Giustizia: l’Italia verso una deriva totalitaria

L’Italia è in piena deriva totalitaria. E il fatto grave è che tante, troppe persone si stanno tappando occhi e coscienza di fronte a ciò che le procure, coadiuvate dai poteri forti della grande industria e dell’editoria (il c.d. circo mediatico-giudiziario) stanno facendo a Silvio Berlusconi.

Ogni giorno si inventano le cose più improbabili pur di incastrare il Cavaliere e la cosa è a tal punto palese e spudorata che alcuni parlamentari, come Rocco Buttiglione, si sono spinti a chiedergli di farsi da parte in cambio della pax giudiziaria. Ed è ormai opinione comune, soprattutto tra i commentatori della politica italiana, anche se solo alcuni lo dicono (ma in realtà tutti lo sanno), che è proprio perché non vuole dimettersi da premier che Berlusconi è sottoposto a uno stillicidio giudiziario continuo. Certo, anch’io più volte ho auspicato le dimissioni di Berlusconi da Presidente del Consiglio e altrettante volte ho criticato la sua azione di governo, soprattutto in questi ultimi tempi, ma questo non mi impedisce di denunciare l’azione politica a tenaglia di un insieme sempre più ampio di procure nei suoi riguardi e per accuse spesso fumose e inconsistenti. Migliaia di intercettazioni, i cui costi vanno a incidere pesantemente sui badget dei vari uffici giudiziari, vengono predisposte al solo fine di incastrare il Cavaliere. Come nel caso della procura di Milano, che per indagare sul caso Ruby non ha badato a spese, usando un tale dispiegamento di forze da ritrovarsi in ristrettezze finanziarie. Di sicuro ebbe ben altri scrupoli quando, nel 2006, l’allora sindaco di Milano Gabriele Albertini denunciò i rapporti tra l’allora Presidente della Provincia di Milano Filippo Penati e il costruttore Marcellino Gavio in merito all’acquisto da parte della provincia di Milano delle azioni della Milano-Serravalle al prezzo esorbitante di 8,973 € ad azione, che a Gavio era costata solo 2,9 € ad azione. Chissà se la procura di Monza, che ora sta indagando sulla cosa, avrà gli stessi scrupoli. Del resto, anche l’ex-ambasciatore americano Ronald Spogli, nel cablogramma del 3 luglio 2008 diffuso da Wikileaks, raccontò che niente meno che Massimo D’Alema gli disse che “la magistratura è la più grande minaccia per lo Stato italiano”.

Ma quel che è peggio è che ormai gli italiani si sono assuefatti a questo clima. Vent’anni di manipulitismo hanno prodotto una corruzione morale profonda nell’animo degli italiani. Intercettare le persone e mettere in piazza i contenuti delle loro conversazioni è considerato ormai un fatto normale. In Gran Bretagna, quanto accaduto con il gruppo Murdock ha provocato un tale scandalo da portare alla chiusura il settimanale News of the World, che usciva ogni domenica da ben 168 anni! In Italia, invece, dopo Mani Pulite la violazione delle libertà personali è un fatto con cui si è abituati a convivere. E la cosa è tanto più grave se si pensa che a violare ciò che secondo le leggi di natura dovrebbe essere la libertà personale non è un settimanale, ma la pubblica accusa, che si avvale del monopolio della forza che la legge assicura allo Stato. Uno Stato, quello italiano, che in teoria dovrebbe essere di diritto, ma nei fatti conferisce ai pm poteri da Stato di polizia in grado di ricattare qualsiasi politico.

A tal riguardo, come non ricordare quel che accade il 4 luglio del 1993, quando l’allora sostituto procuratore Antonio Di Pietro convocò come testimone sull’affare SME Romano Prodi e a un certo punto gli gridò in faccia: «E allora, professore, i soldi alla Dc chi li ha dati?», e lo gridò talmente forte che lo udirono i cronisti nei corridoi. Dopodiché, gli lesse i verbali contenenti le dichiarazioni di Giuliano Graziosi (Stet) e Franco Reviglio (Eni) e Prodi, annaspando tra i non ricordo, ammise solo pressioni da parte di Craxi e Andreotti. Inoltre, a quanto si legge su Repubblica del 5 luglio 1993, alla fine del confronto Di Pietro congeda Prodi più o meno con queste parole: “va bene professore, torni a Roma e rifletta bene su quello che abbiamo detto. Ci rivediamo lunedì, sappia però che potremmo essere costretti a farla continuare a riflettere lontano da casa”. E Prodi ne fu a tal punto impaurito, che, come testimonierà l’ex Ministro della Giustizia Filippo Mancuso, andò a dolersene dall’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, lamentandosi dell’umiliazione subita. Naturalmente, Prodi non fu costretto a riflettere lontano da casa e nel 1996 divenne Presidente del Consiglio con il centrosinistra, senza mai fare alcunché contro la magistratura e nominando il suo avvocato, Giovanni Maria Flick, Ministro della Giustizia.

Purtroppo, anche per via di fattori contingenti, l’azione dei magistrati non viene percepita dall’opinione pubblica in tutta la sua gravità. Fattori quali la corruzione della nostra casta politica, la crescente impopolarità di Berlusconi dovuta alle promesse non mantenute sulle tasse e alla sua condotta sessuale e l’attuale crisi economica che porta più a concentrarsi sui problemi propri che sulle disgrazie altrui giocano in favore della peggior demagogia forcaiola. In questi anni il Cavaliere ha dovuto sborsare oltre 750 miliardi delle vecchie lire, cosa che in pochissimi possono permettersi di fare. Per questo, qui non si tratta tanto di difendere Berlusconi, ma di impedire alla casta togata di abusare del potere di togliere la libertà alle persone, perché una volta vinta la sua guerra contro il Cavaliere, la deriva totalitaria sarebbe compiuta e nessuno avrebbe il coraggio di fare quella riforma della giustizia la cui urgenza è unanimemente riconosciuta e che i magistrati vedono come il fumo negli occhi e la minaccia ai loro privilegi.

 

(La Voce di Romagna, 17/9/2011)

Annunci
  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: