Dove sono finiti i liberali? I bei tempi delle casalinghe e del “nemico”

Una delle grandi discussioni del nostro tempo riguarda quanto del vostro denaro deve essere speso dallo Stato e quanto voi dobbiate invece spendere per mantenere la vostra famiglia. Non dimentichiamoci mai questa verità fondamentale: lo Stato non altre fonti di denaro se non il denaro che la gente ha guadagnato per sé. Se lo Stato intende spendere di più lo può fare solo prendendo a prestito i vostri risparmi oppure tassandovi di più.

Non è un buon ragionamento ritenere che sarà qualcun altro a pagare, perché quel qualcun altro siete voi. Il denaro pubblico non esiste: esiste solo il denaro del contribuente. La prosperità non giungerà attraverso l’invenzione di programmi di spesa pubblica più numerosi e sostanziosi. Non diventerete più ricchi ordinando un altro libretto degli assegni alla banca. Nessuna nazione è mai diventata più ricca tassando i suoi cittadini oltre le sue possibilità. Abbiamo il dovere di assicurarci che ogni singolo penny che raccogliamo con le tasse sia speso bene saggiamente. Come sarebbe bello, come sarebbe popolare poter dire: Spendiamo di più qui, espandiamo ancora di là. Ovviamente, ognuno ha le sue cause preferite, io so di averne. Ma poi qualcuno deve far quadrare i conti. Ogni azienda deve farlo, ogni casalinga deve farlo, ogni governo deve farlo e questo governo lo farà”. Questo, ed altro ancora, disse Mrs Thatcher nel corso di un congresso del Partito Conservatore negli anni Ottanta.

Eh! Che belli gli anni Ottanta, non c’è che dire. Furono gli anni in cui l’Occidente uscì dall’incubo in cui la propria dabbenaggine lo aveva cacciato. Furono gli anni in cui un Papa polacco di nome Karol Wojtyla, e soprattutto politici come Ronald Reagan e, appunto, Margaret Thatcher, guidarono la rivolta morale contro il comunismo e contro l’ideologia statalista e welfaristico-spendacciona che stava distruggendo dall’interno l’Occidente cristiano e capitalistico. Quelli erano anni in cui si faceva sempre più forte nell’opinione pubblica la percezione di un comunismo vincente, a seguito della sconfitta americana nel sud est asiatico (Vietnam, Laos e Cambogia) e dell’invasione sovietica dell’Afghanistan, avvenuta inizialmente senza colpo ferire, anche se i guai sarebbero arrivati a volta conquista avvenuta, come stanno scoprendo oggi le truppe alleate. E alla paura del comunismo si accompagnava, soprattutto negli Stati Uniti, la consapevolezza che i valori espressi dalla contro-cultura degli anni Sessanta e Settanta e dello statalismo crescente in voga dagli anni Trenta stavano minando le fondamenta della civiltà americana. Fu per questo che, di là dall’Atlantico, sin dagli anni Quaranta, liberali classici e conservatori fecero causa comune contro il liberalismo newdealista e il pericolo sovietico. E dopo la semina di Barry Goldwater, candidato alla presidenza per i repubblicani nel 1964, che rilanciò i valori più autenticamente liberisti e conservatori, fu Ronald Reagan a raccogliere i frutti negli anni Ottanta.

Anni che portarono al crollo del Muro di Berlino e al ritorno in auge dei valori legati al libero mercato. Le parole di Mrs Thatcher, limpide e cristalline, sono un concentrato di pura saggezza. In esse, i proclami roboanti che sentiamo oggi lasciano spazio a quel buon senso che solo la sobrietà e l’equilibrio dei concetti espressi possono esprimere. Un buon senso che oggi sembra del tutto scomparso. Pensiamo a quel riferimento ai conti da far quadrare, al fatto che devono farlo ogni azienda, ogni casalinga e, soprattutto, ogni governo. Pensiamo a quanto tutto ciò oggi ci sembri datato. A meno di trent’anni di distanza, ecco scoppiare una crisi figlia di una crescita fasulla in quanto priva di una base di risparmio, e innescata da quelle misure creditizie e monetarie che liberisti e conservatori hanno sempre avversato. Forse, questo è dovuto al fatto che, in presenza della sfida comunismo, una non solo politica ma anche culturale, conservatori e liberali classici hanno dovuto attingere ai propri principi più vere e alle proprie convinzioni più salde. In mancanza del nemico, è venuta meno ogni tensione ideale. L’importante è diventato fare soldi. A qualsiasi costo. Anche attraverso comode scorciatoie come il credito facile, i tassi di interesse tenuti artificialmente al minimo, l’illusione che risparmiare non fosse più necessario, o, peggio ancora, l’illusione che anche lo Stato potesse giocare un ruolo alleandosi con i “capitalisti”. Non più, come predicava Keynes, per sostenere l’occupazione, ma per sostenere la crescita drogando le performances dell’economia attraverso il debito. Con tanti saluti alla sobrietà thatcheriana.

E l’Italia? Beh! L’Italia un’era thatcheriana non l’ha mai conosciuta. Da noi gli anni Ottanta sono stati quelli della spesa facile, in cui, prendendo a prestito le parole di Mrs Thatcher, lo Stato ha speso di più prendendo a prestito, dove a pagare era sempre qualcun altro (la nostra generazione), dove la prosperità giungeva attraverso programmi di spesa pubblica, dove i cittadini venivano tassati oltre le loro possibilità (tanto c’era il nero) e dove nessuna lira veniva spesa saggiamente. Allora, ognuno aveva le sue cause preferite, e veniva puntualmente accontentato. Peccato, però, che nessuno abbia poi fatto quadrare i conti. Purtroppo, anche oggi le cose non vanno molto meglio. A differenza degli stati Uniti, da noi i liberali sono più rari dei panda, e anche quando erano in auge amavano assai poco il libero scambio, però sono in crescita, almeno tra chi è più giovane, e c’è di che essere ottimisti. Riguardo ai conservatori (vedi Giulio Tremonti), invece di Thomas Jefferson e la sua idiosincrasia verso lo Stato, invocano Carlo Marx ogni due per tre, credendo di essere divertenti. E invece, non hanno nemmeno il senso del ridicolo.

 

(La Voce di Romagna, 21/9/2010)

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  1. #1 di Leonardo Facco il settembre 24, 2010 - 1:08 pm

    Ricordo che ne avevam parlato in auto scendendo a Porto Recanati.

  1. Dove sono finiti i liberali? I bei tempi delle casalinghe e del “nemico” | Politica Italiana

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