Alla prova delle urne il nodo magistratura

Le elezioni amministrative che si terranno tra una settimana hanno una forte valenza politica, perché si vota per il sindaco a Milano, capitale politica e culturale del centrodestra, e a Bologna, capitale politica e culturale del centrosinistra. Ma quel che salta agli occhi è che mai come questa volta la guerra tra Berlusconi e la magistratura ha fatto capolino nel dibattito elettorale.

L’impressione è che da qui al 2013 lo scontro politico vivrà un’escalation che rischia fortemente di sfuggire di mano a tutti. Mai come oggi il regime antifascista, con tutti gli interessi che gli gravitano attorno, si sente crollare il terreno sotto i piedi. Sensazione a mio avviso eccessivamente allarmistica (non mi sembra che Berlusconi in questi anni abbia pestato troppo i piedi a lor signori), ma indicativa di come la minima presenza nel palazzo da parte del centrodestra sia considerata un’invasione e che la perdita della totalità del controllo delle istituzioni repubblicane da parte del regime sia vissuta in modo ossessivo, quanto ingiustificato. In particolare, attorno al conflitto tra Berlusconi e la magistratura si gioca una battaglia di cui l’opinione pubblica è cosciente solo in parte. Quanto potente sia e di quanti privilegi goda la magistratura in Italia se ne può avere un’idea leggendo il libro Magistrati, l’ultracasta di Stefano Livadiotti, nota firma dell’Espresso (non del Giornale o di Libero), che mette in luce in maniera molto efficace la mancanza di ritegno di una casta che lamenta continuamente la mancanza di mezzi. In realtà, l’Italia destina percentualmente più risorse alla giustizia rispetto a tutti i paesi europei più importanti, solo che queste vanno in gran parte in stipendi e non a caso i magistrati italiani sono in assoluto i più pagati e lo sono ancor di più se si tiene conto della loro produttività, dei privilegi relativi a incarichi extragiudiziali e degli automatismi vari dei loro emolumenti.

Sempre Livadiotti, ricorda come, soprattutto a partire dal 1992 con l’inchiesta Mani Pulite, la lobby togata abbia ottenuto ancor più concessioni di quante non ne avesse – ed erano già tante – tanto da “impossessarsi dell’intero sistema della giustizia”. “Giudici e pubblici ministeri si lamentano delle leggi fatte male e quindi inapplicabili, delle inefficienze del sistema, della burocrazia che non funziona. Ma sui testi dei provvedimenti legislativi che sono chiamati ad applicare ci sono le loro impronte”. E ancora: “Alla guida della macchina che dovrebbe far funzionare i tribunali italiani ci sono ancora loro: i 91 magistrati dati in prestito al dicastero della giustizia ne controllano tutti gli snodi fondamentali, tenendo praticamente in ostaggio quello che risulta solo un ministro dimezzato. E anche là dove formalmente la competenza è di altri, sono sempre loro a comandare”. Insomma, in Italia attorno al Ministro di Grazia e Giustizia è presente un cordone sanitario di magistrati in grado di boicottare e bloccare tutto ciò che non aggrada loro. Tanto che Mastella è caduto per mano di una toga solo per aver parlato di riforma. Eppure, aveva spazzato via l’intera riforma Castelli e ci aveva dato dentro con altre infornate di privilegi. Evidentemente non è bastato.

Dal punto di vista politico, oltre al risultato di Moratti e Pisapia, a Milano sarà interessante vedere la performance del candidato al consiglio comunale Roberto Lassini, quello dei manifesti relativi alle Br in procura. Al di là del cattivo gusto della cosa (si pensi ai magistrati morti nella lotta al terrorismo), un suo eventuale successo di preferenze starebbe a testimoniare come, a differenza di quella di 30 anni che cadeva sotto le pallottole delle Br, la magistratura di oggi sia del tutto invisa a buona parte del paese, per via dei suoi privilegi, della sua smaccata politicizzazione e della sua tracotanza. E se già si sopportano a fatica quei comunisti (in toga e no) che sbraitano in difesa pur di difendere le toghe di oggi, è davvero stucchevole vedere figli di giudici vittime di mafia e terrorismo prestarsi a strumentalizzazioni di ogni genere in difesa della categoria. I magistrati caduti sotto i colpi delle Br sono stati uccisi da persone che hanno nuotato per anni nel brodo ideologico di coltura che i comunisti (oggi difensori interessati della casta giudiziaria) hanno a lungo alimentato, grazie anche all’opera di alcuni partigiani. Infatti, come testimonia l’ex-brigatista Patrizio Peci nel suo libro Io l’infame, alla domanda “Chi fiancheggiava i brigatisti?” ha risposto che i primi volontari erano ex partigiani e riguardo a Milano fa il nome di un certo Mario Bondesan, che gli racconta come sparava ai fascisti durante la guerra, e via dicendo. La conclusione era: “sconfiggeremo lo Stato come abbiamo sconfitto i fascisti, ma questa volta non ci faremo fregare: i nemici al muro, mentre noi costituiremo lo stato comunista, il paradiso”.

Chi va davanti ai microfoni a difendere i magistrati di oggi, prima di additare Lassini al pubblico ludibrio si dovrebbe chiedere se sia più grave lo slogan dei suoi manifesti o il suo ingiusto calvario giudiziario. E se è difendibile una magistratura che per quei manifesti trova anche il coraggio di indagare (alla faccia della libertà di espressione!) senza aver preso uno straccio di provvedimento contro chi a Lassini ha conculcato ingiustamente la libertà sottoponendolo a un calvario lungo ben cinque anni.

 

(La Voce di Romagna, 10/5/2011)

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  1. #1 di Weininger il maggio 10, 2011 - 4:30 pm

    Il suo è uno dei blog più stupidi, ottusi e inutili del web.

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