Il governo dei presunti “onesti” porta soltanto guai più grossi

La rivolta partita dalla Tunisia ed “esondata” in Egitto, dopo aver spazzato via Ben Alì e Hosni Mubarak ha raggiunto stati della penisola arabica e persino l’Iran. Una rivolta figlia della crisi finanziaria, che dopo aver fiaccato il mercato immobiliare e i mercati azionario e obbligazionario, ha fatto sì che la speculazione indirizzasse i suoi investimenti sulle materie prime, i cui prezzi sono inevitabilmente rincarati.

E con oro e petrolio è rincarato anche il grano, e con esso il pane e i principali elementi della dieta alimentare, quelli che incidono maggiormente sulle fasce più povere della popolazione, soprattutto nei paesi più poveri. E così, in paesi già di per sé politicamente instabili come quelli arabi la crisi finanziaria ha agito da detonatore per lo scoppio di una rivolta politica e sociale già in atto allo stato latente, perché è proprio nel momento in cui gli effetti negativi del rincaro del pane e di altri generi di prima necessità si fanno sentire che la corruzione politica e i privilegi dell’élite al potere divengono intollerabili. Ma nonostante la caduta dei regimi dittatoriali di Ben Alì e Mubarak sotto il peso di corruzione e mal governo, è ancora del tutto prematuro plaudire a una svolta libera e democratica. Del resto, le centinaia di sbarchi sulle nostre coste non lasciano presagire nulla di buono: se in quei paesi sono stati cacciati dittatori e si sono instaurati governi liberi, allora perché tanta gente fugge? Insomma, il rischio è che dalla padella di dittatori corrotti, quei paesi così geograficamente vicini a noi cadano nella brace del fondamentalismo islamico di matrice rivoluzionaria come accadde in Iran alla fine degli anni Settanta.

E questo perché, in ogni rivoluzione, l’élite rivoluzionaria che subentra alla precedente élite corrotta, almeno all’inizio porta quella ventata di onestà di cui il paese ha assoluto bisogno. In Palestina, già prima di conquistare Gaza, Hamas aveva in mano la rete dell’organizzazione medica e assistenziale per i poveri, esercitando quelle funzioni fondamentali per la vita del paese che il governo corrotto di Al Fatah non riusciva più ad esercitare. E lo stesso accadde con il regime degli Ayatollah una volta preso il potere in Iran, oppure, per non fermarci al mondo islamico, ai Bolscevichi una volta preso il potere in Russia. Ma a lungo andare, le cose cambiano. Dopo mezzo secolo la Rivoluzione Bolscevica si impantanò nella palude burocratica brezneviana, mentre nell’Iran di oggi dilaga la corruzione governativa grazie alla centralizzazione dell’economia nelle mani dell’establishment clericale e dei Guardiani della Rivoluzione. E questo non accade solo nel settore energetico (l’Iran è importatore netto di prodotti finiti, data la sua limitata capacità di raffinazione), ma anche nel caso dei monopoli su cemento e zucchero, e per il controllo sul commercio dei pistacchi, di cui l’Iran è famoso nel mondo.

La verità è che l’onestà dell’élite rivoluzionaria del momento, figlia dello zelo e della purezza ideologica, costituisce una base alquanto fragile su cui fondare il governo di un paese. Al di là del fatto che in nome di questo zelo e di questa purezza ideologica si commettono le peggiori carneficine, una volta venuto meno l’entusiasmo legato alla presa del potere rimangono gli effetti perniciosi della centralizzazione dello stesso nella mani di un’élite che, invecchiando, diviene tanto più corrotta quanto più zelante era stata in gioventù. L’onestà da sola non basta se si è incapaci di dar vita a istituzioni funzionali allo sviluppo di una società libera e perciò complessa. Come ricordava il padre della socialdemocrazia svedese Gunnar Myrdal “Gran Bretagna, Olanda e i paesi scandinavi, dove oggidì la corruzione é assai limitata, ne avevano invece molta duecento anni fa. Fu grazie all’interludio liberale da essi vissuto, nel quale l’attività statale era ridotta al minimo, che sorse un sistema politico e amministrativo contrassegnato da un alto livello di integrità personale”. L’economista peruviano Hernando De Soto, nel suo Il Mistero del Capitale, ha ben evidenziato come nei paesi più poveri (uno di quelli oggetto dei suoi studi era proprio l’Egitto) la gente si dà da fare, ma a causa di istituzioni mal funzionanti è possibile fare affari solo con chi si conosce. La cattiva definizione di diritti di proprietà o l’inesistenza di un catasto che certifichi proprietà e ipoteche, ad esempio, rendono impossibile l’accesso al credito a molti piccoli commercianti di questi paesi o, ancor peggio, sbarrano la strada a investimenti esteri di importanza vitale per paesi così privi di capitale.

Proprio per questo, è bene diffidare di chi si erge a paladino della questione morale e della lotta alla corruzione, illudendo i propri cittadini che solo l’azione purificatrice di magistrati senza macchia e senza paura ci può salvare. È il caso della sinistra italiana, azionista e post-comunista, che da oltre 65 anni crea le basi della corruzione battendosi in favore di un sistema decisionale politicamente più centralizzato e di una maggior presenza dello Stato nell’economia. Un sistema nel quale assai spesso la corruzione è l’unico modo per far procedere le cose e dai cui difetti non è immune nemmeno l’Emilia-Romagna, dove la buona amministrazione dei primi anni del potere comunista, basata sulla dedizione alla causa di funzionari ideologicamente convinti, ha lasciato il posto a una mera gestione del potere una volta che il cemento ideologico si è sgretolato. Lo stesso destino a cui andrebbe incontro l’Italia intera, qualora i propositi dei giacobini delle procure si realizzassero.

 

(La Voce di Romagna, 20/2/2011)

Annunci
  1. Anonimo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: