Caso Battisti: l’uso dello straniero per colpire il nostro paese

Un fine 2010 che si conclude decisamente male per la lotta al terrorismo, con la morte del Caporal Maggiore del Settimo Reggimento Alpini Matteo Miotto in Afghanistan e con la mancata estradizione di Cesare Battisti da parte del presidente brasiliano Lula, prossimo alla scadenza del mandato.

E il 2011 si è aperto con la strage di 21 cristiani che stavano uscendo da Messa compiuta da terroristi islamici ad Alessandria d’Egitto. Anche alla luce di questa strage e della morte del nostro militare in Afghanistan appare particolarmente grave ed esecrabile il gesto compiuto da Lula di non concedere l’estradizione a un terrorista condannato per omicidio. Da questa serie di eventi sembra emergere come i peggiori nemici della libertà, ossia islamici e comunisti, in qualche modo riescano sempre a far valere le loro nefaste ragioni. Islamici che uccidono ovunque e comunisti che la fanno franca, soprattutto in Sud America, dove un numero sempre maggiori di stati sceglie di affidarsi a capi di Stato o di governo appartenenti alla sinistra barricadera, che non disdegnano gesti di distensione, quando non di complicità, nei confronti di Stati canaglia come Iran e Corea del Nord. Anche il fatto che Lula abbia aspettato l’ultimo giorno di mandato, a elezioni già avvenute, per fare questa porcata, la dice lunga sul fatto che avesse già in mente da tempo di non concedere l’estradizione di Battisti. Del resto, Lula rimane pur sempre un rivoluzionario, infarcito di una cultura che tende a ridurre ogni uomo a simbolo. Per Lula un terrorista comunista è pur sempre un eroe e Berlusconi è pur sempre un imprenditore sfruttatore, e per di più di destra.

Certo, Berlusconi non è una persona che sente particolarmente l’importanza di battaglie come queste; da imprenditore, tende sempre a guardare alle opportunità che riserva il futuro, piuttosto che a rivangare il passato che ormai è appunto…passato. Ma sul fatto che la decisione di non estradare Battisti sia stata presa da tempo ci sono ben pochi dubbi. Per questo, chi cinicamente rimprovera Berlusconi di non essersi adoperato, non solo è in mala fede, ma ha anche torto sul piano dei fatti. Travalica davvero i limiti della decenza il fatto che la sinistra italiana si lamenti per il disinteresse mostrato dal governo Berlusconi nella vicenda. Al contrario, Lucia Annunziata ha accusato il governo Berlusconi di aver adottato un approccio ideologico e muscolare alla vicenda, facendo così di Battisti un simbolo. Opinione che non travalica certo la decenza, ma da cui dissento. La verità è che è stato il solito ciarpame intellettuale di sinistra, italiano prima e francese poi, a creare il “martire” Cesare Battisti, facendone un simbolo. E questo a partire dal 2004, ossia ben prima che il terrorista dei PAC finisse in Brasile. Basti pensare alla martellante campagna a suon di frottole imbastita dalla rivista online Carmilla, fra i cui animatori spicca lo scrittore bolognese Valerio Evangelisti e al cui appello hanno risposto personaggi come Nanni Balestrini, Erri De Luca e Roberto Saviano, che però due anni fa ritirò la firma.

Sì, perché è davvero inaccettabile ascoltare i deputati della sinistra post-comunista invocare il pugno di ferro contro il terrorismo, quando l’intellighenzia dal loro partito creata e allevata nel corso dei decenni post-seconda guerra mondiale non fa che esaltarne le gesta o nasconderne i misfatti mistificando la realtà. Inoltre, gli strali piovuti sul governo da parte della sinistra e dei loro quasi alleati di Futuro e Libertà sono l’emblema della nostra debolezza. Infatti, la nostra storia patria è sempre stata contrassegnata dal ricorso allo straniero pur di mettere nel sacco il proprio vicino. Perciò, ogni qualvolta un governo italiano, soprattutto se è di centrodestra, si relaziona all’estero, i suoi interlocutori sanno sempre che esso non ha con sé l’intero paese e che, anzi, l’opposizione, soprattutto quando è di sinistra, è il suo più acerrimo nemico. Sì, insomma, gli italiani sono sempre gli altri. Basti pensare a quanto la nostra reputazione sia caduta in seguito al processo per mafia, tutto politico, nei confronti di Giulio Andreotti, terminato con l’assoluzione. Basti pensare a quando l’eurodeputato Martin Schulz inveiva contro l’allora Presidente del Consiglio Berlusconi al parlamento europeo, i deputati della sinistra plaudivano divertiti. Basti pensare ad Antonio Di Pietro che ha comprato pagine di quotidiani esteri per denigrare il governo italiano senza forse pensare che così facendo denigrava l’intero paese. Ma si sa, gli italiani sono sempre gli altri. E poi, non fa così anche uno dei veri capi della sinistra italiana, ossia Carlo De Benedetti, da sempre ben inserito nei circuiti mediatico-finanziari mondiali, che periodicamente rilascia interviste in cui copre di guano il proprio paese, soprattutto se al governo non c’è chi obbedisce ai suoi diktat?

Purtroppo, Alberto Torregiani, il figlio rimasto paralizzato nella sparatoria del 16 febbraio 1979 in cui il padre Pierluigi è stato ucciso dai PAC, non avrà con sé molte persone se scenderà in piazza davanti all’ambasciata brasiliana. Le piazze sono per i pecoroni di sinistra, quelli che ti dicono (e lo so per esperienza personale) che le accuse contro Battisti sono tutte balle e che, anche qualora fossero accertate, i veri criminali da perseguire sono altri, perché i criminali sono sempre quelli che loro odiano. È veramente disarmante constatare che le vittime dei totalitarismi novecenteschi non sono servite a nulla e che islamici e comunisti continuano a godere della più assoluta impunità, diversamente da chi rifugge propositi rivoluzionari e aspira magari a vivere, e non a morire, in santa pace.

 

(La Voce di Romagna, 4/1/2011)

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