Articolo 18, università e bamboccioni: i totem della sinistra conservatrice

Certo, è curioso come nell’Italia democratica e antifascista solo chi si genuflette davanti ai santuari dell’antifascismo, che in Italia costituisce la foglia di fico del politicamente corretto, possa permettersi di esprimere il proprio pensiero senza beccarsi strali di insulti a non finire.

Ebbene, questo è il caso di alcuni ministri del Governo Monti, che pure sono sostenuti anche dal Pd. Cos’hanno fatto, dunque, i reprobi? Hanno messo in discussione il mito del posto fisso contro il parere dei sindacati, e in particolare della Cgil e della sua zarina Susanna Camusso. Tutto il ciarpame progressista, da Bersani, a stampa e intellighenzia di sinistra, dovrebbero spiegare come mai Padoa Schioppa ha potuto permettersi di chiamare i giovani bamboccioni tra gli applausi scroscianti della sinistra di governo, mentre Anna Maria Cancellieri non può permettersi di chiamarli mammoni. Possibile che lor signori si sentano in dovere di rimproverare ad altri tutto ciò che loro si ritengono in diritto di dire e fare? Certo, ha ragione chi ha fatto notare che le figlie del Ministro del Lavoro Elsa Fornero, responsabile dell’eventuale riforma dell’articolo 18, hanno fatto rapida carriera nelle università dove insegnano mamma e papà. Con ciò mostrando che anche nel Governo Monti c’è chi predica bene contro il mito del posto fisso e razzola male sistemando i propri figli nell’università dove insegnano i genitori. Naturalmente, un’università pubblica, in cui eventuali costi provocati dal nepotismo vengono scaricati sulla collettività. Detto questo, però, è del tutto inaccettabile la posizione di netta chiusura alla modifica dell’articolo 18 da parte di Pd e sindacati.

Purtroppo, l’Italia è un paese molto incline a ragionare per ideologie e a sinistra questa tendenza è ancor più marcata. E l’ideologia, per avere successo, ha bisogno di simboli attorno ai quali coagulare consensi, come l’articolo 18, autentico totem per la sinistra e la Cgil, dai cui diktat il Partito Democratico si guarda bene dal dissentire.. E si sa che i totem sono sacri dogmi e su di essi non si discute. Si adorano e basta. In ogni modo, la sinistra ha ben poca legittimità morale per avanzare critiche in materia di lavoro giovanile. Infatti, il fenomeno dei bamboccioni è la conseguenza di due sciagure nazionali come la previdenza e l’università, del cui malfunzionamento la sinistra porta gran parte delle responsabilità. Riguardo alla prima, va ricordato che nell’autunno del 1994 sinistra e sindacati, con la complicità dei soliti leghisti, mobilitarono le piazze contro la riforma delle pensioni dell’allora governo Berlusconi. Una riforma strutturale che avrebbe inciso sulla spesa pubblica e avrebbe giovato alle generazioni più giovani, se si pensa che i bamboccioni sono il prodotto di quei padri cinquantenni pensionati, beati e nullafacenti, che negli anni di vacche grasse erano tutti intenti a girare nelle agenzie di viaggi in scarpe da tennis, perennemente abbronzati. Nel sistema pensionistico a ripartizione che la sinistra ha sempre difeso, se una generazione va in pensione presto, quella successiva dovrà far fronte a un monte pensioni elevato e le tasse sui suoi stipendi saranno di conseguenza molto alte. In tal modo, si sommeranno i difetti di un costo del lavoro che è allo stesso tempo troppo alto per il datore di lavoro, che così è restio ad assumere, e troppo basso per il dipendente, che fatica ad accumulare le risorse necessarie per uscire di casa e farsi una famiglia.

Riguardo all’università, anch’essa feudo della sinistra, l’annuncio da parte del governo Monti di abolire il valore legale del tutolo di studio dovrebbe essere seguito dai fatti. L’idea è quella giusta, così chi va all’università ci andrebbe per imparare qualcosa che ritiene veramente utile e non per conseguire un pezzo di carta. E altrettanto giusto sarebbe aumentare le tasse universitarie fino a coprire l’intero costo, aumentando le borse di studio dei più meritevoli. Così, all’università andrebbe chi da quell’esperienza può trarre profitto, mentre i perditempo sarebbero incentivati a cercare da subito lavoro, magari in quei settori in cui si cercano lavoratori, ma non se ne trovano. Invece, l’università italiana è un rifugio per disoccupati, una fabbrica di disadattati buoni a nulla e capaci di tutto, mentre chi potrebbe mettere a frutto la laurea, in virtù di un mercato del lavoro troppo rigido e tassato, è incentivato a emigrare.

Dalla Costituzione al sistema di welfare, la sinistra difende istituzioni modellate sulla società agricola, basata sul rispetto dei cicli naturali e la conservazione, mentre la società industriale in cui abbiamo scelto di vivere, per funzionare richiede mobilità e innovazione. Applicare regole dirigiste adatte a una comunità di villaggio in un paese (che vorremmo) moderno ha come unico effetto quello di sommare i difetti di entrambi. Infatti, della società agricola noi italiani abbiamo la tendenza all’immobilità, ma non la fecondità. Non è perciò più difendibile un modello di Welfare che combatte la disoccupazione di vecchiaia con i prepensionamenti e quella giovanile mantenendo i giovani parcheggiati all’università il più a lungo possibile a carico della collettività. Un modello che ha permesso alla generazione dei sessantottini tanto mitizzata dalla sinistra di godere di ogni comodità, condannando i giovani d’oggi a vivere come una generazione di paria in una società organizzata per caste, al cui vertice agisce un’inamovibile gerontocrazia.

 

(La Voce di Romagna, 9/2/2012)

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  1. #1 di Lionello Ruggieri il febbraio 9, 2012 - 11:52 am

    No. Chi divrebbe spiegare qqualcosa è Lei che dovrebbe spiegare chi Le dà il permesso di definire sprezzantemente ciarpame tutto quello che viene da una aprte diversa dalla sua. Cominci a mostrare un po’ di ripsetto per gli altri, a parlare di sinistra abolendo il ogni forma sfacciate e velata di disprezzo e poi potrà chiedere conto, con cortersia educazione e rispetto, del comportamento altrui. Se non sbaglio poi Lei si autodefinisce liberale. Noti: ho detto si autodefinsce liberale non ho detto è un sedicente liberale.

  2. #2 di Roberto Neri il febbraio 10, 2012 - 10:02 am

    Bravo Carlo non è detto però che tutti i figli siano uguali ci sono anche quelli meritevoli di insegnare all’Università anche se sono figli d’arte.Quanto poi al sig.Lionello,che reazione violenta non avrà la coda di paglia, e lui si definisce liberale?
    Roberto Neri

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