Tecnocrati: le buone intenzioni che producono disastri

Della sinistra, Winston Churchill diceva che è una nave che quando parte non sa dove va, quando arriva non sa dov’è, e fa tutto questo con i soldi degli altri. Ebbene, la storia della sinistra non fa che confermare l’acutezza degli aforismi di Churchill.

Dapprima Karl Marx che voleva abbattere il sistema capitalistico e la proprietà privata, poi John Maynard Keynes, che vedeva in consumo, spesa pubblica in deficit e politiche monetarie allegre (in pratica inflazionistiche) i motori dello sviluppo, mentre considerava il risparmio privato come un elemento di contrazione dell’economia. Insomma, se Marx voleva abolire la proprietà privata, Keynes la voleva limitare allo “stretto necessario” lasciando paternalisticamente le decisioni che contano nelle mani di politici e banchieri, secondo lui più avveduti del micragnoso e spilorcio uomo della strada, ostinato nella sua perversione di non voler fare il passo più lungo della gamba e nel non spendere più di quel che si può permettere. Ma visti gli inferni prodotti dai paradisi terrestri comunisti e i bilanci pubblici da bancarotta fraudolenta delle politiche keynesiane, ecco spuntare il rimedio della sinistra ai danni prodotti…dalla sinistra, ossia il tecnocrate. Una volta scoperto che Marx è peggio di Schettino e con lui la nave va a sbattere, e che anche con Keynes al timone l’incertezza sul porto d’attracco continua a restare, ecco che arriva il tecnocrate a ridare la rotta, sistemando i bilanci pubblici. Il tutto, con i soldi altrui (ossia a suon di tasse), così la dimostrazione del Teorema di Churchill è completa.

Come ragionano i tecnocrati? Un po’ come il marxista Georgy Lukacs: se le teorie non coincidono con i fatti…beh! Peggio per i fatti. E oggi, al governo dell’Italia, abbiamo uno dei più noti esponenti della tecnocrazia europea: Mario Monti, euroentusiasta a tal punto che, nel corso della puntata dell’Infedele del 15 novembre 2011, se ne è uscito dicendo che: “stiamo assistendo al grande successo dell’euro, soprattutto per la Grecia”. Ed elogiando la diffusione della cultura tedesca della stabilità, ha indicato il “caso di scuola di una Grecia costretta a dare abbastanza peso alla cultura della stabilità e che sta trasformando se stessa”. E in quest’ultima frase c’è tutta l’ideologia tecnocratica che pretende di plasmare persone e popoli secondo quelle che dovrebbero essere le intenzioni del tecnocrate di turno. Insomma, l’antico ideale platonico del governo dei sapienti adattato all’era dei superstati sovranazionali.

Del resto, tecnocrati sono anche Carlo Azeglio Ciampi e Romano Prodi, e tecnocrate fu il professore di quest’ultimo, ossia Beniamino Andreatta. Ad esempio, fu proprio grazie all’ impulso di Andreatta, dettato da motivi encomiabili e del tutto condivisibili, che si consumò il cosiddetto divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia. Infatti, è del 12 febbraio la lettera con cui Andreatta si rivolse all’allora Governatore di Bankitalia Ciampi. Poiché, come ricordava quest’ultimo, “a provocare l’alto livello d’inflazione hanno concorso la spesa pubblica e le sue forme di finanziamento”, per sottrarre il potere di spesa alla classe politica democristiana e socialista, ritenuta troppo corrotta, le autorità monetarie eliminarono i vincoli di portafoglio delle banche che consentivano al Tesoro di approvvigionarsi di valuta a bassi tassi di interesse, nella speranza che lo Stato si mettesse un po’ a dieta. Ciò non accadde, così i disavanzi pubblici vennero finanziati a tassi di mercato, molto maggiori, e il risultato fu l’esplosione del debito pubblico, che per effetto della capitalizzazione accelerata dei tassi stessi, raddoppiava ogni 3-4 anni. Certo, le intenzioni erano le migliori e, come spesso accade, le scelte dei tecnocrati furono prese nell’aspettativa che la classe politica, messa di fronte al fatto compiuto, si assumesse le proprie responsabilità. Purtroppo, ciò non è mai accaduto. Basti pensare a quando Ciampi, nel 1992, per difendere il tasso di cambio della lira rispetto al marco alzò il tasso di sconto al 15% e bruciò riserve valutarie per 70 mila miliardi delle vecchie lire. Inutilmente e sanguinosamente, perché due settimane dopo fu costretto comunque a svalutare la lira sotto il peso dell’azione dei mercati finanziari. E Prodi non fu da meno quando disse che una volta entrati nell’euro, le classi politiche dei paesi latini sarebbero state spinte a fare le riforme. Si è visto come è andata.

La tattica di questi tecnocrati è quella di mettere i governanti davanti al fatto compiuto dicendo loro: “vediamo se adesso avete il coraggio di continuare a rubare”. Eppure, dovrebbero sapere che esiste un indirizzo economico nato negli Stati Uniti alla fine degli anni ’40, quello delle Public Choice (scelte collettive), che vede nel politico non un soggetto neutrale e disinteressato, bensì un attore attivo con interessi propri che hanno la priorità su quelli della collettività e che tra il consenso facile di breve periodo e una politica lungimirante sceglie sempre il primo. Purtroppo, tra l’idea originaria cattolica e liberale di Europa dei popoli e quella tecnocratica e statalista di superstato europeo, ha prevalso quest’ultima. E si sa che quando Stato e burocrazia si espandono, amministrarli diventa sempre più difficile e i politici finiscono per delegare tutto ai tecnocrati, dimostrando una volta di più che più lo Stato e la burocrazia conquistano spazi e più creano le condizioni per la propria indispensabilità. E per la nostra schiavitù.

 

(La Voce di Romagna, 27/5/2012)

Annunci
  1. #1 di Lionello Ruggieri il maggio 27, 2012 - 5:31 pm

    L’unica cosa che risulta chiara da tutte queste affermazioni senza nessun neppur timido tentativo di dimostrazione è che Lei non ha mai letto Marx, né Keynes. Ci vuol tempo, deve essersi detto,e così ha preferito scriverne direttamente.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: