I violenti hanno un nome e in troppi li giustificano

Quanto è accaduto a Roma sabato pomeriggio era ampiamente prevedibile. Già mercoledì avevo assistito personalmente in quel di Bologna all’assalto violento consumatosi davanti alla sede di Bankitalia in Piazza Cavour, una prova generale di quel che sarebbe accaduto poi di lì a tre giorni.

Gli assalti erano guidati con tanto di megafono dal leader del centro sociale TPO Gianmarco De Pieri. Certo, la violenza di Bologna non era minimamente paragonabile a quella di Roma, eppure, il clima era carico d’odio. Un odio cieco e belluino che a Roma si è moltiplicato in maniera esponenziale. Ma quel che più disgusta sono i commenti falsi e ipocriti della sinistra politica e intellettuale, estrema e “moderata”. Nel corso della diretta di Rai Tre l’inviata stava raccontando di un numero consistente di manifestanti che stava mettendo a ferro e fuoco Roma e più volte la “direttora” Bianca Berlinguer l’ha richiamata all’ordine insistendo che quella era una piccola parte del corteo, nonostante l’inviata avesse ribadito che tanto piccola non era. Da decenni i cortei della sinistra estrema in cui non partecipa la Cgil (il cui servizio d’ordine è impeccabile) finiscono con aggressioni a edifici, cose e persone, e puntualmente da sinistra si alza la sola lagna dei pochi violenti che rovinano un corteo pacifico, colorato e festoso. Davvero non se ne può più di sentire questa frase fatta che è a tutti gli effetti un’affermazione di complicità con chi compie atti violenti. Parassiti che gozzovigliano senza costrutto nelle nostre università a carico del contribuente, che anche la sinistra “moderata” è pronta a difendere appena le forze dell’ordine osano toccarli. Sia mai lì in mezzo non ci sia il figlio di qualche riccone che elargisce copiosi finanziamenti al partito.

E poi basta scaricare la colpa sui “famigerati black block”, perché incolpare persone mascherate e “senza volto” è come non incolpare nessuno e scaricare ogni responsabilità su qualche fantasma che poi si dissolverà nei meandri di qualche indagine poco approfondita, come quelle condotte sugli ambienti della sinistra antagonista. Peccato, invece, che i “famigerati black block” di sabato fossero tutti italiani e che i fermati fossero tutti personaggi noti alle questure e appartenenti ai centri sociali della sinistra antagonista. Del resto, anche Carlo Giuliani, aveva un passamontagna nel momento in cui stava aggredendo senza motivo un carabiniere che stava facendo il suo dovere. Ma una volta tolto il passamontagna, in seguito alla morte avvenuta in maniera del tutto accidentale, ecco che l’aggressore è stato trasformato in una vittima delle forze dell’ordine al servizio del sistema capitalistico. A testimonianza che, suo malgrado, Carlo Giuliani aveva in un certo qual modo “adempiuto” al ruolo sacrificale auspicato dagli organizzatori della protesta. Era il morto che questi delinquenti cercavano, a Genova nel 2001, come a Roma sabato.

Riguardo ai politici, svetta sempre per cinismo Antonio Di Pietro, che dopo aver evocato il morto per anni non ha trovato di meglio che esprimere solidarietà a “quel 99% di manifestanti che hanno respinto le provocazioni”, (come se non mettere a ferro e fuoco le città fosse un titolo di merito e non un atto dovuto), si chiede, assieme a Bersani, come poche centinaia di teppisti abbiano potuto agire indisturbati per ore. Ebbene, vada a lamentarsi con i suoi ex-colleghi magistrati, a partire da quelli che a Genova hanno condannato i poliziotti in seguito ai fatti del G8 del 2001. Il segnale è chiaro, per alcuni spezzoni della magistratura italiana i criminali sono quelli in divisa e ai violenti della sinistra antagonista immunità diplomatica. Insomma, gli agenti hanno capito l’antifona: se si lascia la città in balia di questi delinquenti paga Pantalone, se proviamo a riportare l’ordine paghiamo noi. Allora, chi ce lo fa fare? Blanditi da banchieri centrali, super manager con stipendi d’oro e stock options, nonché da quotidiani di proprietà di tutti questi potenti, questi delinquenti sanno di poter contare sulla più completa impunità da parte di un magistratura quanto meno benevola. E il tutto con l’avallo di una sinistra, che con la sua consueta doppiezza finge di inorridirsi parlando di violenza inaccettabile quando le città vengono messe a ferro e fuoco, salvo trasformare in martiri i violenti e in criminali le forze dell’ordine, e alimentare la teppaglia dei centri sociali, attraverso il denaro pubblico elargito a man bassa dai suoi amministratori locali. Infatti, già da domenica sono iniziati i primi distinguo da parte di politici e quotidiani di sinistra e poi, immancabile, arriva il professorino universitario (o la professorina universitaria) di turno che dall’alto del suo posto garantito di dipendente pubblico si sente in diritto di giustificare l’ingiustificabile ricorrendo ad argomenti triti e ritriti come il disagio giovanile o amenità varie.

La verità è che dal Sessantotto a oggi la sinistra ha costruito una base di consenso ideologico tutt’altro che piccola attorno ai centri sociali e all’universo antagonista. Un consenso che si estende oltre tale ambito, come ho potuto notare a Bologna mercoledì durante l’assalto alla Banca d’Italia, quando a debita distanza diverse donne borghesemente vestite e con fare radicalchic solidarizzavano con i manifestanti. Un consenso la cui rinuncia comporta un prezzo troppo alto per una sinistra incosciente e totalitaria che crea mostri che poi non è più in grado di controllare ed è costretta a blandire.

 

(La Voce di Romagna, 18/10/2011)

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  1. #1 di Lionello Ruggieri il ottobre 18, 2011 - 9:03 pm

    E’ assolutament einllegibile. Al G8 di genova ci fu la scuola Armando Diaz e la caserma Bolzaneto. E non serve dire altro.

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