Patrimoniale? Meglio vendere il patrimonio dello Stato

A volte ritornano. E in Italia più che altrove. Il rieccolo in questione è Giuliano Amato, che in un impeto di coraggio ha voluto riproporsi la sua ultima novità: la patrimoniale. Dopo il prelievo forzoso sui conti correnti del 1992, il dottor Sottile ci riprova.

“Il nostro debito totale ammonta a circa 30 mila € per italiano. Non è così gigantesco. Un terzo di questo debito abbattuto metterebbe l’Italia in una zona di assoluta sicurezza. Significherebbe pagare 10 mila € a cittadino. Ma siccome gli italiani non sono tutti uguali, potremmo mettere la riduzione a carico di un terzo degli italiani. A quel punto sarebbero 30 mila € per un terzo degli italiani. Magari in due anni. Per me è sopportabile”. Queste le parole di Amato. Ma come ha rilevato Antonio Martino su Libero del 29 gennaio, Amato fa confusione, in quanto parla di popolazione totale, non di contribuenti: “Una famiglia monoreddito di quattro persone dovrebbe far fronte a 120 mila € di debito. Siamo certi che siano molte le famiglie che possono sborsare quella cifra in due anni?”. Riguardo all’equità, poi, basti pensare che l’aliquota d’imposta viene applicata a un valore stimato, senza che si sia avuta una vera e propria vendita della proprietà. Inoltre, lo Stato italiano non è in grado di stabilire con attendibilità chi sono i veri ricchi che devono pagare l’imposta. Oggi, appena il 2% degli italiani dichiara un reddito annuo superiore a 70 mila €. Ci sarà senz’altro evasione, ma le cifre sulle quali dovrà essere fatta pagare l’imposta sono quelle ufficiali, che fanno fede di fronte alla legge. E poi, è bene rammentare che se si vuole fare cassa, occorre rifarsi sul ceto medio, poiché i veri ricchi già sono pochi di per sé, ed essendo ricchi, dispongono di ingenti risorse per occultare parti di patrimonio tramite strumenti elusivi ed evasivi, o per fuggire all’estero.

L’imposta patrimoniale, tra l’altro, è fortemente distorsiva, in quanto è traslata sul mercato come capitalizzazione d’imposta. Se una persona è proprietaria di un immobile del valore di 300 mila € da cui trae ogni anno un reddito di 15 mila € netti (5% netto), qualora venisse introdotta un’imposta patrimoniale dell’1% annuo (3000 €) il rendimento netto dell’investimento calerà al 4%, specie tenendo conto della difficoltà di traslare l’imposta sul locatore. L’impossibilità di traslare in avanti il valore dell’imposta finisce per provocare un processo di riduzione del valore capitale, che viene traslato all’indietro, ricadendo principalmente sui proprietari dei fattori produttivi. Nel caso di un’imposta sui beni capitali, ad esempio, il reddito da essi derivante finirebbe per diminuire, il che significa meno profitti, interessi e rendite più bassi e, nell’impossibilità di diminuire i salari causa veti sindacali, maggior disoccupazione. Insomma, riducendosi valore capitale e rendimento netto degli investimenti, l’economia verrebbe colpita proprio là dove fa più male, ossia, nelle sue fonti di produzione della ricchezza.

Certo, una patrimoniale una tantum sgraverebbe sì la quota interessi, che oggi incide sul bilancio statale per una cifra di circa 70 miliardi € l’anno (4,6% circa rispetto al Pil), ma per fare questo, si ceda un quota del patrimonio dello stato. Le sole azioni, quotate e no, nelle mani del Ministero del Tesoro, ammontano a circa 140 miliardi € (circa il 9% % del Pil), mentre le aziende di servizi pubblici locali (municipalizzate ecc.) possedute dagli enti territoriali; sono circa 700, di cui 14 quotate in borsa, 7 miliardi € circa il loro valore di mercato. E poi, c’è il vasto patrimonio immobiliare, per la maggior parte posseduto dagli enti locali. Una stima cautelativa, elaborata in uno studio congiunto della Fondazione Magna Carta e dell’Istituto Bruno Leoni, lo valutava in circa 350 miliardi € a valore di mercato. In caso di dismissioni, oltre ad abbattere il debito, si otterrebbe anche un considerevole beneficio gestionale attraverso una riduzione di spesa strutturale, poiché gli immobili rendono circa l’1% e costano il 2%.

Indubbiamente, il problema del debito pubblico va affrontato e pure in fretta. Come ci ricorda l’economista americano Kenneth Rogoff, una volta che il rapporto tra debito pubblico e pil supera il 90%, i costi del servizio del debito sono tali da diminuire strutturalmente il tasso di crescita economica dell’1% ogni anno. Ma pur essendo probabile che la patrimoniale possa ricevere un giudizio positivo dai mercati, la sua introduzione sarebbe la presa d’atto che l’Italia non è in grado di creare le condizioni per lo sviluppo riformando strutturalmente la spesa pubblica e mettendo a dieta lo Stato. E anche una volta diminuita la quota interessi, nel giro di pochi anni torneremo punto e a capo se il desiderio è quello tornare a spendere, come si evince dalle parole di Amato: “Ho avanzato la proposta in chiave del tutto razional-pragmatica. Con un debito così alto e per stare sul filo dell’accettazione da parte dei mercati, stiamo dissanguando lo Stato e tutti i suoi servizi”. Per Amato, deve essere sempre lo Stato il motore dello sviluppo economico. Peccato che a livelli di spesa pubblica così alti come il nostro, ogni aumento della stessa, lungi dal determinare più sviluppo, finisce per risolversi soltanto in un maggior spiazzamento della spesa privata. E poi, come si fa a lamentarsi del dissanguamento dei servizi dello Stato quando abbiamo una macchina pubblica che spende il 91% del suo budget solo per pagare gli stipendi! Insomma, riserve della nazione come Amato sono pericolose anche in panchina, perché da lì possono sempre entrare in campo a far danni. Almeno, confinatele in tribuna, visto che di appendere le scarpette al chiodo, sembra proprio che non ne vogliano sapere.

 

(La Voce di Romagna, 2/2/2011)

Annunci
  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: