La retorica antievasori fa acqua da tutte le parti

Questi sono giorni in cui la popolarità del Presidente del Consiglio Mario Monti è messa a dura prova. Prima il nein di Angela Merkel all’estero e ora le resistenze in patria delle varie corporazioni nella battaglia, giusta e lodevole, del governo sulle liberalizzazioni.

Monti, però, si sta dimostrato alquanto furbo, ricorrendo a metodi davvero cinici per uscire dall’angolo, primo fra tutti la retorica falsa e melensa della lotta all’evasione fiscale. Già il 7 gennaio se ne era uscito dicendo che «Le mani in tasca agli italiani le mettono gli evasori», aggiungendo che: «L’espressione corrente di “mettere le mani nelle tasche degli italiani” non mi ha mai persuaso». Ebbene, 11 giorni dopo ha replicato dicendo che chi non paga le tasse «offre ai propri figli un pane avvelenato» perché «li renderà cittadini di un Paese non vivibile». Per carità, in un paese ad alta evasione fiscale e con i conti pubblici disastrati com’è l’Italia è del tutto naturale che un governo si prodighi per recuperare quanto dovuto all’erario. Quello che è del tutto inaccettabile è la propaganda governativa mirante ad additare lavoratori autonomi, proprietari di suv o di natanti al pubblico ludibrio. Del resto, da sempre il potere ha sempre cercato di mettere i propri sudditi gli uni contro gli altri applicando la strategia del divide et impera. E oggi più che mai riesce nel proprio intenti, grazie a quella macchina opaca e complessa che è lo Stato moderno.

Sì, perché lo Stato, come diceva l’economista francese Frederic Bastiat, è quella grande finzione in forza della quale tutti vivono alle spalle di tutti. E più esso si espande e più finisce per alimentare una guerra di tutti contro tutti per la conquista delle prebende che esso stesso offre, fomentando continuamente la discordia fra i cittadini, come dimostra quanto sta facendo il governo italiano. Non è davvero tollerabile asserire, come fa Monti, che le mani in tasca agli italiani non le mette lo Stato, quando la tassazione totale sulle imprese raggiunge il 68,6%. Così come è intollerabile esibire tabelle con medie nazionali in cui si evince che professionisti e piccole imprese guadagnano meno dei lavoratori dipendenti. Medie che i telegiornali esibiscono con malcelato gusto per la gogna e che lo stesso Attilio Befera ha definito non veritiere a Matrix l’11 gennaio. Basti pensare che una volta tolti i professionisti che muoiono e quelli che iniziano l’attività, che in un anno costituiscono ben il 50% delle attività stesse, quelle medie statistiche salgono non poco. Inoltre, occorre tenere conto che nel sud i redditi sono più bassi, il che contribuisce ad abbassare la media, e che nelle aziende familiari i redditi delle singole persone rilevati dalle statistiche non coincidono con quelli dell’azienda, costituiti dalla somma dei redditi di più familiari.

La verità è che lo stato italiano scarica sull’evasore la sua incapacità di semplificare il suo sistema fiscale; un sistema che, come sostiene Befera, va riformato profondamente, poiché genera grande incertezza, complicando la vita a contribuente e fisco. Spesso, nel contenzioso fiscale occorrono più di 1000 giorni per stabilire chi ha ragione e, quel che è peggio, lo Stato italiano cerca di compensare la sua follia normativa con provvedimenti che rasentano lo Stato di polizia. Chi va in contenzioso si vede da subito bloccati i pagamenti da parte dello Stato (es. rimborsi INPS), deve subito versare il 30% della cifra contestata (cosa non richiesta alla controparte statale), mentre il giudice fiscale non è terzo in quanto appartenente all’amministrazione tributaria. Inoltre, gli incentivi a chi esegue i controlli non vengono dati in base al riscosso, ma all’accertato e ciò fa sì che gli ispettori del fisco, in virtù di una normativa incerta e soggetta a interpretazione discrezionale, interpretino tali norme in modo da “accertare” importi elevati per effettuare concordati da una base di partenza più alta possibile. Aggiungiamo che lo Stato deve oltre 70 miliardi € alle imprese per servizi da esse prestati e che occorrono anni per riscuotere dal medesimo i crediti Iva, ed ecco che la retorica antievasione fa acqua da tutte le parti, soprattutto se a fronte di aliquote proibitive ci sono servizi pubblici scadenti e che le somme riscosse dalla lotta all’evasione non vanno a diminuire l’onere di chi le tasse le paga, ma finiscono nel calderone della spesa pubblica.

Per questo, è del tutto inaccettabile il tono pedagogico con cui Monti si rivolge agli italiani mostrandosi disgustato per l’uso dell’espressione “mettere le mani in tasca”, ritenuta non a caso volgare anche da un altro tecnocrate come Romano Prodi. E ancora più inaccettabile è vedere il successo che Monti riscuote alimentando l‘odio di tutti contro tutti attraverso la retorica della guerra santa all’evasione fiscale presso un’opinione pubblica incline all’invidia sociale; aiutato in questo da una giurisprudenza fiscale di cassazione e corte costituzionale che dà sempre ragione allo Stato.
Per chi è liberale, tutto questo è intollerabile. Come ha ricordato Oscar Giannino sempre a Matrix l’11 gennaio, nel settembre del 1907, con una pressione fiscale di ben 21 punti inferiore a quella di adesso, Luigi Einaudi disse che: “La frode fiscale da parte del contribuente non si potrà considerare a tutti gli effetti reato fino a che essa sarà la reazione a uno Stato fiscale vessatorio”. Ogni tanto sarebbe il caso di ricordarlo a questo paese di aspiranti questurini.

(La Voce di Romagna, 20/1/2012)

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  1. #1 di Lionello Ruggieri il gennaio 20, 2012 - 10:04 am

    Anche ammettendo che gli imprenditori che cominciano o finiscono nel corsso dellanno fiscale siano il 50% del totale e che questi abbiano redditi apri a zero, rimangono redditi medi da 2.000 euro al mese. E non sono credibili ugualmente. sono altre le cose da rimproverare allo stato e la sistema fiscale.. L’EVASIONE IN ITALIA C’E’. E QUALCUNO SARA’ PURE COLPEVOLE DI PRATICARLA. Il resto è chicchiericcio vuoto, sciocco e inutile.

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