L’africa nera rovinata dall’Occidente rosso

Henry David Thoreau diceva: «Se sapessi con sicurezza che c’è un uomo che sta venendo a casa mia con il piano consapevole di farmi del bene, scapperei a rotta di collo». Purtroppo, in Africa, non hanno fatto in tempo a scappare, e a suon di aiuti occidentali, il loro continente è diventato il più povero del pianeta.

Del resto, poche cose come l’Africa esemplificano bene come comunisti e progressisti assortiti riescano sempre così bene a rovinare l’esistenza del prossimo. Il tutto, sempre a fin di bene, si intende. Basti pensare agli aiuti in denaro erogati negli anni Sessanta, in pieno buonismo liberal. Risultato: nella zona del Sahel, situata in Africa centrale, gli aiuti a fondo perduto hanno avuto il solo effetto di aumentare la popolazione al di là del volume rispetto al quale il capitale accumulato può essere riprodotto. Così, mentre i progressistini occidentali si lavavano la coscienza, i loro aiuti facevano più danni delle locuste.

E fra le anime belle di sinistra, un posto lo merita Rachel Carson, che con il suo Silent Spring (La primavera silenziosa) del 1962 contribuì in maniera determinante al bando di quel DDT che, secondo quanto dice il Dr. Philip Butler, direttore di uno dei laboratori di ricerca del Fish and Wildlife Service, ha “salvato almeno due miliardi di persone nel mondo senza costare una sola vita umana per avvelenamento”, in quanto il 92% del DDT e dei suoi metaboliti scompare dall’ambiente dopo 38 giorni. Il Pil annuo africano ammonterebbe a 400 miliardi di dollari e non a 300 miliardi, se la malaria fosse stata spazzata via nel 1965, com’è accaduto nei paesi sviluppati. Inoltre, l’adozione del DDT da parte dei paesi africani è ostacolata anche da ricatti commerciali: basti pensare che le leggi interne europee e statunitensi vietano l’importazione di prodotti contenenti residui di sostanze chimiche bandite dai rispettivi paesi, fra cui il DDT. I coltivatori di quei paesi sono perciò costretti a fare uso di insetticidi più costosi (fino a 6 volte!) e più tossici per i lavoratori, causando un maggior numero di casi di avvelenamento, soprattutto nei paesi poveri dove di norma vengono irrorati a mano. Quei paesi come Sudafrica e Uganda che “osano” impiegare il DDT rischiano di vedersi bandita l’importazione di pesce e prodotti agricoli da parte dei paesi ricchi ed ecologicamente corretti. Per gli ambientalisti il problema della malaria non esiste, perché il DDT l’ha eliminata dai loro paesi. Cianciano di futuri sostituti del DDT, ma il problema relativo alla morte di decine di milioni di persone è tremendamente presente! Predicano l’uso di zanzariere e l’utilizzo di pesci che mangiano larve di zanzara, senza capire che questi rimedi sono validi soltanto in limitate circostanze.

E dopo gli anni ‘60, negli anni ‘80 i dittatori africani hanno fatto il salto di qualità. Come riportato da André Glucksmann e Thierry Wolton, nel loro Silenzio si uccide (Longanesi), in seguito al reportage girato nei campi profughi etiopici, mandato in onda dalla BBC il 23 ottobre 1984, l’impatto fu folgorante: in poche settimane, 425 reti televisive diffusero quelle immagini di fame, disperazione e morte, e iniziò in tutto l’Occidente una gara di solidarietà senza precedenti culminata con le esibizioni canore di Band Aid (1984), il gruppo britannico e irlandese creato da Bob Geldof, e USA for Africa (1985), guidato da Michael Jackson, Lionel Richie, Harry Belafonte e Kenny Rogers. Ebbene, dopo due anni di aiuti ininterrotti, nell’Etiopia del regime filo-sovietico del colonnello Menghistu la gente moriva di fame più di prima. La carestia divenne quindi un capitale prezioso da mantenere il più possibile inalterato e da far fruttare al meglio attraverso adeguate campagne pubblicitarie. Come spiegano bene Glucksmann e Wolton, del fiume di dollari e viveri, solo una minima parte arrivò a lambire i diseredati, mentre il problema degli stornamenti a favore del partito al potere e soprattutto dell’esercito che lo sostiene era palese per chiunque lo volesse vedere. Ma fra le anime belle di sinistra nessuno si oppose, e in tal modo si alimentò il circolo vizioso carestia-aiuto-potere-carestia, che è costato ogni anno al terzo Mondo centinaia di migliaia di vittime.

Per questo, è inaccettabile che le anime belle responsabili di tutto questo siano in prima fila nel reclamare le porte aperte all’invasione africana, giustificandola con non ben precisate colpe dell’Occidente e delle multinazionali nei confronti dell’Africa e del Terzo Mondo. È davvero irritante che gli ex-adoratori del sistema sovietico continuino a propinarci la loro morale, quando proprio loro sono i maggiori colpevoli dello sfacelo del Terzo Mondo, dovuto spesso all’opera di giovani africani che, imbevutisi nelle università europee degli anni ‘60 e ‘70 di ideologie marxiste allora di moda, dettero vita a movimenti rivoluzionari che hanno portato in Africa morte e miseria. Quella miseria da cui oggi gli africani fuggono in direzione dell’Europa.

 

(Le Ragioni dell’Occidente, 4/11/2010)

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