Quell’Europa truffaldina in mano a un’élites di burocrati

“Troppi paesi individualisti e miopi. Così il progetto europeo si ferma”. Queste le parole del presidente della Commissione Europea José Emanuel Barroso in un’intervista al Corriere della Sera. “Non possiamo più pensare a un’identità esclusiva, dobbiamo abituarci al concetto di identità multipla. Sommare due parti che devono diventare complementari: la diversità e l’unità”.

Sì, insomma, tutto e il suo contrario. L’importante è non far capire nulla ai sudditi, nel classico stile di questi alti burocrati. Naturalmente, Barroso ha esaltato il ruolo dell’Euro quale fattore chiave dell’identità europea, magnificandone la stabilità rispetto ad altre monete, sorvolando però sul fatto che questa maggior stabilità è dovuta in larga parte alla debolezza delle altre monete di riferimento, prima fra tutte il dollaro. Sarà, ma dovendo scegliere un metro più attendibile per misurare quanto forte sia l’identità europea, trovo più indicato l’esito (negativo) di diversi referendum popolari come quelli tenutisi in Francia e Olanda per ratificare la Costituzione Europea, invece di una moneta, per di più finta, in quanto non convertibile in alcun bene fisico (es. l’oro) e manipolabile a piacere da un’élites politico-finanziaria per nulla trasparente e del tutto irresponsabile verso il popolo, del quale si fa beffe continuamente impoverendolo con politiche monetarie truffaldine. E poco consola sapere che Fed, Banca d’Inghilterra e la banca centrale cinese fanno ancor peggio. La verità è che l’euro finisce per essere una rappresentazione fedele dell’identità europea che l’attuale tecnocrazia burocratico-finanziaria sta forgiando: un’istituzione truffaldina e priva di legami con l’economia e la società del vecchio continente.

La parte più importante dell’intervista di Barroso è quella in cui dice che «Le scelte di politica economica di ogni Paese devono essere coordinate insieme agli altri. Non c’è altra strada credibile: andare avanti con la concertazione pur accettando le prerogative dei parlamenti nazionali». E ancora: «I budget vanno messi sotto controllo e occorre introdurre sanzioni e incentivi più forti per raggiungere stabilità e crescita. Il rischio è di mettere in discussione l’assetto del welfare europeo. Naturalmente non si può più rimandare l’approvazione di una rigida agenda per regolare il settore finanziario. Stiamo lavorando per creare un’architettura istituzionale che garantisca una maggiore supervisione. E’ stata concordata nuova strategia Europa 20-20 per il rilancio di una crescita intelligente, innovativa e inclusiva». Capito? Già quando in ambito europeo sento parlare di coordinamenti di politica economica mi vengono i brividi, perché nella mentalità euroburocratica, per coordinamento si intende l’adeguamento delle varie nazioni a un progetto politico-economico unico centralizzato spesso tarato sulle esigenza degli stati più forti come Francia e Germania. E poi finiamola di tirare sempre in ballo la mancata regolamentazione finanziaria, quando il settore finanziario è oberato di regole, mentre l’autorità monetaria, in Europa, come in Stati Uniti, Gran Bretagna, Giappone e Cina, ha la più totale discrezionalità, di cui spesso fa uso in modo deleterio.

Ma dove Barroso dà il meglio di sé è quando dice che il rischio è di mettere in discussione l’assetto del welfare europeo, dopo aver detto che i budget pubblici vanno messi sotto controllo per raggiungere stabilità e crescita. Già di per sé il welfare europeo, al pari di tutti gli altri basati sul modello pensionistico a ripartizione è finanziariamente insostenibile. Cosa spera quindi Barroso, di riuscire a coniugare la crescita economica con il mantenimento di un welfare costoso come quello europeo? Da decenni, ormai, dopo l’Africa, l’Europa è la macrozona con i tassi di crescita più bassa proprio a causa del peso eccessivo del settore pubblico nella sua economia. E solo grazie alla capacità di risparmio di imprese e popolazioni come quelle tedesche o italiane che si riescono a creare i presupposti per una crescita, seppur limitata, senza ricorrere al doping finanziario come fanno i paesi anglosassoni. Con la differenza, naturalmente che le imprese tedesche possono contare su una maggior capitalizzazione rispetto a quelle italiane, che per di più devono combattere con un sistema paese corrotto e inefficiente, con una giustizia lenta, un sistema scolastico scadente e un fisco disincentivante per chi intraprende.

La verità è che l’unica cosa che doveva dire Barroso si è ben guardato dal dirla. Ossia che l’Europa soffre di ipertrofia statalista, fiscale e regolatoria. Un’ipertrofia che soffoca l’iniziativa privata e distorce i mercati, impedendo così di creare un ambiente adatto alla crescita, allo sviluppo e all’innovazione. E, cosa ancor più importante, mortificando proprio quell’identità cristiana e liberale che ha fatto dell’Europa la culla della civiltà moderna.

 

(La Voce di Romagna, 3/9/2010)

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  1. #1 di angela maria fascia il settembre 4, 2010 - 12:08 pm

    Caro Carlo Zucchi, sono Angela Maria Fascia. Ho letto il suo articolo “la linea sbagliata di Barroso”. Premetto che sono un avvocato con una laurea in DAMS (prima tesi di laurea con relatore Francesco Galgano la seconda con Pierluigi Cervellati) ho un abito mentale semio/fenomelogico e l’anno scorso ho predispoto un PDF che tratta l’argomento ambientalismo VS consumerismo che fa un analisi di tutti gli organismi coinvolti nel Mercato Globale fra cui la BCE e la (SERB di cui a quanto pare nessuno fa alcun cenno. E chiaro che ho tracciato la struttura normatica che legittima gli organismi internazionali e i loro condizionamenti e richiamando i trattati e le convenzioni che reggono tali organismi con la critica al loro operato e la ricaduta sulle comunità nazionali sopratutto a danno dei Paesi in via di sviluppo. Il documento ha avuto un divulgazione molto ristretta ( esiste anche il testo in inglese da ne curato) ma ad alto livello perchè non è da tutti leggere 90 pagine con illustrazioni che documentano lo scritto e danno la prova e i Mercanti e la finanza Mondiale non vogliono avere alcun rapporto con la Realtà che lei chiama sudditi.Se vuole glie lo invio in maniera riservata. Cordialità Angela Maria Fascia

  2. #2 di Balandran il settembre 13, 2010 - 6:56 pm

    credo che i tuoi post siano poco commentati… perché c’è sempre ben poco da aggiungere!!

  3. #3 di Lionello Ruggieri il settembre 29, 2011 - 6:17 pm

    Ancora con la solita follia illuaione friedmaniaca dello stato leggero che costa poco. Tagliamo il welfare (sanità, pensioni, istruzione, sicurezza) ma spiegate a che serve uno stato che non fa queste cose. Per quanto riguarda il predominio franco-tedesco da una parte è frutto dello Stato in cui è ridotta l’Italia, dall’altra è è stata e sempre sarà inevitabile che ci siano dei membri predominanti in una collettività

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