La sinistra e il razzismo: doveroso lo sdegno, meschino il suo sfruttamento cinico

Per quanto si possano registrare divisioni su come affrontare il problema immigrazione, non sembra azzardato affermare che i sentimenti di sdegno e di condanna nei confronti di Gianluca Casseri per l’uccisione dei due ambulanti senegalesi abbia accomunato la stragrande maggioranza degli italiani sinistri o destri che siano.

Proprio per questo, le strumentalizzazioni politiche seguite alla strage, culminate nella manifestazione di sabato 17 dicembre, appaiono davvero meschine e prive di ogni decenza. Mai come in occasione di questa strage orrenda, tirare fuori il razzismo è del tutto fuori luogo. L’azione di un uomo palesemente disadattato con problemi a relazionarsi con il prossimo (ma non per questo incapace di intendere e di volere), culminata con una tragedia, è stata sfruttata propagandisticamente con un cinismo intollerabile dalle vestali dell’antirazzismo, che sono partite in quarta. E così, si è messa in moto la macchina della piazza, da sempre ben oliata e alimentata dalla disponibilità di un popolo (bue) di fedeli – quello della sinistra – sempre pronto a scattare sull’attenti a ogni schioccar di dita dei caporioni dell’ex-Pci.

Infatti, Bersani era lì a sfilare, con a fianco Vendola, che ha approfittato del momento per invocare io diritto di voto agli immigrati. Senza entrare nel merito della cosa, quel che va rimarcato è che la partecipazione alla manifestazione per commemorare la morte di un uomo non dovrebbe fungere da teatro per rivendicazioni e dovrebbe essere vissuta in silenzio, scansando i microfoni in segno di dignità e dolore. Sempre che il dolore per la morte delle persone in questione sia sincero. Ma lo spettacolo osceno offerto sabato dai leader della sinistra fa sospettare del contrario. Sospetti infondati, per carità, ma in tal caso si eviti di far propaganda a sproposito e non si utilizzi i cadaveri di due ambulanti per scaraventarli contro la parte politica avversa, con cui si sta condividendo un’esperienza di governo, tra l’altro.

Si è inveito contro il centro culturale di destra Casa Pound, reo di aver ospitato il Casseri in qualche occasione, come se i membri di Casa Pound fossero tenuti a sapere che di lì a qualche anno sarebbe andato giù di testa prendendo a fucilate il primo africano che incontrava sulla sua strada. Va bene che per le persone di destra vale il motto “non potevano non sapere”, però mai i centri di Casa Pound si sono segnalati per essere focolai di violenza, a differenza dei centri sociali a cui la sinistra politica e giudiziaria assicura da quarant’anni la più schifosa e ignobile impunità. Anzi, a Bologna, capitale culturale della sinistra, ufficiale e sovversiva, la sede di Casa Pound è stata data alle fiamme il 9 giugno 2009 mentre c’erano persone dentro ed è stato un miracolo che non sia morto nessuno. Chi sia stato nessuno lo sa e non sembra che ci sia molta curiosità di saperlo. Scommettiamo che se fosse morto qualcuno di sfilate non ne avremmo viste? E che dire del linciaggio a cui è stato sottoposto Camillo Langone, contro il quale si è persino invocato l’intervento dell’ordine dei giornalisti, dopo che sul Foglio aveva giustamente segnalato che se un italiano ha sparato a dei senegalesi, ciò non autorizza altri senegalesi a danneggiare motorini e cartelli stradali, gridando slogan carichi di odio e costringendo i negozianti ad abbassare le serrande? Quando Langone pretende “Che su questa vicenda dagli inquietanti tratti italofobi venga fatta piena luce, evidenziando omissioni e complicità a ogni livello, anche istituzionale”, beh, io lo pretendo con lui. E anzi, aggiungo che più che prendersela con qualche membro della comunità senegalese sarebbe ora di puntare il dito contro quel canagliume mediatico alimentato da un’intellighenzia di sinistra sempre più becera e faziosa, ormai abbandonata all’uso di una violenza verbale cieca e belluina che finisce per contagiare una sinistra politica senza spina dorsale piena di burocrati di partito buoni a nulla e capaci di tutto.

Una sinistra che, dopo l’interregno montiano, si prepara a tornare al governo sospinta dal fallimento dell’epopea berlusconiana e dallo spostamento “a sinistra” delle idee della gente, avvenuto un po’ in tutto il mondo per effetto della crisi in atto. Una sinistra che sta ritirando fuori dai cassetti le antiche “certezze” comuniste, momentaneamente riposte in seguito al crollo del Muro di Berlino, e ne sta inventando altre come il razzismo, tanto più efficaci quanto più è falsa la loro esistenza.

 

(La Voce di Romagna, 21/12/2011)

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  1. #1 di WERTHER il dicembre 27, 2011 - 1:56 pm

    Ben detto! Peccato che un articolo come questo – che dice pane al pane e vino al vino, ma politically incorrect – non venga pubblicato su un giornale a più larga tiratura, così che anche i lettori “a senso unico” di Repubblica, L’Unità e Il Fatto Quotidiano possano rwndersi conto che non tutti hanno dato il cervello all’ammasso.
    Werther

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