Tremonti ci ha rifilato una patrimoniale nascosta

Come da tempo vado dicendo, il periodo che va dalla sconfitta elettorale alle amministrative fino al termine della legislatura sarà un calvario continuo per la maggioranza di centrodestra, il suo governo e il suo capo, nonché Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

Purtroppo, però, quel calvario lo sopporteremo anche noi cittadini. Stretto tra lo Scilla della perdita del consenso e il Cariddi della tenuta dei conti pubblici, questo governo sta cercando di barcamenarsi tra l’uno e l’altro facendo male entrambe le cose. Incapace di tagliare la spesa pubblica, questo governo va avanti da anni con manovre in cui l’aumento dell’imposizione avviene per lo più in maniera surrettizia. Il metodo era più o meno sempre lo stesso: non si toccano le aliquote, ma sia allarga più o meno nascostamente la base imponibile su cui calcolare i tributi. Insomma, si va nelle tasche degli italiani, e questo è già di per sé grave, ma non glielo si dice (anzi, si afferma il contrario!), il che è più grave ancora. La verità è che Giulio Tremonti ci ha preso in giro per anni. Dapprima con la contabilità creativa del quinquennio 2001-2006, poi con i tagli sulle spese tendenziali degli anni futuri, che non esistono, se non sulla carta. I tagli sul tendenziale degli anni futuri, per capirci, non fanno che nascondere, in realtà, l’aumento della spesa pubblica. Infatti, poniamo che questa sia 100 e che per effetto di automatismi vari si prevede che l’anno seguente diventi di 120. Un eventuale taglio di 10 porterebbe la spesa pubblica a 110, il che costituirebbe sì un taglio di 10, ma su 120 (ossia il tendenziale), mentre la spesa pubblica in termini reali passa da 100 a 110, ossia aumenta.

Non pago di tutto questo, Tremonti ci ha regalato, sempre tra le piaghe nascoste della manovra, l’aumento dell’imposta di bollo sui depositi titoli da 34,20 € a 120 €, che dal 2013 aumenteranno a 150 € per i depositi fino a 50 mila € e a 380 per quelli che varcheranno tale soglia. Chiamala se vuoi patrimonialina mascherata. E per di più retroattiva. Per mesi il Presidente del Consiglio ci ha ammonito a diffidare della sinistra “patrimonialista” e il suo governo fa perfino peggio di Giuliano Amato, che nel 1992 ritirò il 6 per mille dai conti correnti degli italiani. Sì, perché questa è una tassa fissa, che rappresenta il 3 per mille su 50000 e il 15% su 1000, ossia va a incidere maggiormente sui ceti più bassi. Non ci sarebbe quindi da meravigliarsi se, tra pochi mesi, ci fosse l’esigenza di un’altra manovra, magari perché proprio i provvedimenti presi in questa deprimono ulteriormente la crescita e con essa il gettito. A questo punto, i casi sono due: o Tremonti ha da sempre giocato in proprio destabilizzando la coalizione di cui fa parte e contando sul fatto che, una volta caduto Berlusconi ne avrebbe preso le redini, oppure davvero Tremonti è il cane da guardia a difesa dei conti pubblici che quel populista di Berlusconi metterebbe a repentaglio con una politica allegra della spesa pubblica volta a ottenere un facile consenso. In un caso, come nell’altro, Tremonti ha sbagliato: nel primo caso, perché ha tradito elettori e coalizione, nel secondo perché doveva dire le cose come stanno. Di sicuro, non si è mai troppo speso per dar vita all’unica politica economica in grado di risanare veramente i conti italiani attraverso la crescita, ossia veri tagli alla spesa pubblica, diminuzione delle imposte e sfoltimento della burocrazia.

Invece, ogni qualvolta qualcuno faceva presente che occorreva tagliare nei comparti che più ne avevano bisogno (previdenza, sanità e pubblico impiego) rispondeva che mai avrebbe fatto “macelleria sociale”. Sfoltire la burocrazia? Per carità! Sai dopo i rischi di truffa senza tutta quella giungla di controlli che abbiamo la fortuna avere? Peccato che la selva di controlli vigente in Italia nulla è in grado di fare per fermare le truffe che abbondano come in nessun altro paese dell’Occidente, mentre, in compenso, tanto riesce a fare per ostacolare le iniziative di chi intraprende onestamente. A quanto pare, Berlusconi vedrebbe Tremonti come un traditore e sembra che si sia sfogato dicendo: “Ci ha fatto fare una manovra che ci ammazza e l’ha fatto non tanto per tenere i conti sotto controllo ma per farci cadere”. Beh, i casi sono due: o Berlusconi aveva in mente una manovrina leggera e intendeva aprire i cordoni della borsa, e in tal caso è un perfetto incosciente, oppure ciò che dice è vero, e in questo caso deve fare il mea culpa. Possibile che in 10 anni non si sia accorto come la pensa il Ministro dell’Economia che lui ha scelto per ben tre volte? Come si può essere così approssimativi da affidare la cassa a una persona senza prima aver chiaro quali sono le sue le intenzioni in merito al suo utilizzo?

Misure per la crescita come le liberalizzazioni, la riforma della giustizia e pubblica amministrazione dovevano essere fatte quando era ora, come pure un’analisi approfondita dei capitoli di spesa per capire dove e come tagliare. Purtroppo, analisi di questo tipo si addicono a tecnici meticolosi che hanno dimestichezza con numeri e procedure legali, non a chi, come Berlusconi, si è sempre affidato all’estro e ai colpi di genio estemporanei per risolvere i problemi. Come nella peggior tradizione italica, il governo Berlusconi ha atteso l’emergenza per porre rimedio alla situazione dei conti pubblici, finendo così per adottare la soluzione più a portata di mano, ossia spremere il ceto medio, perché lì c’è più sangue da estrarre. In tal modo, ha finito non solo per adottare quei provvedimenti sempre criticati quando stava all’opposizione, ma lo ha fatto in maniera ancor più pesante.

 

(La Voce di Romagna, 8/7/2011)

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