Ci mancavano solo le quote rosa nei CdA

Come al solito, in Italia non ci facciamo mai mancare nulla. Dai e dai, mercoledì 9 marzo anche le quote rosa hanno ricevuto il placet della commissione finanza del Senato. Inizialmente, in seguito alle perplessità manifestate dagli industriali, il governo aveva dato parere negativo, salvo poi ritirarlo dando così il via libera al provvedimento.

Relatrice del provvedimento è stata la finiana di ferro Maria Ida Germontani (e ti pareva!) e l’accordo raggiunto al Senato dalla maggioranza stabilisce la presenza di almeno un terzo delle donne nei CdA delle società quotate e delle società a partecipazione pubblica, ed entrerà a regime a partire dal 2015. Chi non si adeguerà andrà incontro a sanzioni: prima una diffida di quattro mesi, poi la multa e, infine, la decadenza del CdA. Il tutto, con il plauso del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. In caso di approvazione da parte dell’aula del Senato, il provvedimento dovrà tornare alla Camera, nella speranza che la lentezza delle nostre procedure legislative faccia rinsavire qualche deputato. Sì, perché il provvedimento in questione è nel migliore dei casi inutile, e nel peggiore dannoso. Poiché le società quotate (almeno quelle private) devono saper stare sul mercato sulla base dei risultati raggiunti, nel caso in cui una donna si mostrerà capace, non ci sarà bisogno di alcuna legge perché possa accedere (e rimanere) nella stanza dei bottoni. In caso contrario, una soglia minima obbligatoria finirebbe per avere effetti deleteri, poiché costringerebbe gli azionisti a dover scegliere manager donna scadenti al posto di manager uomini più capaci. Certo, oggi in Italia la percentuale di donne nei consigli di amministrazione, benché in crescita, è solo del 5,8%, ma questo è dovuto al fatto che c’è poca concorrenza, il che si traduce in maggiori ostacoli, non solo per le donne, ma anche per i giovani e per chiunque parta da posizioni meno vantaggiose. Ma pur di non liberalizzare l’economia, in Italia si arriva persino a contrapporre a quelli esistenti, privilegi nuovi che vanno in direzione opposta, infittendo in tal modo la giungla legislativa di lacci e lacciuoli che paralizza la nostra economia.

Entrando nel merito del provvedimento, può essere utile quanto scritto da Alessandro De Nicola sul Sole 24 Ore del 26 settembre 2010. In particolare, per quanto riguarda la Norvegia, paese “all’avanguardia” per questi provvedimenti, nel quale vige la soglia obbligatoria del 40% di donne nei consigli d’amministrazione delle società quotate. Ebbene, nel primo semestre del 2010 gli indici della borsa di Oslo sono stati negativi, con una performance peggiore di tutti i paesi scandinavi, piazzandosi 46ª sulle prime 56 borse mondiali. Negli anni precedenti, poi, Oslo si è distinta per un’aurea mediocritas (- 57% della capitalizzazione nel 2008 e + 30% nel 2009 in linea con la media mondiale e comunque peggio dei cugini scandinavi), ancor più strabiliante poiché la Norvegia, grazie al petrolio, ha avuto solo una mini-recessione e quindi un’economia molto più in salute degli altri paesi avanzati. Inoltre, sempre De Nicola ci ricorda come, potendo scegliere, gli stessi consigli norvegesi a forte presenza femminile nominano come amministratori delegati nel 98% dei casi degli uomini.

<span style=”font-size:small;font-family:Times New RomanMa quel che a molti sfugge è la dinamica che nei paesi democratici sottende a provvedimenti di questo tipo, siano essi a vantaggio delle donne o a vantaggio di minoranze etniche, piuttosto che di altri gruppi ritenuti svantaggiati. In democrazia, è proprio nel momento in cui un gruppo diviene politicamente forte che riesce a far valere le proprie ragioni. Paradossalmente, quindi, è proprio nel momento in cui un gruppo di pressione sta acquisendo più potere – e perciò ha meno bisogno di aiuti pubblici e legislativi – che riesce a far valere leggi in suo favore. Il fatto che vengano approvati determinati provvedimenti in favore di qualche gruppo ritenuto debole è il segnale che il gruppo in questione debole non è più. Anzi, si prepara ad assaltare la cittadella dei privilegi politici. E la legge sulle quote rosa non fa eccezione a questa dinamica. Basti pensare a quanto martellante sia stata la campagna in suo favore.

Infine, è il caso di spendere due paroline sullo spessore culturale del centrodestra italiano. Questo è l’ennesimo provvedimento “di sinistra” approvato in omaggio al politicamente corretto. La mancanza di una visione culturalmente all’altezza in grado di cambiare il paese in senso liberale fa sì che, anche nel momento in cui va al governo, il centrodestra si accontenti di mantenere lo status quo o, tutt’al più, si sforzi di razionalizzare qualche settore come è accaduto con la riforma universitaria, nella quale si procede sì a (giuste) razionalizzazioni nelle spese e nei concorsi, ma di togliere il valore legale del titolo di studio proprio non se ne parla. Ma in certi casi, il centrodestra giunge persino ad affidarsi al peggior armamentario ideologico della sinistra. È già accaduto nel 2001, quando a inizio legislatura fu sottoscritto il protocollo di Kyoto in omaggio ai salotti mondiali dell’ecologismo politicamente corretto. E oggi la cosa si ripete sulle quote rosa. Forse per tacitare il baccano femminista seguito al bunga bunga, forse per compiacere la vulgata dei salotti buoni. In ogni modo, per un motivo o per l’altro, quello sulle quote rosa è l’ennesimo provvedimento illiberale di questo centrodestra senza idee e timoroso di uscire dal comodo alveo del politicamente corretto.

 

(La Voce di Romagna, 13/3/2011)

Annunci
  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: