Colpa dell’Euro o di Satana Forse di tutti e due

In questi giorni, sulla Voce, il collega Andrea Usai, citando Suor Lucia di Fatima, ha sostenuto che “Non esiste alcun problema materiale, spirituale, nazionale o internazionale che non possa essere risolto dal Santo Rosario e dai nostri sacrifici”.

Al che, Nicholas Farrell, sulla Voce del 23 novembre, ha replicato dicendo che la colpa non è di Satana, bensì di un batterio chiamato euro e che l’Italia è malata e non posseduta. Insomma, che c’entra il male con la moneta?, si chiede Farrell. In realtà, le due tesi si conciliano, perché secondo la dottrina cattolica Satana si può insinuare nel mondo solo per mezzo dell’opera dell’uomo. A differenza dell’Islam, che è una religione dell’obbedienza, il cristianesimo è la religione della libertà. Infatti, Gesù Cristo ci ha lasciato la libertà di rifiutare Dio. A nostro rischio e pericolo, naturalmente, ma la scelta tra il credere e non credere è lasciata alla nostra volontà. E lo stesso vale quando si tratta di far entrare il fumo di Satana nel mondo (e non solo in Vaticano, come ebbe a dire Paolo VI). Ma dirò di più: non c’è strumento più luciferino di una moneta falsa e truffaldina per diffondere il male nel mondo. Certo, però, che se al Rosario, strumento della cui efficacia non dubito, si affiancasse una maggior padronanza della ragione e in particolare della scienza economica, la cosa non guasterebbe. Del resto, anche Giovanni Paolo II diceva di coniugare fede e ragione.

Indubbiamente, la crisi attuale è il frutto di errori umani. Se la crisi dei mutui proveniente dagli Stati Uniti ha evidenziato le conseguenze nefaste dell’eccesso di credito (e di debito), la crisi dei debiti sovrani europei sta rimarcando gli errori presenti nell’impalcatura dell’euro. In entrambi i casi, gli errori commessi possono essere imputati a ciò che il Premio Nobel dell’economia del 1974 Friedrich von Hayek definiva Presunzione Fatale, ossia quella presunzione di cui sono permeati politici, intellettuali e tecnocrati e che li spinge a progettare dall’alto e in maniera intenzionale istituzioni complesse come il diritto, il mercato e la moneta. Istituzioni che, al pari del linguaggio, non sono nate perché qualcuno le ha inventate e progettate, ma si sono evolute spontaneamente, adeguandosi ai problemi pratici che via via le comunità si trovavano ad affrontare. Il diritto, nell’antica Roma e nei paesi di Common law, non era il frutto di un ordinamento statale che vede nella legislazione parlamentare il suo fulcro. No, quando allora sorgeva una controversia tra due persone, ne veniva chiamata una terza che cercava un accordo tra le due e il frutto di quell’accordo costituiva il precedente giudiziario. Per secoli, quindi, la formazione del diritto avveniva in maniera spontanea, mentre oggi è in balia degli interessi di parlamenti ridotti sempre più a comitati d’affari.

E quel che vale per il diritto vale anche per la moneta. L’agire spontaneo del mercato aveva consacrato nell’Ottocento l’oro come moneta di conto (nel senso che veniva usata come misura di valore delle valute e non come circolante) e non a caso quel periodo godette di una stabilità economica e politica come pochissimi altri nella storia. Ma proprio fra Ottocento e Novecento fiorì l’ideologia positivista, secondo la quale l’uomo, grazie alle virtù taumaturgiche della scienza, era in grado di progredire senza limiti. Si applicarono i criteri delle scienze fisiche (sperimentabili in laboratorio e perciò verificabili in modo esatto) alle scienze umane (tra cui l’economia) che non possono essere verificate in laboratorio, ma solo sulla pelle degli uomini, come ben sa chi visse sotto il comunismo, il nazifascismo o chi vide le atrocità di una o due guerre mondiali. E la filosofia da cui sono scaturiti regimi ed eventi che hanno prodotto milioni di morti è la stessa di cui è permeata la costruzione dell’euro. Un’ideologia che Hayek chiama costruttivismo, ossia l’idea malata secondo cui le istituzioni basilari della nostra società sono il frutto del progetto deliberato di persone a tal punto illuminate da non dover chiedere conto a nessuno.

Ideologie, queste, non a caso avversate dalla Chiesa, poiché non ponendo limite alcuno all’uomo lo consacravano a Dio in terra, nell’illusione che il monopolio del potere coercitivo conferito dalla politica permettesse ai governi di raddrizzare il legno storto dell’umanità se solo fossero stati formati da persone oneste e integerrime, fossero anche tecnocrati e, perché no, dittatori sanguinari.

 

(La Voce di Romagna, 29/11/2011)

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