L’esproprio dei mezzi mediatici in nome del popolo

Lo storico marxista Alexander Gerschenkron, nel suo Il problema storico dell’arretratezza economica, mette in rilievo come tutti i paesi europei più importanti, eccetto l’Italia, abbiano avuto ognuno una particolare ideologia dell’industrializzazione sotto i cui auspici si attuò lo sviluppo.

Alla Gran Bretagna, “nazione guida” della rivoluzione Industriale, fece da filo conduttore l’ideologia liberista imperniata sui diritti naturali dell’individuo, la Francia ebbe il saintsimonismo, una sorta di socialismo utopistico mutuato dalle idee del duca Louis de Rouvroy de Saint-Simon, secondo cui lavoratori e datori di lavoro avrebbero dovuto far parte di una società nella quale i dirigenti di industria avrebbero esercitato le principali funzioni politiche e le banche avrebbero giocato un ruolo di primissimo piano come agenti di sviluppo. La Germania ebbe il modernismo reazionario, una modernizzazione tecnologia e industriale del tutto emancipata dall’ideologia illuministica e liberale: all’atto pratico, una sorta di sviluppo eterodiretto da un regime politico fortemente centralizzato nelle mani di Bismarck e della classe degli junker, i proprietari terrieri prussiani. La Russia ebbe il marxismo, mentre in Italia nessuna ideologia ebbe alcuna funzione importante nel processo di sviluppo. Il liberismo cavouriano apparteneva a un’era ormai tramontata, mentre il protezionismo nazionale fu strumento di interessi costituiti e non riuscì a dar vita a un profondo movimento culturale che supportasse l’industrializzazione. Poi arrivò la Prima Guerra Mondiale che arrestò lo sviluppo industriale appena intrapreso a partite dal 1896.

In ogni modo, dopo il difficile periodo tra le due guerre e la Seconda guerra mondiale, l’Italia si rimboccò le maniche e ricostruì quanto era stato distrutto dal conflitto bellico, e questa volta nulla interruppe il suo cammino in direzione dello sviluppo. Uno sviluppo intenso e vorticoso che trasformò il paese da agricolo a industriale in poco più di 10 anni alla maniera italica, ossia nella completa anarchia. Nessuna ideologia poté fare da filo conduttore a questo sviluppo così rapido e nemmeno lo Stato riuscì a star dietro al miracolo. Ma quando questo riuscì a “governare” lo sviluppo, complice un comprensibile “rilassamento” del paese, fu la fine. Quell’ideologia che mancò allo sviluppo, comparve nel sessantotto con la modernizzazione, una volta che l’industrializzazione fu compiuta. Poiché i ceti moderati, cattolici o liberali che fossero, non si sono mai interessati alla cultura, l’ideologia che ha fatto da filo conduttore alla modernizzazione italiana non poteva che provenire da coloro che in Italia hanno capito che, non trovando ostacoli, la cultura hanno finito per egemonizzare: i comunisti.

Così, quella italiana avvenuta con il Sessantotto e gli anni Settanta è stata una modernizzazione a tinte rosse, intrise di un Marxismo rimasticato, privo delle asprezze relative all’epoca delle fabbriche ottocentesche in cui nacque e si formò. Fu un Marxismo adattato a un’Italia imborghesita appena uscita da un boom economico impetuoso. Un Marxismo, non solo privo delle asprezze dell’epoca natia, ma addirittura intriso del permissivismo dell’età dei consumi di massa. E marxisti furono tutti gli intellettuali che occuparono tutti i posti di potere nell’industria intellettuale, dalla scuola e l’università, con il suo esercito di professori e pedagoghi, ai mezzi di comunicazione di massa. Le redazioni di quotidiani e periodici, radio, televisioni, cinema e satira vennero occupate senza colpo ferire, anche perché non c’era alcuna resistenza da abbattere e nessun prigioniero da fare. Così, dalla scuola all’università, dalla Tv a gran parte dei giornali, passando per il cinema, gli italiani assorbono quotidianamente dosi da elefante di cultura di sinistra. Come sostiene Marcello Pera: “L’Italia non ha mai conosciuto la rivoluzione liberale e non la vuole. Tutti vogliono più Stato, più protezioni, più sussidi, più incentivi, e perciò più tasse. La classe politica imprenditoriale e culturale italiana mostra il contrario di ciò che diceva Bobbio: l’Italia è un Paese naturalmente di sinistra, non di destra, anche quando vuol essere governata dalla destra. Fra libertà e uguaglianza o fra autonomia individuale e giustizia sociale, sceglie sempre la seconda. Compreso il mondo cattolico: viva La Pira, abbasso don Sturzo. È dai tempi della Rerum novarum che in Italia, sulle questioni sociali, Gesù Cristo sta con Rousseau e Marx e non con Jefferson”.

E un paese naturalmente di sinistra, persino la destra è statalista (tutta), e persino zapateriana (in parte). Perciò, in un paese così, perché mai i conduttori non devono essere tutti di sinistra? Anche il sottoscritto, facente parte di quello 0,..% di liberali veri ha perso ogni speranza di de sinistrare il paese. E poi, chi te lo fa fare: se provi a convincere i berlusconiani ti becchi degli insulti, mentre dagli altri si rischia pure qualcosa di peggio.

 

(Le Ragioni dell’Occidente, 2/12/2010)

Annunci
  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: