliscono. Si è resa insolvente verso alcuni creditori (i dipndenti) invece di altri (i detentori di titoli). Che differenza c’è? Solo il costo sociale: ha colpito persone prive di risparmi, non investitori, lavoratori non capitalisti.

  2. #2 di carlozucchi il luglio 22, 2012 - 11:51 am

    Mi chiedo se ha fatto la fila quando distribuivano la materia grigia e, perché no, l’educazione.

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