Neonati comprati: meglio la compravendita che l’aborto o l’orfanotrofio

Lunedì 17 gennaio, è stata arrestata una coppia italiana di Cervaro, in provincia di Frosinone, per aver cercato di adottare illegalmente un neonato russo, dietro il pagamento di 25000 €. Assieme ai due sono finiti in carcere due persone russe, la mamma naturale del piccolo (una donna ucraina) e un avvocato del foro di Santa Maria Capua Vetere.

Per i sei – tutti ora agli arresti domiciliari – l’accusa è quella di soppressione di stato civile di minore e alterazione di stato. Secondo le indagini dei carabinieri di Cassino, coordinate dalla locale procura, la coppia avrebbe tirato fuori 15000 euro per avere il bambino e avrebbe poi dovuto consegnarne altri 10000 una volta che la pratica per l’adozione si fosse conclusa. Nel frattempo, il bambino è stato affidato a un istituto della provincia di Roma. Del resto, l’adozione diretta di un neonato dietro compenso non è consentita ed è sanzionata dal nostro codice penale. Ma siamo sicuri che ciò sia giusto? Personalmente, lo trovo fuori da ogni logica. La compravendita è di per sé un atto lecito. Certo, qualcuno obietterà che “vendere” qualcuno contro la sua volontà è giustamente considerato un reato, come nel caso della schiavitù. Ma nel caso di un neonato, ci troviamo in presenza di un soggetto privo della capacità di agire, e non solo dal punto di vista del diritto. E poi, i neonati, in caso di adozione legale, non passano dal genitore naturale a quello adottivo indipendentemente dalla loro volontà? Insomma, sommando due comportamenti leciti (compravendita e trasferimento di neonato da una famiglia a un’altra senza il suo consenso) si ottiene un reato. Misteri del codice.

Riguardo alla differenza tra adozione e “compravendita”, questa nel fatto che nel primo caso l’operazione si svolge attraverso l’intermediazione di strutture legalmente riconosciute come gli orfanotrofi che operano sotto l’egida dello Stato, mentre nel secondo si svolge attraverso un libero scambio tra genitori naturali e genitori adottivi: uno scambio tra bambino e denaro. Solo che quando c’è di mezzo il denaro tutto diventa automaticamente complicato, perché, si sa, il denaro è lo sterco del demonio! A ben vedere, però, questo pregiudizio, non solo è sbagliato, ma alimenta anche una serie notevole di comportamenti dannosi e parassitari. Dalla cresta che molti orfanotrofi fanno sul mantenimento dei bambini, alle lungaggini burocratiche spesso frustranti legate all’iter del processo di adozione. No, meglio passare direttamente “dalla puerpera all’adottante” evitando l’inefficiente intermediario statale e affidandosi al vil denaro, che è l’intermediario degli scambi per eccellenza e quanto a efficienza è insuperabile. Inoltre, essendo la compravendita illegale, purtroppo l’operazione si svolge spesso grazie all’opera di intermediazione di persone poco raccomandabili.

Naturalmente, l’adozione legale di un neonato dietro legale compenso da versare alla puerpera non verrebbe consumata in stato di clandestinità, come avviene adesso. Potrebbe avvenire alla luce del sole, magari in forza di un contratto liberamente sottoscritto, con adempimenti legali relativi alla pubblicità dell’evento riguardanti le condizioni e la moralità dell’adottante, nonché la salute del bambino e della madre naturale. Inoltre, sarebbe vietato adottare per poi rivendere. Chi adotta lo deve fare solo per appagare il proprio desiderio di crescere dei figli. Anche dal punto di vista sociale la cosa potrebbe avere positivi effetti a catena. Donne condannate dalla natura alla sterilità potrebbero adottare bambini più facilmente evitando l’inferno dell’attuale trafila burocratica, che spesso si risolve in un autentico e insuperabile percorso a ostacoli. Donne in carriera che vorrebbero soddisfare il loro desiderio di maternità, ma sono troppo impegnate per affrontare una gravidanza, oppure donne che non la possono affrontare per motivi psichici a causa dei quali sarebbero costrette ad abortire. E infine, donne in difficoltà economiche e senza lavoro potrebbero, dietro adeguato compenso, accordarsi per farsi carico della gravidanza. Tale pratica potrebbe favorire un aumento della natalità, anche se non sufficiente per arrivare alla fatidica soglia dei 2,1 figli a famiglia necessario ad assicurare la continuità demografica del nostro paese. In ogni modo, ritengo possa dare risultati migliori di politiche di sostegno alla famiglia a base di denaro pubblico, la cui scarsità non consente di farsi troppe illusioni. Con i conti pubblici disastrati che ha l’Italia, i pochi denari spesi in tal senso non sortirebbero effetti consistenti e finirebbero, allo stesso tempo, per rappresentare un inutile spreco di risorse.

Naturalmente, convincere un paese fortemente ignorante in fatto di economia che il “turpe” commercio delle adozioni, tanto turpe poi non è, è cosa difficile. Del resto, in Italia il commercio è considerato di per sé qualcosa di turpe e tra gli odiatori del libero commercio ci siano anche le femministe e i più convinti assertori dell’aborto in genere. Sì, insomma, sopprimere una vita, pur nell’utero di una donna, è considerato un atto di libertà, mentre è condannata la compravendita di un neonato che, se attuata in modo legale e alla luce del sole avrebbe come unico effetto quello di assicurare una famiglia chi non ce l’ha. Riguardo a quel bambino di Cervaro, la legge ha trionfato. Poco importa se poi verrà affidato a un istituto statale dopo essere stato tolto dalle mani di un famiglia che, oltre ad avere commesso il peccato mortale di aver pagato un compenso pur di averlo, avrebbe potuto dargli quell’affetto che un orfanotrofio il più delle volte non è in grado di dare.

 

(La Voce di Romagna, 27/1/2011)

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  1. #1 di VALTER MORIOTTO il settembre 2, 2011 - 6:32 am

    SOTTOSCRIVO AL 100 % TUTTE LE AFFERMAZIONI CHE COSI BENE SONO NELL’ARTICOLO.
    VOI CONOSCETE A CHI RIVOLGERSI ?
    GRAZIE INFINITE
    CELL 3287860725

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