Il Cav non diventi l’asso nella manica degli sfascisti

Personalmente, ritengo coloro che nel corso di questi 17 anni hanno combattuto Silvio Berlusconi i maggiori responsabili dello sfascio politico e morale dell’Italia. E fra questi vanno annoverati anche alleati e compagni di strada nell’avventura governativa intrapresa negli ultimi 10 anni.

Riguardo ai nemici, è facile individuarli in coloro che hanno dapprima cavalcato l’onda di e poi tratto beneficio da tangentopoli e dall’inchiesta Mani Pulite, ossia quel connubio tra poteri forti (magistratura, sindacati e grandi industriali proprietari dei maggiori quotidiani nazionali) ed ex Partito comunista (Pds, poi Ds e oggi Pd). Ai quali vanno aggiunti burocrati grandi e piccoli, intellettuali – comprendenti attori e comici di regime e professori di scuola e università di stato – e i tre Presidenti della Repubblica succedutisi negli ultimi 21 anni (Scalfaro soprattutto). Riguardo agli alleati, fra gli ex-fascisti, i democristiani di Casini e la Lega, sobillata da Giulio Tremonti, hanno fatto a gara per stroncare sul nascere la rivoluzione liberale, riuscendoci pienamente.

Insomma, di nemici Berlusconi ne ha avuti tanti e se il suo progetto di rivoluzione liberale è fallito qualche giustificazione ce l’ha. Questo, però, non toglie che qualcosa in più poteva fare e di errori ne ha commessi, primo fra tutti quello di puntare su se stesso e sulla sua leadership carismatica a discapito delle idee. L’approfondimento su programmi e cose concrete da fare ha lasciato posto al marketing, così la rivoluzione liberale è rimasta una suggestione e l’azione politica ha finito per ripiegarsi su se stessa in una sterile gestione di un esistente non più difendibile e bisognoso di modifiche profonde. Le ultime vicende, dalle batoste elettorali, al trascinarsi dell’azione politica, per finire al discredito internazionale, figlio anche della sua condotta privata scriteriata, dovrebbero far capire al Cavaliere che ha perso la partita e che deve regolarsi di conseguenza per evitare di trascinare con sé, nella sconfitta politica, l’intero paese. In teoria, esiste ancora la possibilità di approvare provvedimenti importanti su fisco e giustizia, ma i veti di coalizione rendono di fatto impossibile la cosa. Soprattutto in materia di fisco ci sarebbe la possibilità di alleggerire il fardello di tasse e balzelli su famiglie e imprese, a patto, però, che la cosa avvenga senza gravare sul bilancio pubblico, il che significa riformare le pensioni. Peccato che qui ci sia il veto della Lega, che da tempo fa della difesa del più inveterato parassitismo pubblico la propria ragione di vita.

Certo, chiunque non sia un anti-berlusconiano bavoso non può non riconoscere il carattere eversivo di molte procure italiane. La caccia all’uomo nei riguardi di Berlusconi è degna di uno stato totalitario e perciò va combattuta. Ed è paradossalmente proprio per questo che il Cavaliere deve fare un passo indietro, se non due o più. La sua stagione è finita e lui è all’angolo. Per riformare in senso liberale lo stato non ha né il consenso, né la forza politica. In queste condizioni può solo sopravvivere fino al 2013, ma un governo che si limita a sopravvivere senza mettere mano ai problemi urgentissimi che sta attraversando il paese è destinato a lasciare il paese nelle mani di Bersani, Di Pietro e Vendola, magari con Romano Prodi al Quirinale. Un passo indietro di Berlusconi favorirebbe il ritorno nel centrodestra dell’Udc, che nei sondaggi è dato in ascesa, specularmente all’emorragia di voti del Pdl.

Del resto, l’ultima esternazione di Bagnasco sulla moralità politica e sull’esigenza di “purificare l’aria” ha tutto il sapore di un aut aut a Silvio Berlusconi. Il messaggio è chiaro, la Chiesa ha capito che è un cavallo perdente e l’ha scaricato, perché non vuole lasciare il paese in balia di una sinistra che, da quando è orfana del comunismo, si è incarognita all’inverosimile, scimmiottando l’anticattolicesimo dei radicali sui temi civili e il puritanesimo giacobino e manettaro del Partito d’Azione in fatto di giustizia. Fino a che ha avuto consenso, Berlusconi è stato per lungo tempo il baluardo contro una deriva totalitaria, impersonata da una sinistra liberticida e dai poteri forti che le stanno dietro. Oggi che il consenso è in calo, da baluardo il Cavaliere rischia di trasformarsi nell’asso nella manica di quella sinistra che ha sempre meritoriamente combattuto. Chi gli sta intorno ne prenda atto. E ne tragga le conseguenze.

 

(La Voce di Romagna, 2/10/2011)

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  1. #1 di Lionello Ruggieri il ottobre 2, 2011 - 8:39 am

    Non capisco la logica, sia pur minima, che dovrebbe essere alla base dell’articolo. Si acusano tutti di aver lottato contro Berlusconi, come fosse una colpa in sé, poi si ammette che non ha fatto nulla del promessa, che ha screditato l’Italia in campo internazionale. Non mi sembra ci siano, detto questo, altri colpevoli da trovare. Inoltre si propone di ridurre il trattamento pensionistico per poter agevolare la vita e la spesa di chi lavora, guadagna e se la passa bene.Infine mi sembrerebbe il caso di ricordarsi che se la crisi ora è urgentyissima deriva dal fatto che per anni il Berlusconi e la sua congrega hanno asserito che non essiteva e poi che era superata. Sino a cercare di prendere in giro la BCE con una finta manovra rimandata al 2014. Quanto alla sinistra liberticida, la sinistra vera, il PCI di una volta, non ha mai tentato colpi di Stato come ha fatto più volte la destra e non l’ha fatto quanfo aveva un forte referente internazionale, figiuriamoci se può farlo oggi da sola. Anzi, in fusione con la DC.

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