Il “trucco” trentennale che c’è dietro alla manovra

Non ci sarà un’altra manovra nel corso del 2010, ha detto ieri l’altro il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Speriamo. In ogni modo, il 14 luglio, nel corso di un intervento a Palazzo Madama, il Presidente della Commissione Finanze del Senato Mario Baldassarri ha affermato cose che sono colpevolmente passate sotto silenzio.

Memore della sua proposta, avanzata a dicembre 2009, relativa alla necessità di una manovra strutturale riformatrice quantificata in 35 miliardi € addizionali rispetto alla manovra soft che era stata presentata in Parlamento, ha fatto presente che da allora ad oggi, il Parlamento ha dovuto occuparsi di tre manovre: la legge finanziaria, partita con un’entità di 5 miliardi e chiusa con un’entità di 9 miliardi; il decreto “mille proroghe”, all’interno del quale vi era il gettito una tantum dello scudo fiscale, che ha determinato una seconda manovra da 9 miliardi, e la manovra attualmente in discussione presentata il 31 maggio, pari, come sappiamo, a 25 miliardi di euro. Per un totale di 43 miliardi €, alla fine superiori ai 35 della manovra proposta da Baldassarri.

Ma quel che più sconcerta è che da trent’anni si susseguono periodicamente manovre predisposte da governi di diverse colorazioni politiche, ognuna delle quali basata su mega tagli alla spesa pubblica. Risultato dopo trent’anni di “tagli di spesa” è che il debito pubblico è aumentato mentre negli anni Settanta il prelievo fiscale era del 33-34%, oggi il prelievo fiscale è salito al 43-44%, mentre il debito pubblico, in rapporto al pil, era del 40% nel 1970, del 60% nel 1980, del 100% nel 1990, del 110% nel 2000, fino al 116% circa del 2009. Ma come, direte voi, si tagliano le spese pubbliche, si aumentano le tasse e il debito pubblico aumenta? Dove sta il trucco? Sta nel fatto che tutte le manovre di questi trent’anni – compresa l’ultima – sono riferite a tagli sulle spese tendenziali degli anni futuri, che non esistono, se non sulla carta. Il taglio sul tendenziale degli anni futuri, decisi in questi giorni nella manovra, non fa che nascondere, in realtà, l’aumento della spesa pubblica. La spesa pubblica, lungi dal ridursi, in realtà aumenterà, perché ciò che conta nell’economia è la spesa pubblica del 2009 e del 2010; per il 2011 non conteranno i tagli sui tendenziali di tale anno, ma conterà, dopo i tagli effettuati, quale sarà la spesa pubblica effettiva del 2011. La manovra in questione, quindi, è riferita non alla spesa del 2010, ma ai tendenziali del 2011 e del 2012.

Per capirci, qua si parla di minor deficit per 25 miliardi €, dei quali oltre 15 di minori spese (sulla carta) e di oltre 9 di maggiori entrate, concentrate sulla voce “lotta all’evasione”, quindi, anche in questo caso auspici e buoni propositi, ma di certo poco o nulla. Tremonti ha detto che fare la correzione dei conti attraverso un aumento delle tasse sarebbe stato un suicidio, ma se non si arriva ai 25 miliardi in meno di deficit? Ci sarà qualche condono come accadeva nel quinquennio 2001-2006, oppure qualche tassa occulta, basata su modifiche di parametri su cui calcolare le imposte a parità di aliquote? Sempre Tremonti, però, ha sottolineato che «Il nostro deficit è causato solo dalla caduta delle entrate perché il Pil è sceso». Il che è comprensibile, in seguito alla crisi devastante di questi anni, che ha provocato chiusura di imprese e licenziamenti, in parte “attutiti” con lavori in nero che, per definizione, non portano risorse all’erario. Quel che è inaccettabile, però, è sentire Tremonti affermare che: «Non puoi dire: devo ridurre le imposte perché devo ridurre statisticamente la pressione fiscale. Allora devo ridurre le medicine per gli anziani?». E no, cavolo!
Come riportava Oscar Giannino dalle colonne del Messaggero di ieri l’altro, è solo attraverso minor spesa pubblica e meno tasse che si ottengono servizi migliori affermare il contrario. “È come dire che sbagliano i magistrati di Torino, che sono riusciti a risparmiare riducendo di quasi il 50% durate e procedimenti in Tribunale e Corte d’Appello. E che sbagliano gli ospedali lombardi e veneti costare molto meno e a essere molto più efficienti che a Palmi in Calabria, dove c’è un ospedale con 21 posti letto e 209 dipendenti, o a Taurianova, dove un altro ha 29 posti letto e 174 dipendenti, o a Napoli, dove in 6 chilometri quadrati ci sono ben 5 ospedali, o in Sicilia, dove per pagarne il personale si spende 11 volte più che in Veneto”.

Benché oggi il fenomeno sia più accentuato per via della crisi, da sempre in Italia le entrate a consuntivo sono minori rispetto a quelle previste. Del resto, di che stupirsi, con un fisco vampiresco come il nostro che ti mette davanti all’alternativa tra pagare uno sproposito, così da scoraggiarti nel fare impresa e innovare, o evadere, sottraendo risorse all’erario. In entrambi i casi, un pessimo affare per fisco e imprese, mentre il Ministro dell’Economia tira fuori la solita solfa secondo la quale se si riduce lo Stato muoiono le vecchiette per la strada. La verità è che invece di manovre più o meno inutili, l’Italia avrebbe bisogno di riforme incisive che colpiscano i centri di spesa e di spreco, mentre i tagli andrebbero concentrati maggiormente sulle regioni del sud, che sono quelle che sprecano di più. Inoltre, è poco consolante sapere dal Ministro Tremonti che “per la prima volta si toccano gli alti papaveri”, poiché il vero problema dei nostri conti pubblici non è tanto quel che i politici intascano, ma quanto spendono.

 

(La Voce di Romagna, 23/7/2010)

Annunci
  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: