Se Rimini piange, Bologna fa altrettanto

Nelle ultime settimane, Rimini sta vivendo momenti particolarmente difficili, con tante vicende assai poco edificanti, come quella relativa al Palacongressi, i cui costi sono inopinatamente lievitati in corso d’opera, per non parlare del tracollo dello sport riminese, o delle difficoltà in cui si sta imbattendo la Scm, ossia l’azienda più grossa e importante della provincia.

Eppure, c’è chi se la passa altrettanto male, per non dire peggio. Ogni riferimento a Bologna è puramente voluto. Sì insomma, se Rimini piange, Bologna fa altrettanto. Riguardo al Palacongressi di Rimini, come detto, i costi sono lievitati, e di parecchio, in corso d’opera, come nella peggiore tradizione di opere e appalti pubblici del Bel Paese. Va bene che la Romagna è considerata il meridione del nord Italia, ma questa sembra più una situazione da meridione d’Italia senza nord davanti. E se Rimini ha il Palacongressi, Bologna ha il Civis, che tra denari sprecati e fastidi per i cittadini, davvero non scherza. Inoltre, come nelle più squallide situazioni del sud Italia, anche a Bologna il comune è commissariato. Commissario, tra l’altro, che sembra riscuotere un certo consenso fra i cittadini, inversamente proporzionale a quello di cui gode tra i partiti, soprattutto a sinistra.

Riguardo allo sport, la mancata iscrizione del Rimini nel calcio e i problemi relativi ai pagamenti dei giocatori che hanno contrassegnato l’annata dei Crabs nel basket sono un segnale preoccupante. In merito al basket, la coppia Bergamini-Tonelli aveva già tentato un approccio a Bologna, sponda Virtus con tanto di sponsor Riviera Solare, dimostrandosi da subito inaffidabile. Una volta saputo che il dinamico duo aveva messo le mani sui Crabs, sempre con sponsor Riviera Solare, da Bologna sono partite condoglianze in direzione Rimini. Possibile che una città con uno spirito imprenditoriale come Rimini si sia fatta abbindolare da due soggetti già sgamati a Bologna? E sempre in tema di basket bolognese, dopo l’ennesimo campionato mediocre della Virtus, anche quest’anno sta andando in onda il dramma della Fortitudo e del suo presidente Gilberto Sacrati, che anche quest’anno rischia seriamente di non riuscire a iscrivere la squadra in A2, nonostante la promozione dalla serie A dilettanti (la C1 del basket) conquistata sul campo tra pagamenti di stipendi in ritardo e l’iscrizione all’A2 2010-2011 avvenuta martedì 30 giugno, ultimo giorno disponibile, alle 17,55 (la scadenza era alle 18). Per ora, la Comtec ha ravvisato che i conti della società non sono in ordine e il buco ammonterebbe a oltre un milione e mezzo € da trovare entro lunedì 12. Vedremo se Sacrati, che ha messo la società in vendita a un euro, farà l’ennesimo miracolo. E nel calcio, se a Rimini nessuno si è fatto avanti per salvare la squadra e iscriverla in Lega Pro, a Bologna siamo stati solo un po’ più fortunati, perché è arrivato Sergio Porcedda a rilevare la squadra dalla famiglia Menarini, il quale, dopo due anni in cui cercava di vendere, ha dovuto aspettare un imprenditore venuto dalla Sardegna, perché a Bologna nessuno ha mosso un dito.

Riguardo a Scm, il fatto che stia combattendo contro crisi e Fiom è un segnale che, pur tra mille difficoltà, c’è una reazione. Bologna, dal canto suo, a parte i suoi gioielli come Ducati, Ima e Datalogic, per dirne alcuni, sta decisamente rinculando in un processo di deindustrializzazione che appare inesorabile. Come nel caso della Scm a Rimini, anche a Bologna le istituzioni politiche dominate dall’ex-Pci sono immobili, per non dire ostili. Del resto, come non ricordare i bastoni tra le ruote messi dall’ex-Pci negli anni Novanta e nei primi anni del 2000 all’allora patron del Motorshow Alfredo Cazzola, poiché, nonostante le sue simpatie prodiane, pretendeva di fare il suo mestiere di imprenditore senza la mediazione del partito. Tanto, da indurlo a tentare l’avventura politica nelle file del centrodestra, nonostante le sue origini di centro-sinistra. Infine, il capitolo fiera. A Rimini, da un annetto a questa parte, le lamentele nei confronti di Lorenzo Cagnoni sono in aumento. A Bologna abbiamo una fiera in piena crisi da almeno dieci anni.

Insomma, Sport, industria e benessere stanno attraversando un declino evidente che coinvolge un po’ tutta la regione. Pur tra realtà ancora brillanti, come Piacenza, Parma Modena e, in buona parte, anche Reggio Emilia e Ferrara, si iniziano a vedere le crepe in località come Rimini e, soprattutto, Bologna. Che ci siano pochi imprenditori emiliani in grado di prendere in mano le rispettive squadre di calcio di per sé non è un dramma, ma è un indicatore del fatto che di realtà grandi ce ne sono poche, pur in una terra ricca. Che realtà troppo grandi diano fastidio in un contesto nel quale l’ex-Pci ha sempre voluto e vuole tuttora continuare a essere il dominatore incontrastato della situazione? Inoltre, l’innovazione non è incoraggiata, perché sfornare buoni tecnici non è sufficiente se l’universo imprenditoriale deve costantemente venire a patti con quello politico. Infine, il declino più importante, quello demografico, con Bologna da decenni primatista mondiale in fatto di denatalità e con la percentuale più alta di abitanti extracomunitari (10,5%) tra le città italiane, con gravi ripercussioni in fatto di sicurezza che collocano da diversi anni il capoluogo emiliano-romagnolo all’ultimo posto fra le città più insicure d’Italia. Insomma, tra valori sessantottini avversi alla famiglia e la voglia del partito apparato di controllare tutto senza avere competenze su nulla, il declino del modello emiliano inizia a essere evidente. E pure rapido.

 

(La Voce di Romagna, 9/7/2010)

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