Anders Breivik è il tipico ecologista conservatore

Chi è Anders Breivik? Cosa pensa, quali sono le sue idee? Si è definito fondamentalista cristiano, ma al di là di un forte anti-islamismo e di una sorprendente (dato il tipo) indifferenza nei confronti del pregiudizio anti-ebraico, mi sembra il classico estremista di destra. Comunitario, ecologista, fautore della società chiusa e idee poco chiare in fatto di religione, usata più che altro per giustificare i suoi deliri ideologici.

Quel che forse sorprende è la sua indole ecologista, solitamente associata a persone di sinistra. Invece, l’ideologia ecologista nasce proprio a destra, nei movimenti più conservatori europei già alla metà dell’Ottocento. Sull’onda del malthusianesimo ultraconservatore di fine Settecento e inizio Ottocento, nascono le ideologie anti-nataliste e le ideologie eugenetiche che andranno in qualche modo a combinarsi con il darwinismo nascente. Francis Galton, cugino di Darwin, insoddisfatto per i risultati processo naturale dell’evoluzione, sviluppò il concetto di “selezione della razza”, che prese il nome di eugenetica nel 1884 ad opera dello stesso Galton: “L’eugenetica è lo studio di cui si devono occupare le agenzie per il controllo sociale con lo scopo di migliorare o indebolire le qualità razziali delle future generazioni, sia dal punto di vista fisico che mentale”. Naturalmente, la razza “eletta” era quella degli WASP (White Anglo-Saxon Protestant).

E protestante era la luterana Svezia, dove nel 1909 fu fondata la Società Svedese per l’Igiene Razziale con sede a Stoccolma. Compito nazionale di primaria importanza era quello di “preservare il ceppo popolare svedese dall’incrocio con elementi razziali stranieri, di qualità inferiore, e di ostacolare l’accesso in Svezia di elementi estranei indesiderati… per mantenere il popolo svedese al riparo da qualsiasi influenza degenerata”. Come vedete, già dal linguaggio, l’affinità con il nazismo è evidente. Dal 1922, poi, l’Istituto Svedese di Biologia Razziale di Uppsala pubblicava studi relativi alle caratteristiche razziali e somatiche dei criminali e di qualsiasi categoria ritenuta in qualche modo deviante. A questo istituto si ispirarono i fondatori di un’analoga istituzione nazista, il Kaiser Wilhelm Institut Fur Rassenhygiene di Berlino. In ogni modo, il legame tra ideologia ecologista e intolleranza razziale è evidente dagli scritti di Ernest Haeckel, lo zoologo tedesco che inventò la parola “ecologia”. Dopo aver esaltato le virtù di Sparta e tessuto l’elogio della Rupe Tarpea: “In questo modo la razza spartana non solo conservò la propria forza e le virtù naturali, ma con ogni generazione ne aumentò la perfezione”, Haeckel, così si esprimeva su ammalati e invalidi nel suo libro L’enigma della vita del 1904: “Che vantaggio trae l’umanità dalle migliaia di disgraziati che ogni anno vengono al mondo…Quante sofferenze e quante di queste perdite potrebbero essere evitate se si decidesse finalmente di liberare i totalmente incurabili dalle loro indescrivibili sofferenze con una dose di morfina”.

Insomma, da quel brodo culturale venne fuori il tedesco Walter Darré, personaggio che, eccetto il vizio stragista, ha tanto in comune con il nostro Anders Breivik. Come ci racconta Anna Bramwell nel suo Ecologia e società nella Germania nazista, Darré può essere considerato il padre dei critici della società industriale, nonché il fondatore dei principi basilari dell’odierna ecologia. Dal 1933 al 1942 fu presidente della Lega dei contadini tedeschi e Ministro dell’Agricoltura del Terzo Reich. Come Breivik, si cimentò più volte nella gestione di fattorie agricole e come lui aveva pessimi rapporti con il padre. Darré fu combattente nella prima guerra mondiale e come molti tedeschi (soprattutto quelli tornati sconfitti dal fronte) visse con profonda frustrazione dapprima la sconfitta e poi le umiliazioni che i vincitori inflissero alla Germania. In particolare, l’invasione della Ruhr da parte di Francia e Belgio per farsi pagare le riparazioni di guerra a cui si aggiungeva lo sdegno suscitato dalle vie ribattezzate in francese e dalla presenza dei soldati francesi. Riprese i suoi studi in agraria interrotti per via della guerra, cercando allo stesso tempo di impegnarsi come imprenditore agricolo, non riuscendo a far bene nessuna delle due cose e per questo entrò in conflitto con il padre. Il crollo dei primi progetti, lasciò Darré in una specie di limbo. Così, ne approfittò per darsi alla lettura, dai grandi classici tedeschi ai romanzi di larga diffusione. Così, nacque la passione politica.

Come Breivik, anche Darré vedeva un nemico esterno quale causa di ogni male (i comunisti), tanto che, nel 1926, quando si recò in Finlandia per organizzare una fiera per conto della Camera dell’Agricoltura prusso-orientale (che si rivelò un fallimento), giunse alla conclusione che i contadini Tedeschi e quelli finlandesi dovevano coalizzarsi in vista della formazione di un fronte economico e culturale comune “soprattutto contro la Russia”. Insomma, Breivik, più che un fondamentalista cristiano, è un conservatore euro-continentale. A differenza dei conservatori anglosassoni come Edmund Burke o Thomas Jefferson, favorevoli a proprietà privata e libero scambio, i conservatori continentali e scandinavi sono ostili alla rivoluzione capitalistica, all’industria e all’urbanesimo. In realtà, sono estremisti WASP. E, come dice Gordon Gekko in Wall Street del 1987, mentre colloquiava con Bud Fox interpretato da Charlie Sheen: “Sono anche azionista dello zoo di New York, perché devi ricordarti che gli WASP amano gli animali e odiano gli uomini”.

 

(La Voce di Romagna, 27/7/2011)

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  1. #1 di angela maria fascia il agosto 1, 2011 - 1:59 pm

    Bellissimo. Sei un semiolo/fenomenologo. Inserisci un fatto di cronaca all’interno della evoluzione del pensiero politico culturale occidentale creato-tracciato da persone che a loro volta combinavano, cercando di risolvere i loro conflitti esistenziali, le teorie scentifiche ai conflitti politico/sociali cercando un consenso fra coloro in quel momento potevano essere toccati economicamente. Ma scomparsi loro rimangono solo delle tracce che vengono riesumate, senza fare le analisi che fai tu, da gente come Borghezio. Non so di quali problemi psicologici/esistenziali soffra: comunque per salire i gradini che lo hanno portato ai Palazzi della Politica le teorie conservatrici gli sono servite.
    Angela

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