Essere onesti è bene, soprattutto quando si è liberali

Il 23 dicembre, in un articolo che condivido in pieno, Giuseppe Ghini ha sottolineato come l’onestà sia una dote più legata alla persona che ai valori che essa professa. Sulla scorta di quanto sosteneva suo nonno, che divideva gli uomini in galantuomini e disonesti, Ghini, pur essendo anticomunista, ha più rispetto di un comunista che disdegna ogni privilegio che di un cattolico che predica valori cristiani, ma non disdegna privilegi moralmente discutibili, benché goduti in conformità alla legge.

Ebbene, anch’io, come Ghini, mal sopporto chi predica bene e razzola male e gli esempi da lui indicati li ho trovati del tutto pertinenti. Quel che vorrei aggiungere, però, è che parlare di onestà è un po’ come maneggiare la nitroglicerina, soprattutto quando l’analisi del comportamento dei singoli lascia il posto a quella del comportamento di una collettività. Sì, perché laddove non vige un comune sentire orientato alla libertà, sovente accade che le etichette di onesto e disonesto vengano appiccicate addosso a determinate categorie e non a determinate tipologie di comportamenti. Basti pensare a quanto accade in Italia, dove il Partito di Repubblica si sente da sempre in diritto di concepire la politica, non come una lotta tra opposti interessi ugualmente legittimi, bensì in termini di conflitto tra onesti e disonesti, ossia tra chi ha perciò il diritto di governare sempre e chi non ha il diritto di governare mai.

Laddove la mancanza di un’etica liberale lascia il posto allo zelo giacobino, l’onestà può essere foriera di conseguenze pericolose. Molto spesso, proprio in nome dell’onestà sono saliti al potere i dittatori più sanguinari. Si pensi, ad esempio, alla figura di Ho Chi Mihn, la cui onestà cristallina ne fece un leader in grado di condurre alla vittoria il Vietnam del Nord contro gli Stati Uniti. Peccato che la moralità integerrima di Ho Chi Mihn fosse la conseguenza dell’attaccamento a un’ideologia sanguinaria, il marxismo-leninismo, il cui carattere di religione terrena suscitava una devozione fortissima nei suoi seguaci e uno zelo particolare nei suoi sacerdoti, uno dei quali fu appunto Ho Chi Mihn. Stesso discorso vale per Adolf Hitler, se vogliamo cercare esempi al di fuori della tradizione giacobina. Tutti gli studiosi del nazismo, qualunque fosse la loro tendenza politica, concordano sul fatto che Hitler tutto fu meno che disonesto. Ha fatto ciò che ha detto come nessun altro politico, con una fermezza intellettuale e pratica inarrivabile. Eppure, nessuno può negare che egli sia stato il male assoluto.

Certo, come dice giustamente Ghini, l’onestà è questione di uomini e non di ideologie professate. Ma se questo è vero, quello in cui l’onestà fa difetto rischia di essere un paese perduto per sempre. In realtà, qui entrano in gioco le istituzioni, siano esse politiche, economiche o giuridiche. Laddove tali istituzioni sono improntate allo statalismo e non alla libertà, gli uomini non saranno mai incentivati a comportarsi onestamente. Infatti, essere liberi significa sì poter agire come meglio si crede senza interferire con la libertà altrui, ma proprio in virtù del rispetto dell’altrui libertà, ognuno deve essere responsabile dei propri comportamenti e, in particolare, dei propri errori. I paesi in cui vigono istituzioni autenticamente libere sono proprio quelli in cui chi sbaglia paga per i propri errori e non può scaricare sugli altri le conseguenze di eventuali comportamenti irresponsabili. Laddove si privatizzano i profitti e si socializzano le perdite, come accade troppo spesso in Italia, allora la libertà è disgiunta dalla responsabilità e declina in permissivismo e lassismo nei costumi, rafforzando così l’incentivo alla disonestà. Inoltre, perché ci sia onestà, occorre anche che le cose funzionino e siano organizzate bene. Non più di un anno fa, si scoprì che il comune di Chicago funzionava a forza di nepotismo e corruzione. Ebbene, da uno studio del caso si scoprì che organizzazione e regolamenti erano talmente sbagliati che nepotismo e corruzione erano gli unici sistemi per far funzionare la macchina comunale. Insomma, a livello politico, libertà e raziocinio precedono e incentivano l’onestà. Del resto come diceva Gunnar Myrdal, padre della socialdemocrazia svedese: “Gran Bretagna, Olanda e i paesi scandinavi, dove oggidì la corruzione é assai limitata, ne avevano invece molta duecento anni fa e anche dopo, praticamente fino all’interludio liberale tra mercantilismo e moderno stato del benessere. Fu durante tale interludio liberale che sorse il tipo di Stato saldamente organizzato. Una delle sue caratteristiche era rappresentata da un sistema politico e amministrativo contrassegnato da un alto livello di integrità personale. Mentre sono stati accuratamente studiati i vari fenomeni della liberalizzazione della produzione e del commercio […] molto minore é stata l’attenzione per gli studiosi di storia politica ed economica per il modo in cui lo Stato, da corrotto, si venne trasformando nel forte e incorrotto Stato liberale”.

In conclusione, è bene dare ascolto a Ghini quando ci ricorda che l’onestà dei singoli sta nel loro comportamento non nelle idee che professano, ma quando si passa dal singolo alla comunità e si entra così nell’ambito politico, allora la libertà deve venire prima di tutto, poiché laddove essa non alberga, vige l’onestà di chi, come Hitler e Stalin, ha sterminato milioni di persone senza intascarsi un centesimo. Un’onestà che non vorrei mai sperimentare sulla mia pelle.

 

(La Voce di Romagna, 28/12/2011)

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  1. #1 di Lionello Ruggieri il dicembre 28, 2011 - 11:03 am

    Devo ammettere che Lei è coerente e che in ogni occasione continua a dire sciocchezze con una tenacia degna di miglior causa. In particolare: a) l’onestà non si riferisce solo a “non rubare”, b) Hitler fu economicamente disonesto in puro stile italiota facendosi pagare per l’uso da lui voluto della sua immagine sui francobolli e per i diritti d’autore sul Mein Kampf propagandato dal suo regime; c) utti noi e da sempre preferiamo chi è concretamente onesto a chi di onestà ne parla solo (come fanno tutti i nostri politici), d) come sempre Lei non sa distinguere tra l’ideologia e chi dichiara di professarla; e) quello che Lei chiama comunismo fu, e ormai lo sanno anche i sassi; capitalismo, capitalismo di stato e l’errore fu conseguenza proprio del rimedio che Marx studiò per i danni che il capitalismo dell’epoca faceva all’uomo. Accentrando tutti i beni nelle mani dello Stato creò un ipersupercapitalista che, per di più, era pure quello che faceva le leggi e stabiliva le regole; f) chi fu economicamente onesto fu proprio, con tutti i suoi tragici errori e difetti, Stalin. Che ne dice in futuro di riflettere un po’ e assumere qualche informazione prima di scrivere?

  2. #2 di carlozucchi il dicembre 28, 2011 - 12:46 pm

    Non chiamo nulla comunismo, parola che nell’articolo non compare. Per il resto, Lei mi dà conferma di quanto ho scritto: Stalin fu proprio persona onesta.

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