I mercati hanno sempre vinto sulla democrazia (e forse è meglio così)

La fine dell’era Berlusconi sta trascinando nel delirio ciò che rimane dei suoi più accaniti sostenitori. L’appello al voto da parte di Vittorio Feltri, Alessandro Sallusti e Giuliano Ferrara denota lo stato di confusione mentale che sta colpendo gli orfani del Cavaliere.

Intendiamoci, non è che da un eventuale governo Monti ci si debba aspettare chissà quali miracoli. Può darsi che, come vanno dicendo i suoi detrattori, si trovi prima o poi nell’impossibilità di operare; del resto, qualche segnale in proposito non manca. Detto questo, però, occorre fare i conti con la realtà così com’è e non come vorremmo che fosse. L’Italia, soprattutto per colpe proprie e del suo governo, è sotto attacco da parte dei mercati. I suoi titoli del debito pubblico a 2, 5 e 10 anni vengono collocati a un rendimento prossimi al 7% e nei giorni scorsi tale soglia è stata superata. Fatto gravissimo, perché, come ha ricordato Oscar Giannino nei giorni scorsi, le camere di compensazione di Parigi e Londra (quelle in cui vengono regolate le compravendite dei titoli mobiliari) non hanno accettato i titoli del nostro debito pubblico come collaterale nelle compravendite, il che significa che per il mercato mondiale i titoli del debito pubblico italiano valgono meno della cifra stampata su di essi, ossia che della garanzia offerta dallo Stato italiano non sanno che farsene. E una volta superata la soglia del 7%, se non si inverte subito la rotta, i rendimenti possono schizzare oltre il 10%-20% in poche settimane provocando la bancarotta nazionale.

Già il fatto che troppi nostri politici non si rendano conto di questo è gravissimo. Se poi a loro si uniscono i maitre a penser (sic!) del centrodestra, allora la situazione è proprio disperata. Si ripete il mantra dello scippo della democrazia da parte dell’Europa, dei mercati e degli gnomi di Zurigo. Manca solo il complotto pluto-giudaico-massonico. L’amara verità è che tra una democrazia in cui si vota ogni tot anni e i mercati, prevalgono i secondi perché questi hanno la possibilità di votare ogni giorno e senza contrappesi. I pasdaran della democrazia se ne facciano una ragione. Purtroppo, gli stati sotto schiaffo dai mercati sono come le imprese in amministrazione controllata. La sovranità dei primi viene meno come la proprietà delle seconde. Magari vengono soltanto sospesi, ma nel momento in cui ciò avviene di fatto il loro esercizio non è più appannaggio dei rispettivi titolari.

È vero, oggi in Italia la democrazia è sospesa, ma con quale coraggio la nostra classe politica si lamenta dello scippo democratico quando anche nell’ultima legge di stabilità sono state approvate norme che aumentano i privilegi di lor signori con tanti saluti ai sentimenti anti-casta del popolo sovrano. E poi, negli ultimi 40 anni che uso è stato fatto della democrazia? Che democrazia è mai quella in cui una generazione si è garantita privilegi di ogni tipo, da posti pubblici inutili e poco faticosi nella pubblica amministrazione, alla possibilità di andare in pensione dopo 15 anni 6 mesi e un giorno, giusto per dirne due, mentre alle generazioni successive spetta solo la scelta di chi lo fregherà e dei modi in cui lo farà in nome del risanamento del bilancio pubblico, del cui sfascio altri hanno beneficiato proprio in virtù della volontà popolare? Se il popolo italiano ha avuto questo rispetto per le generazioni future ha ben poco di cui lamentarsi per lo “scippo democratico”.

Ricordo quando, nel 1992, era in corso l’elezione del Presidente della Repubblica. Il tutto si stava trascinando con le solite manfrine di rito in un Parlamento che di lì a poco sarebbe stato spazzato via dal vento di mani pulite. Ebbene, bastò l’omicidio di Falcone a far eleggere Oscar Luigi Scalfaro in tutta fretta. Lo stesso potrebbe accadere se oggi Monti trovasse ostacoli alla formazione del governo. Fiutata l’aria di ammuina, i mercati farebbero schizzare in alto i rendimenti dei nostri titoli pubblici e il governo si farebbe in quattro e quattr’otto. Per questo, il Pdl farebbe bene ad aderire subito al governo Monti, per quanto impopolari potranno essere certe misure da prendere. Da buon statalista, temo che Monti preferirà la patrimoniale a misure più liberali invise all’establishment, ma non votare questo governo significherebbe elezioni e due mesi tra campagna elettorale e formazione del governo, quando ai mercati basterebbe meno di una settimana per mandarci gambe all’aria. Anche se avremo salvato la democrazia.

 

(La Voce di Romagna, 14/11/2011)

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  1. #1 di Lionello Ruggieri il novembre 14, 2011 - 1:03 pm

    PER LA PRIMA VOLTA CONDIVIDO QUANO SCRITTO. MA SOLO SINO ALLA VENTESIMA RIGA CIRCA. QUANDO SI COMINCIA CON LA SCIOCCHEZZA DELA DEMOCRAZIA SOSPESA………..

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