Attacco all’Italia e all’Euro: la colpa non è degli speculatori, ma di politici e banche centrali

Che fosse solo questione di tempo, ormai era chiaro. Anche l’Italia è finita sotto i colpi della speculazione. Inevitabile, date le condizioni del debito pubblico del Bel Paese, tanto più dopo i segnali di discordia sulla manovra correttiva dei conti pubblici registratasi all’interno della maggioranza.

Già il 2 luglio avevo tacciato di incoscienza governo e maggioranza per avere rinviato il grosso degli oneri al 2013 e al 2014 e per via delle loro beghe da comari in un momento di tensione sui mercati come l’attuale. E puntualmente, ecco che questi ultimi hanno colto la palla al balzo. Ahimé, di questi tempi fare i profeti di sventura è esercizio alquanto facile e non occorre avere chissà quali doti di indovino per azzeccare previsioni negative. Lo stesso modo in cui maggioranza e opposizione fatto dietrofront sugli emendamenti da presentare, così da far approvare la manovra in tempi brevi, denota come, allo stato attuale, l’Italia sia in balia dei mercati e non sia in grado di coniugare aggiustamento dei conti pubblici e crescita economica. Insomma si rappezzano i conti andando in tasca agli italiani e buona grazia. Si mette a posto il paziente alla bene e meglio e senza anestesia. In ogni modo, una prova importante sarà l’asta di oggi in cui dovranno essere sottoscritti 5 miliardi di Euro in Btp con scadenza tra i 5 e i 15 anni. In questo caso, speculazione o no, tutto dipenderà dalla fiducia accordata all’Italia da coloro che sono chiamati a sottoscrivere i Btp.

Detto questo, però, va sottolineato che, per quanto sia doverosa la preoccupazione sulla situazione del nostro paese, occorre fare qualche riflessione su ciò che accade sui mercati del sistema mondo, con particolare riferimento a quanto sta accadendo nell’area Euro. Se è vero che la Grecia mostra il fianco alla speculazione, poiché versa in condizioni (immediate) di bancarotta fraudolenta, è altrettanto vero che l’Italia non versa in condizioni peggiori del 1992, quando Amato fu costretto a una finanziaria lacrime e sangue da 93 mila miliardi delle vecchie lire. Quel che da allora è cambiato, però, sono le condizioni in cui operano i grossi speculatori. Mai come oggi, per loro la situazione si presenta favorevole, mentre giocano a loro favore gli elementi comuni tra la situazione di allora e quella di oggi, prima fra tutte la rigidità istituzionale – dallo Sme (sistema monetario europeo) nel 1992 e dall’Euro oggi non si può di fatto uscire – che fornisce riferimenti agli speculatori inducendoli a colpire con notevole sicurezza e rischi relativi. Rischi che oggi sono ancora minori, data la situazione dei tassi di interesse, mai così bassi.

Intendiamoci, gli speculatori fanno il loro mestiere. Anzi, checché ne dicano Berlusconi e Tremonti, di norma lo speculatore ha un ruolo di per sé benefico per la società, poiché “dirige” le proprie risorse scarse verso settori che si prevedono a forte sviluppo e i cui prodotti si prevede saranno molto richiesti dai consumatori. Ed è proprio grazie a quest’opera di speculazione che questi settori potranno espandere la propria produzione, così che i consumatori non dovranno fronteggiare un’offerta insufficiente di beni e servizi richiesti, il che determinerebbe un livello dei prezzi maggiore rispetto a quello che si avrebbe senza l’effetto della speculazione. Certo, se il contesto creato da politici e banche centrali fa sì che la speculazione operi in maniera distorta, la colpa è di politici e banchieri centrali, non degli speculatori. Infatti, questo scenario economico in cui vi sono grandi quantità di liquidità presenti sul mercato e tassi di interesse quasi a zero merita qualche spunto di riflessione. Naturalmente, quando si parla di massa enorme di liquidità presente sul mercato, questo vale per il circuito della finanza, non per quello delle imprese, per le quali l’accesso al credito è a tutt’oggi alquanto oneroso, quando non totalmente precluso. I tassi dell’interbancario allo 0,5%, sono una manna per hedge funds e finanziarie, che possono prendere denaro in prestito praticamente gratis per speculare contro monete o Stati in bancarotta come la Grecia.

Insomma, quella che sta esplodendo è la madre di tutte le contraddizioni di questo sistema di sviluppo fondato sul debito. Le banche centrali, a cui viene chiesto di continuare a sostenere l’economia mantenendo il livello dei tassi quasi a zero (di fatto negativi), lungi dal favorire lo sviluppo, finiscono per fornire carburante a chi specula contro le monete della cui stabilità esse stesse dovrebbero essere i custodi. La verità è che sta venendo al pettine il nodo dei nodi, ossia quello relativo all’incompatibilità tra due funzioni fondamentali (forse le più importanti) delle banche centrali, ossia quella di stabilizzazione della moneta e quella di promozione dello sviluppo economico attraverso la leva monetaria. Che queste due funzioni siano in conflitto e che questo costituisca il problema dei problemi lo si è sempre saputo ed è giunto il momento di affrontarlo, perché una crisi monetaria finirebbe per coinvolgere tutti, Germania, Stati Uniti e Cina inclusi. Inoltre, la struttura dell’Euro non aiuta. Con il gold standard, il sistema monetario dell’era liberale, l’oro era usato come moneta di conto e non come intermediario degli scambi, il che permetteva agli stati “poco virtuosi” di uscire dal sistema senza intaccarlo, mentre con l’euro, il sistema monetario dell’era socialista le malefatte di uno si ripercuotono su tutti. A dimostrazione che le disgrazie sono le uniche cose che i sistemi collettivisti sono in grado di socializzare.

  

 (La Voce di Romagna, 14/7/2011)

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