Napolitano, le intercettazioni e il marciume morale di certa magistratura

L’italico teatrino della politica sta tornando a dare il meglio di sé. O il peggio: questione di punti di vista. Argomento del contendere: le intercettazioni in cui è incorso il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Naturalmente, tutti all’unisono a sbraitare contro l’uso scriteriato delle intercettazioni da parte di magistrati che non hanno il benché minimo rispetto nemmeno per le cariche istituzionali. Sarà, ma, se non erro, anche il Presidente del Consiglio dovrebbe essere una carica istituzionale. No, perché quando a Palazzo Chigi c’era Lui (non Buonanima, ma Silvio Berlusconi) mi sembra che le intercettazioni ai danni di alte cariche istituzionali si sprecassero senza che nessuno degli ululanti di oggi avesse di che eccepire, con la Procura di Milano che, in spregio a ogni principio di competenza territoriale e non solo, ha allestito ambaradan spionistico a tal unto costoso (tanto paga Pantalone!) che a metà anno era già senza i denari necessari “per fare la lotta alla mafia”. Insomma, la politicizzazione e il marciume morale di una parte non piccola della nostra magistratura è sotto gli occhi di tutti, come dimostra anche la sentenza che obbliga senza logica alcuna la Fiat ad assumere 145 operai a Pomigliano D’Arco.

Sinceramente, non se ne può più di una magistratura che continua a fare il bello e cattivo tempo. Tanto più se può farsi forte del fatto che una classe politica delegittimata dai propri comportamenti non può presentarsi davanti al popolo per prendere quei provvedimenti che sarebbero sì necessari per ripristinare un minimo di Stato di diritto, ma che presi da un Parlamento privo di ogni decenza suonerebbero come provvedimenti in difesa della casta. Mai come in questa circostanza si possono osservare le conseguenze di ciò che sta alla base dei mali della Repubblica Italiana, ossia quella mancanza di legittimazione reciproca, risalente agli anni immediatamente successivi alla fine della Seconda Guerra mondiale, tra Pci e partiti filo-occidentali (Dc in primis) e che le inchieste di Mani Pulite hanno finito per perpetuare. Una mancanza di legittimazione reciproca che impedisce alla nostra classe politica di agire di concerto quando c’è necessità di farlo, come in questo caso.

Certo, in molti obietteranno che la corruzione rende necessaria l’opera dei magistrati. Pia illusione. E pure pericolosa, perché credere che la corruzione sia sempre colpa del cattivo di turno mette in pace la coscienza e non risolve i problemi, tanto più se il cattivo di turno (es. Berlusconi) è additato come tale dai detentori del potere reale (poteri forti, magistrati e burocrazia) che hanno tutto l’interesse a difendere un sistema che genera corruzione. Da quando Mani Pulite ha cancellato i partiti filo-occidentali della Prima Repubblica la corruzione è stata tutt’altro che debellata, nonostante l’attivismo di diverse procure. In compenso, si è acuita la spaccatura politica in un paese che, dopo essere stato per quasi 50 anni un fronte caldo della Guerra Fredda, di tutto aveva bisogno tranne che di continuare a dividersi. La verità è che l’Italia è un paese corrotto perché ha istituzioni che fanno a pugni con la modernità. Se si pensa, ad esempio, all’ambiguità della nostra costituzione in merito a istituti come proprietà e iniziativa privata e la libertà di impresa (la famosa “funzione sociale dell’impresa”), nonché alla debolezza che la costituzione stessa assegna all’esecutivo favorendo in tal modo i peggiori compromessi al ribasso tipici delle peggiori pratiche assembleari (partitocrazia), ecco che la corruzione diventa l’unico modo per fare andare avanti le cose. E questo spiega perché la rivoluzione di Mani Pulite si è rivelata un’illusione. Un’illusione pericolosa, però, in quanto fa del magistrato un Dio onnipotente in grado di togliere la libertà a chiunque in barba alla legge che dovrebbe far rispettare e del politico corrotto la causa di ogni male, quando semmai è l’effetto prodotto da un sistema istituzionale obsoleto che seleziona uomini politici corrotti che proprio in quanto tali riescono a far “camminare” le italiche cose ungendo i meccanismi di una selva burocratica debordante. Inoltre, le forti discriminazioni operate dai magistrati contro partiti e personaggi che si sono opposti all’ex-Pci e al partito di Repubblica hanno finito volutamente per favorire chi dallo Stato ha tratto i propri valori di riferimento e nella burocrazia lo strumento per metterli in pratica. Quella burocrazia che è essa stessa causa di quella corruzione che questi manettari da salotto vorrebbero estirpare e invece finiscono per favorire.

Infine, quei luminari di politicanti che abbiamo, quelli che si stano stracciando le vesti per le sorti di Re Giorgio per capirci, non sono gli stessi che, in stragrande maggioranza si sono opposti alle leggi sulle intercettazioni proposte da Mastella quando al governo c’era il centrosinistra e dal Pdl quando al governo c’era Lui? Io mi chiedo, ma è mai possibile che questi signori che oggi sbraitano dopo essersi opposti a qualsiasi provvedimento sulle intercettazioni continuino a parlare allegramente al telefono di come fottere gli italiani? Delle due l’una: o approvate una legge sulle intercettazioni, oppure abbiate la decenza di smettere di raccontarvi tutto al telefono o, in mancanza di tale decenza, abbiate almeno quella di non lamentarvi se i contenuti delle vostre telefonate finiscono nella cronaca giudiziaria dei principali quotidiani nazionali.

 

(La Voce di Romagna, 25/6/2012)

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  1. #1 di renzoslabar il giugno 25, 2012 - 6:51 pm

    Certo che la risposta di Formigoni, sulla indagine a suo carico e mai ricevuta, è stata da manuale.

    Mandi,
    Renzo Riva
    C.I.R.N. F-VG – Comitato Italiano Rilancio Nucleare
    e
    P.L.I. F-VG – Energia e Ambiente
    renzoslabar@yahoo.it
    http://renzoslabar.blogspot.com/
    +39.349.3464656

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