Galan ha ragione nel “bacchettare” Tremonti

Giancarlo Galan è uno dei politici di centrodestra con il curriculum più positivo e il suo percorso politico fa di lui la persona più adatta a mettere in discussione il ruolo giocato fino a oggi da GiulioTremonti in qualità di Ministro dell’Economia.

Perché dico questo? Perché per tre mandati, grazie anche alle sue idee liberali, Galan si è molto ben comportato alla presidenza della Regione Veneto, mentre il suo attuale successore Luca Zaia già lancia segnali preoccupanti. Intendiamoci, finora quest’ultimo non ha fatto gran danni, se non altro perché andare a stravolgere ciò che già funziona non è il caso, ma le sue idee social-comuniste e oscurantiste (vedi Ogm), perfettamente in linea con il nuovo corso leghista, fanno di lui un personaggio di cui diffidare. E quando parlo di nuovo corso leghista, intendo proprio quello inaugurato a partire dal 2001 sotto l’egida di Giulio Tremonti. Infatti, se fino a tale data era un partito liberista e autenticamente federalista, in seguito ai cattivi risultati delle politiche del 2001 (3,9%) e all’influenza di Tremonti, la Lega è diventata un partito social.comunista, iper-statalista protezionista e un tantinino razzista, anche se in quest’ultima evoluzione non mi pare di scorgere la longa manus del Ministro dell’Economia. Aggiungiamoci poi poltronaro (ma chi non lo è) e la trasformazione è completa.

Perciò, la successione tra il liberale Galan e l’oscurantista Zaia, il cui nuovo corso (oscurantista, per l’appunto) è stato favorito proprio da Giulio Tremonti, fa di Galan la persona più adatta a mettere in discussione le scelte economiche illiberali operate in questo decennio dal Ministro dell’Economia dei vari governi Berlusconi. Il richiamo di Galan allo spirito del ’94 è giusto e doveroso. Semmai è tardivo, ma non per questo criticabile. L’impressione è che in più di un’occasione, soprattutto prima dello scoppio della crisi, Tremonti abbia sempre in qualche modo ostacolato le riforme finalizzate a ridurre la presenza dello Stato nell’economia. Certo, nel far questo è stato in buona compagnia; basti pensare al ceto politico meridionale, da sempre compatto, da destra a sinistra, nella difesa e nella preservazione dell’apparato pubblico come fonte di clientele politiche. Ma ciò non giustifica la sua controffensiva culturale nei confronti del libero mercato e della globalizzazione in un paese – l’Italia – privo di cultura liberale e perciò incline a perseverare nei suoi difetti se incoraggiato a demonizzare continuamente il mercato e a rifugiarsi nelle braccia del potere politico.

Se nel sud tutto questo avviene da sempre e nelle regioni rosse i comunisti hanno perpetrato la cultura dello Stato e della demonizzazione del privato, almeno nel nord Italia l’impresa ha sempre ricevuto consenso sul piano valoriale, anche nei momenti in cui città come Milano o Torino erano governate da giunte di sinistra. Ebbene, da quando la Lega si è tremontizzata, la sua politica è stata improntata alla diffusione della paura tra gli imprenditori del nord, con un’efficacia che è via via aumentando con il diffondersi della crisi mondiale. Si continuano a invocare minacce di ogni tipo, qualcuna magari anche giustificata (immigrazione islamica o rumena), ma altre del tutto fuori luogo, come quella relativa alla globalizzazione o alla martellante campagna anti-cinese. La stessa battaglia di Tremonti contro l’Europa non è priva di ambiguità. È del tutto condivisibile nel momento in cui denuncia l’invadenza burocratica della Ue nelle materie più disparate, ma non nel momento in cui si mettono in discussione i parametri relativi al rigore finanziario. Semmai, quelli relativi al deficit potevano essere portati dal 3% al pareggio in tempi più rapidi negli anni precedenti la crisi, ma accusare l’Europa per aver intrapreso la strada del rigore nei conti pubblici è del tutto fuori luogo. Se questa strada non è stata intrapresa, le colpe vanno imputate ai vari governi nazionali, Italia inclusa. Alla fine, provvedimenti come la cancellazione delle province sono rimasti sulla carta, così come l’eliminazione del carico burocratico su cittadini e imprese. Dove sbaglia Galan è nell’incolpare Tremonti per i tagli lineari. In mancanza di indirizzi precisi e di scelte ben definite, allora i tagli lineari diventano la soluzione obbligata e in questo caso le colpe andrebbero suddivise tra tutti, perché se il governo non ha una linea coerente di politica economica non si può gettare la croce addosso al solo Tremonti.

In ogni modo, proprio nel giorno in cui subiva le accuse di Galan, Tremonti se n’è uscito invocando un fisco mano oppressivo, sostenendo il diritto degli imprenditori a non essere assillati e che “serve un criterio che diminuisca la frequenza dei controlli nelle aziende”. Tutto giusto, però è ora di passare ai fatti, perché a chiacchiere stiamo a zero, tanto più perché il responsabile di questi controlli è lo stesso Tremonti. Purtroppo, è arrivato il tempo delle scelte. Anzi, siamo già in ritardo e più continuiamo a perdere tempo e più tali scelte saranno dolorose. Le imprese sono sottoposte a una fiscalità soffocante e a un carico burocratico insostenibile, e proprio per non vanificare l’ottimo lavoro sui conti pubblici fatto dallo stesso Tremonti, occorre mettere davvero mano agli sprechi, andando a toccare welfare e privilegi, perché da tempo sono lussi che non possiamo più permetterci.

 

(La Voce di Romagna, 22/4/2011)

Annunci
  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: