Il dibattito su democrazia e mercati: risposta a Farrell: Vedere le storture non significa volere la tirannide

Il mio collega Nicholas Farrell mi ha accusato di non amare la democrazia e l’enfasi con cui l’ha fatto merita una risposta puntuale e non banale. Spero di riuscire a fornirla. Come Farrell sa bene, sono un liberale senza se e senza ma e come tale un po’ diffido della democrazia.

Infatti, mentre il liberalismo è un’ideologia che mira a limitare il potere politico, la democrazia tende a legittimarlo. O, detto in maniera meno dottrinale, la democrazia sono due lupi e una pecora che decidono cosa c’è per pranzo, il liberalismo è la pecora con un fucile in mano che pretende di dire la sua sul menù. Del resto, anche Winston Churchill disse che era il peggior sistema politico eccetto tutti gli altri. Insomma, il male minore. Ma sempre un male. In realtà, non ho fatto un’apologia della dittatura. Infatti, nel mio pezzo di lunedì scrivo: “Purtroppo, gli stati sotto schiaffo dai mercati sono come le imprese in amministrazione controllata. La sovranità dei primi viene meno come la proprietà delle seconde”. Quel “Purtroppo” sta proprio a indicare come io ritenga negativo il fatto che i mercati dettino l’agenda a un paese. I mercati non sono qualcosa per cui fare il tifo o contro cui lanciare anatemi. Ci sono e, come ho scritto, votando ogni giorno hanno un potere reale molto maggiore di un corpo di cittadini che vota ogni tot anni. E con questo bisogna fare i conti.

A differenza della Grecia, che è un paese insolvente nel lungo periodo (non ha un apparato produttivo in grado di generare ricchezza sufficiente a far fronte ai suoi debiti), l’Italia ha un problema di liquidità, ossia ha difficoltà rifinanziare periodicamente le proprie scadenze debitorie immediate (aste Btp) e lo fa a condizione sempre più onerose. Ma un problema di liquidità, se non risolto in fretta, può degenerare in un problema di solvibilità, qualunque sia la percentuale del debito sul pil. Infatti, mentre il Giappone gestisce senza troppi problemi un debito pubblico del 200% sul pil, ci sono stati che in passato sono andati in default con un debito sul pil del 20-30% per mancanza di liquidità. E quando un problema è pressante e si è in emergenza, occorre risolverlo in fretta. E Berlusconi, condizionato com’era, non tanto da una maggioranza risicata, ma da un alleato irresponsabile e sfascista come la Lega, non aveva il potere di farlo. Che poi ci riesca Monti è tutto da vedere, ma c’è da augurarselo, perché altrimenti andiamo a ramengo tutti quanti. Per il resto, non piace neanche a me vedere un governo con Giuliano Amato ministro. Questa persona idolatrata da tutti, eppure quantomeno “distratta” se quando era il numero due del “male assoluto” Bettino Craxi non si è mai accorto di tangenti e altre belle cose che albergavano nel Psi.

Tutto quanto Farrell ha scritto riguardo a magistratura, mercato del lavoro, costituzione, governi strutturalmente deboli, euro, Ue, Fini, Bossi e quant’altro lo condivido. Non ho mancato di scriverlo anch’io sulla Voce in questi anni. Volendo, si poteva aggiungere anche Tremonti. Dissento però da Farrell quando dice che in Italia c’è mancanza di democrazia. Egli sostiene che Silvio il Magnifico è un imprenditore che crede nel libero mercato e vorrebbe fare le riforme necessarie in tal senso. È vero, però è l’unico a volerle, non solo in Parlamento, ma anche nel paese. Anche la maggior parte degli elettori del centrodestra vuole più Stato. Quante volte abbiamo sentito persone che votano centrodestra usare espressioni come “Ci vorrebbe una nuova legge che…”, “Lo Stato dovrebbe fare…”. E che dire del fatto che tutti i leader di partito, da Berlusconi a Bossi, passando per Fini, Casini, Di Pietro, D’Alema e Veltroni sono sempre lì e non schiodano mai, come dovrebbe avvenire nelle democrazie serie quando un partito perde alle elezioni? Purtroppo, tutto ciò non è per nulla anti-democratico, perché se la democrazia deve rispecchiare la volontà di un paese, questo è quel che avviene in un paese corporativo e anticoncorrenziale come l’Italia, dove i privilegi delle caste sono fortissimi, perché chi sbraita contro di essi, una volta che entra a far parte di una di queste caste li difende a spada tratta.

Infine, l’aspetto finanziario. L’Italia è fra i paesi con il bilancio pubblico più disastrato, ma o poco o tanto tutte le democrazie occidentali hanno problemi di sostenibilità del debito pubblico nel lungo periodo, poiché in nome del consenso di breve periodo, sono stati allargati i cordoni della borsa a danno delle generazioni successive prive per definizione del diritto di voto. Affermare questo non mi sembra un attentato alla democrazia. La democrazia rappresentativa è un’istituzione recente nella storia umana; è come un orfano privo di modelli passati a cui attingere che si trova a scoprire giorno per giorno problemi nuovi senza un genitore che gli indichi soluzioni. Questa crisi ci sta dicendo che le democrazie occidentali (quella italiana soprattutto) hanno un problema epocale nel rapporto finanziario tra le generazioni dovuto all’uso della moneta a corso forzoso e a un welfare basato sul sistema pensionistico a ripartizione in cui chi lavora paga le pensioni a chi già ci è andato. Negarlo mettendo la testa sotto la sabbia è il peggiore errore che un democratico possa fare, mentre far presente l’iniquità intergenerazionale della democrazia rappresentativa è il miglior modo per apportare correttivi come il pareggio di bilancio di anno in anno, evitando così di buttare via il bambino con l’acqua sporca.

 

(La Voce di Romagna, 16/11/2011)

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  1. #1 di Lionello Ruggieri il novembre 18, 2011 - 10:19 am

    A) nel parlare di sostenibilità del welfare , delle cause del debito elevato continuate a “dimenticare” i paesi del nord europa (Finlandia, danimarca, Norvegie e Svezia) o sie te mooolto distratti o non è un caso; B) Berlusconi ha voluto e vuole tutto tranne riforme che possano smupovre le acque e immettere legalità ridando al legittimo titolare Reyte Quattro ecc C) non ho mai capito come si possa pensare che se in una struttura (famiglia, fabbrica o Stato che sia ognuno si occupa solo di sé stessa pensando in piena libertà al proprio tornaconto tutto finisc per andare nel migliore dei modi nel migliore die mondi possibili)

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