La favola dell’evasore cattivo e dello Stato buono

In questi giorni, lo zelo moralistico nazionale ha preso qualche salutare cantonata. La Cassazione, accogliendo la richiesta della stessa Procura della Cassazione, ha annullato con rinvio la condanna di Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa disponendo l’appello bis. E come non bastasse, anche la Procura di Firenze ha ribadito che Forza Italia non c’entra nulla con le stragi mafiose del 1993.

Ciononostante, cresce ogni giorno di più il consenso che sta incontrando l’approccio moralistico ai problemi nazionali, complice la condotta immorale di una classe politica tutta intenta a difendere i propri privilegi. Certo, la classe politica è quella che è, ma è a causa delle nostre istituzioni politiche ed economiche, inadatte a far funzionare un paese moderno, che ai vertici della politica e delle grandi istituzioni economiche e finanziarie vengono selezionati persone e comportamenti sbagliati. Un’eccessiva presenza statale nell’economia, associata a struttura produttiva scarsamente concorrenziale, non può che generare corruzione e inefficienza, con imprenditori incentivati più a trovare metodi per evadere o eludere un fisco scandalosamente esoso o a ingraziarsi il potere politico, che ad accontentare i consumatori. In tal modo, invece di cercare rimedi, l’opinione pubblica è spinta a cercare capri espiatori, l’ultimo dei quali è il bieco evasore fiscale. In nome della lotta all’evasione si sta davvero accettando di tutto. Dal divieto al pagamento in contanti dai mille euro in su (roba che non esiste nemmeno in Germania o in Inghilterra), al fatto che chi va in contenzioso si vede da subito bloccati i pagamenti da parte dello Stato e deve subito versare il 30% della cifra contestata (cosa non richiesta alla controparte statale), per finire all’ultima trovata del direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera, ossia il proposito di istituire un bollino blu per i contribuenti onesti, una sorta di certificazione per distinguere chi paga le tasse dagli evasori veri o presunti. Con un’immagine un po’ forte, il presidente dell’Ascom Confcommercio di Padova, Fernando Zilio, ha paragonato l’assenza del bollino blu sulle vetrine dei negozi italiani alla stella di David affissa su quelle dei negozi gestiti dagli ebrei nel ’38. Un paragone eccessivo (oggi non si rischia il lager, è bene ricordarlo!), ma forse non del tutto infondato. La logica dello Stato è la stessa, ossia mettere più o meno arbitrariamente alla gogna una determinata categoria di persone a fini di consenso politico.

La verità è che abbiamo un fisco con aliquote impossibili, che costringe spesso chi produce a scegliere tra l’evasione fiscale e la chiusura dell’attività, mentre chi paga, lungi dall’essere premiato con aliquote sopportabili, è vessato con procedure tortuose e cervellotiche. E, quel che è peggio, abbiamo uno Stato che deve oltre 70 miliardi € al sistema delle imprese. Uno Stato allo stesso tempo aguzzino e inadempiente, di fronte al quale la stampa di regime si permette ancora di parlare di mancanza di onestà dell’italiano medio di fronte al fisco. A tal riguardo mi viene in mente il paragone tra i sovrani rinascimentali spagnoli e francesi fatta dallo storico cattolico Rodney Stark, nel suo libro La Vittoria della ragione: Carlo V e, dopo di lui il figlio Filippo II, per 80 anni “si svegliavano ogni giorno all’alba e lavoravano in modo diligente all’amministrazione dei loro immensi territori. Se fossero stati dei fannulloni o donnaioli avrebbero arrecato meno danni alle economie di cui erano responsabili. Invece, i sovrani francesi erano abbastanza pigri e molto meno onesti, eppure, in termini di progresso economico, sotto il loro dominio la Francia andò meglio della Spagna”. E ancora: “Questa è la più grande ironia: dato un dominio tirannico, una dilagante corruzione governativa procura gradi di libertà che non esistono sotto tiranni onesti e scrupolosi”.

Per quanto donnaiolo e pasticcione, siamo sicuri che Berlusconi facesse meno danni di Befera e dell’ideologia che lo sostiene? Ce lo dirà la prossima mazzata fiscale, che sarà tremenda, in quanto il suo piatto forte, l’Imu, è un’imposta iniqua e regressiva che colpirà soprattutto i redditi più bassi. E chi attribuisce al “virtuoso” Mario Monti il merito dell’abbassamento dello spread tra Btp e Bund tedeschi, “ringrazi” piuttosto l’altro Mario, Draghi, che fra dicembre e febbraio ha monetizzato debito immettendo oltre 1000 miliardi € di liquidità creata dal nulla all’1%, scadenza a tre anni (sic!). Denari che, nel caso italiano, le banche hanno usato per sottoscrivere titoli del debito sovrano, facendo così abbassare i loro rendimenti e, di conseguenza, gli interessi su di esso.

Naturalmente, denari sottratti agli investimenti produttivi e che continueranno a rimanere tali finché alle aste dei Btp verranno collocati ogni anno fra i 300 e i 400 miliardi di Btp per finanziare una spesa pubblica corrente in continuo aumento. Se un’impresa ha una divisione in perdita e una che fa profitti, investirà nella seconda e chiuderà la prima. Ebbene, lo stato italiano continua a fare il contrario, perché mentre le imprese vengono giudicate ogni giorno dal mercato, i politici italiani vengono giudicati da un elettorato reso parassitario dallo Stato stesso, che continua a introitare risorse a scapito dell’economia produttiva, con il consenso di un’opinione pubblica che, nonostante le lamentele contro la casta, continua a bersi la storia dell’evasore cattivo.

 

(La Voce di Romagna, 14/3/2012)

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  1. #1 di gatti massimo il agosto 24, 2012 - 9:52 am

    amico la penso come te e VOGLIO fare qualcosa per il bene dei nostri figli
    ho fondato una cosa pulita ed onesta mi piacerebbe parlare con te
    buona giornata
    Massimo

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